A gazusa cunt a stringa

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(fonte immagine: bevi srl.com)

La gazzosa con la stringa, il titolo richiede forse  un’ adeguata spiegazione.

Gazusa è la gazzosa quella della Saiga-acronimo di Società acque gasate gallaratesi- fornitrice meritoria di tutti i circoli, circolini, circoloni e cooperative della zona, ma anche dei bar degli oratori, il prezzo al banco 25 lire. Stringa è invece  una striscia tonda, nera e gommosa lunga 20 cm di liquirizia con il foro centrale costa 5 lire. Ecco se provate a inserirla nella bottiglietta della gazzosa e aspirate potreste usarla come una comune cannuccia di quelle di paglia di una volta. Siccome poi ne cresce un pezzo tra il collo della bottiglia e le labbra ogni tanto una morsicata e vi inebriereste di un mix di sapori  inarrivabili, l’acidulo limone della gazzosa col frizzante delle bollicine e il persistente aroma della stringa che deve essere masticata fino al premio finale, quando sorbita tutta la gazzosa potrete gustarvi  la rimanente  stringa umettata. Fanno ridere i sommelier coi loro giudizi sui vini e gli aromi fruttati e i retrogusti, provate a degustare questa prelibatezza riservata a noi frequentatori di oratorio d’antan e vedrete.

Se poi non disponete di trenta lire, si può sempre ripiegare, ne bastano 20 , su  un bicchiere di spuma naturalmente Saiga. Spuma nera, veramente era marrone, ma sostituiva benissimo la coca cola, in primis perchè costava 100 lire la bottiglietta e poi perchè  era riservata solo ai bar, quelli veri , sicuramente il Bar Italia e forse anche il Baretta. Ma la spuma diventò anche rossa, sapeva di Crodino e verde, al sapore di menta. Ma qui ormai siamo in anni più vicini, quando l’addetto al  bar dell’oratorio comincia a fare il gelato e le famiglie vanno a mangiare il sorbetto all’Auditorium. A proposito di sorbetti e ghiaccioli, se viene estate il ghiacciolo lo prepara direttamente la signora Andreina, sorella del parroco don Luigi, in Canonica. Il viaggiatore che vende le miscele per gelati fornisce anche l’occorrente pei ghiaccioli: comprese le formine per farlo e gli stecchi. Basta solo servirsi della cella fredda della quale ormai tutti i frigidair dispongono. Anzi per promuovere la vendita e, come sempre avviene, contribuire più rapidamente alle incombenti necessità della parrocchia, nasce lo stecco della fortuna. Infatti ogni dieci ghiaccioli uno sarà gratis. Il fortunato che troverà sul bastoncino l’asterisco impresso a mano da chi lo prepara, con una penna Bic sulla parte nascosta dal ghiaccio potrà sorbirne subito un altro a gratis. Ma chi glielo racconta al barista che noi grandi per far felici i piccolini ci facevamo dare lo stecco vuoto e senza farci vedere con una bic a nostra volta, riproducevamo un asterisco falso e li mandavamo a ritirare il premio. Ci vollero pochi giorni e frenetiche indagini dei baristi responsabili, perchè tutti i premi fossero aboliti, forse avevamo esagerato con gli asterischi farlocchi. Ma non potrò mai dimenticare anche la buona volontà di chi serviva gli altri usando con orgoglio anche i mezzi più moderni come nei bar autentici, il macinino monumentale e la macchina per il caffè, la rinomata faema con tutti i suoi marchingegni giusti. Si poteva fare anche il vapore dal beccuccio a parte per scaldare una bevanda forte o la crema per il cappuccino o la cioccolata bollente e tante altre leccornie, che chi ha uso di mondo sa  chiedere anche solo per distinguersi

Un giorno stavamo facendo le prove per un coro di canti alpini, mi pare fosse una iniziativa del famoso centro giovanile Ul Galett, quando il nostro maestro di musica, Giacomino Cardani,  impegnato all’armonium, giù nel ridotto in quella che si chiamava l’aula di musica, manda uno di noi a prendere una cedrata e raccomanda che sia calda. Qui apro una parentesi la cedrata è quella bevanda stupenda di colore paglierino servita in bottigliette che da sempre risponde al nome di Tassoni. Nella richiesta del maestro Cardani era chiaro che si alludesse ad una bottiglietta Tassoni non di frigor ma naturale, calda appunto. Immaginatevi il suo stupore quando vide il corista ritornare dal bar, con un vassoio e un fumante bicchierone di vetro con una gialla Tassoni passata al vapore come fosse un punch.

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