Viaggio a Roma

Da: “La voce del parroco – maggio 1962” 

(ricerca di archivio di  A. Carabelli)

Gita–Pellegrinaggio Parrocchiale a Roma nel Ferragosto 

Programma

21 lunedì-Ore 5 partenza da Jerago. Arrivo a Firenze previsto per le ore 9.30. Visita breve alla città. Ore 13 Pranzo. Ore 15.30 partenza per Roma. Arrivo per le 19.30. Sistemazione alla Pensione Salviati.

22 martedì– Visita a S.Pietro–Auditorium- Tesoro di San Pietro- Cupola- Musei Vaticani- Cappella Sistina- Vaticano. Nel Pomeriggio: Aeroporto di Fiumicino- Ostia Mare- Anzio e Nettuno e tomba di S. Maria Goretti. Frascati.

23 Mercoledì– S. Messa alle Catacombe- Fosse Ardeatine- Udienza del Papa a Castel Gandolfo. Nel pomeriggio: Piazza Venezia- Ara Coeli- Campidoglio- Carcere Mamertino- Colosseo- San Giovanni in Laterano –Scala Santa.

24 giovedì– Foro italico- Stadio Olimpico- Giardino zoologico- Villa Borghese- Piazza di Siena- Via Veneto. Nel pomeriggio: S. Maria Maggiore- Mosè di Michelangelo- Fontana di Trevi- Montecitorio- Pantheon.  A sera visita a Tivoli: giardini e fontane.

25 venerdì– Gianicolo- Castel S. Angelo- Stazione Termini- Fontana dell’Esedra- Via Nazionale – Via del Corso. Nel Pomeriggio: Visita agli altri Monumenti: Piazza di Spagna- Trinità dei monti- Piazza del popolo.

26 sabato– Partenza da Roma- Verso le ore 11 arrivo a Pisa: breve visita alla città. Nel pomeriggio partenza per Genova. Ore 20 Cena- Partenza per Jerago dove è previsto l’arrivo per le ore 23.30

Così Don Luigi Mauri, annunciava nel maggio del 1962 sul foglio parrocchiale, che allora si chiamava “Voce del Parroco”, la visita a Roma, da raggiungere a bordo di un Pullman di gran turismo della premiata ditta Somarè di Travedona. Soggiorno di 5 notti vitto e alloggio presso la centralissima Pensione Salviati, per intendersi zona Trastevere, nei pressi delle mura vaticane ed adiacente a Regina Coeli. Data la capienza dell’automezzo il pellegrinaggio era riservato a 35 partecipanti, con iscrizione che si chiudeva definitivamente il 10 di agosto. 

Era la prima volta che la Parrocchia, grazie anche alla novità dell’autostrada del sole, che allora arrivava diritta fino a Firenze, organizzava in autonomia un viaggio a San Pietro. In precedenza tutti i pellegrinaggi verso Roma furono sempre in adesione con la pieve di  Gallarate, come avvenne per l’Anno Santo ma, comunque, con un numero limitato di aderenti. Don Luigi, ogni anno, annunciandolo con un gran suono di campane, era solito portare i coscritti a Roma in occasione della loro visita di leva obbligatoria, ma in treno, partendo da Cavaria – Porta nuova- Stazione centrale Milano- Roma Termini. Con soggiorno sempre alla pensione Salviati. Erano tutti giovani e baldanzosi e quindi potevano ben muoversi servendosi sia del cavallo di san Francesco che dei mezzi dell’Atac, cioè i mezzi pubblici capitolini, che allora erano efficienti. Comunque sempre con udienza dal Santo Padre, in forma  privata  che consentiva di essere molto vicini al Papa, quasi toccarlo con mano, di ascoltare la sua parola e di osservarlo da pochi metri quando attraversava a piedi benedicendo la piccola sala, mentre si avviava all’altare. Don Luigi infatti poteva vantare dei compagni di seminario, di Messa  e di sacerdozio che prestavano la loro missione in Vaticano e quindi rivolgendosi a loro gli venivano facilitati questi rarissimi accessi.

Chi scrive queste note ha avuto la fortuna di partecipare a quel viaggio, annoverato tra i giovani di un quintetto e perciò destinato alla camerata loro riservata alla pensione Salviati, che mi vide in compagnia di Luigi Caruggi, Ulderico De Bortoli, Giovanni Moroni ed Eligio Tondini, era la prima volta che mi recavo a Roma, ma debbo dire che mai più mi sarebbe capitato di vederla in modo più completo e piacevole, complice forse l’età, la compagnia e un piccolo pullman, che poteva accedere in ogni luogo e quindi era molto rapido nel lasciarci in prossimità dei siti da visitare consentendo una grande celerità negli spostamenti. Infatti chi legge quel programma si rende subito conto che oggi non lo si potrebbe svolgere, tutto e in così breve tempo, associando, in modo tanto appropriato da non stancare nessuno, le mete religiose, le mete archeologiche ed artistiche, nonché i luoghi della modernità, che allora per noi erano altrettanto importanti quanto le rovine dell’antica capitale. Ma piacevole era pure il ritrovarsi la sera nel cortile di quell’antico convento che era la pensione Salviati, dove tutto era ben programmato. Dopo una buona cena tipicamente romana, robusta e unta di suo, comunque tale da soddisfare stomaci  forti e particolarmente affamati di noi giovani, ma anche degli anziani, servita in un ristorante dove occupavamo un’unica tavolata, con la sola pecca della esasperante flemma dei camerieri, il cui capo aveva guadagnato l’appellativo di Fulmine. Come non dare loro ragione di tanto torpore, perché è proprio il ponentino che verso sera spinge alla calma ed alla riflessione. Riflessione e pace che mi pare ancora di intuire nei volti degli anziani seduti in piacevole conversazione ai tavolini del portico, nonni per noi, anche se non anagraficamente. Il sig. Francesco Turri, il sig. Angelo Cajelli, il Sig. Raimondi cui si associava volentieri don Luigi, che volentieri  indugiavano nei ricordi di altre visite capitoline, magari da soldato, quando ancora c’era il re. Ricordo la sfida che Raimondi lanciò mercoledì sera contro tutti, come posta una bottiglia fresca di frascati, “domani al foro italico farò tutti il giro della piazza, attorno al globo e di  corsa, e così veramente fece come documenta la foto che lo immortala nell’impresa e fu festa. Lì vicino il tavolo delle signore: la signorina Andreina, le signorine Cardani, mia nonna Giulia, la signora Veronica, la signora Ida, la signora Maria, la zia Angelina, tutte con la immancabile borsetta al braccio ed il golfino: pronte per le escursioni serali. Delle quali indimenticabile quella alla villa d’Este a Tivoli. Credo che ancora oggi pochi abbiano potuto godere dello spettacolo notturno delle fontane e dei giochi d’acqua di quella magnifica villa d’Este, che è stata riaperta al pubblico solo da pochi anni . Non é mancata la visita ad Ostia,  cosi come a Cinecittà, a Fiumicino dove il sig. Enea Chinetti – Capo manutentore presso Alitalia, ci permise di visitare il famoso hangar di Nervi, quello che per la manutenzione  inghiottiva un intero DC 8, che allora era il gigante dei cieli. Vedere quale posizione di responsabilità e di prestigio aveva potuto raggiungere un nostro compaesano, veramente ci aveva riempiti di orgoglio. Ma Castel Gandolfo ci avrebbe ospitati nella sala di udienze dove potemmo vedere da vicino quel grande Papa che fu Giovanni XXIII, tanto che oggi posso dire mi è passato vicino un Santo. Ma quante cose belle ho potuto apprezzare  in quel viaggio. Ecco oggi Roma è diventata una meta mordi e fuggi. Parti la mattina alle sei da Malpensa e la sera per le 21 sei già di ritorno. Oppure parti col Freccia Rossa  e se va bene ci rimani il tempo per una visita al Quirinale per il due giugno o per la parata, o per la benedizione di papa Francesco. Ecco rivedendo quel programma non posso che ringraziare il caro ed indimenticabile don Luigi per avermi fatto apprezzare a conoscere tante meraviglie.       

   

Un pensiero su “Viaggio a Roma

  1. Pingback: Ricordo fotografico del viaggio parrocchiale a Roma con Don Luigi Mauri nel 1962 – (Jeraghesi a Roma) | Ricerche di storia locale jeraghese a cura di Anselmo Carabelli

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