BLACK OUT ghe andai via la lus

(di Anselmo Carabelli )

La grande nevicata del 1985 mi suggerì questa articolo.

Da qualche tempo a questa parte, quando si interrompe l’elettricità questa non torna che dopo qualche ora. E’ successo anche per una intera notte per la gioia di Giorgio Mastorgio e dei fratelli Alzati, i nostri prestinai, che si sono ritrovati un pane degno degli Azzimi. Rientri nella casa completamente buia, premi l’interruttore ma sei costretto a rimediare con uno spezzone di candela residuo degli addobbi natalizi. Poi meccanicamente insisti nell’accendere il Televisore e ti accorgi che senza quello e’ come se ti mancasse una mano. E’ triste, ma sembra che niente sia più’ reale dell’immagine del mondo resa dalla televisione. Se poi, finalmente riesci a superare lo sgomento e a distogliere la mente dal chiodo di cosa sarà del contenuto del freezer, magari potrai cominciare a prenderci gusto. Dovrai cosi’ andare tastoni a cercar legna per il camino, maldestro emulo dei tuoi antenati, che certo non avevano bisogno di tutta quella carta e di tanti fiammiferi per attizzar fuoco. Esci per assicurarti che non sia tu il solo ad essere al buio e resti stupito da quel cielo stellato che ormai la fretta e l’inquinamento luminoso  ti hanno per sempre negato. Chiami i tuoi allo spettacolo del Grande Carro, del Piccolo Carro della Polare, ma saranno poi quelli ?. L’Ultima volta che li  avevi contemplati eri soldato. La seccatura di una esercitazione notturna, lenita solo dal pensiero che, forse, i tuoi a casa osservavano lo stesso cielo e ti sentivi piu’ vicino a loro. Oggi, contro la nostalgia, c’è il ricorso schizofrenico al telefonino, che subito ti riunisce al mondo. E .. se chi desideri e‘ assente, si attiva la segreteria telefonica che, quanto ad emozione, ti offre lo stesso fascino di un dialogo con la tua lavatrice. Pare che qualche Parroco adotti già questa Perpetua telematica, cosi’ se hai un improvviso problema di coscienza forse col Dash ti puoi sbiancare anche l’anima. Finalmente, complice l’Enel, ti  concedi la tanto agognata cena al lume di candela, ma come avranno fatto i vecchi ad ammazzare tutto quel silenzio?. Il pensiero va alla nonna che iniziava la “Curona dul Rusäri  e le altre donne rispondevano mentre “laurävan al Scalfin” o con la “Bocia da legn giustéan i calzett” – lavoravano coi ferri a maglia o riparavano le calze con l’uovo di legno. Se ne raccontavano di cose attorno al fuoco i “Panzanig” e al bagliore delle fiamme ti par di risentire quei racconti da Strolig e da Strii” che per la paura ti facevano stringere sempre piu’ forte alla mamma. Lontano dal fuoco, i piu’ giudiziosi “cui pe’ in dul furnu da a stüa” affaticavano la vista sui libri presi “inprestito “ dalla Bibliutéca dul Curäd (del Parroco), le ragazze amavano le storie d’amore, il vagheggiato Aviatore, il Principe che nei sogni avrebbe assunto i lineamenti di Umberto di Savoia, ul Principin appunto. Chi riusciva a studiare o a leggere piu’ degli altri guadagnava il rispetto di tutti e veniva sovente richiesto di un consiglio da quelli che avendo, per necessita’ o vivacità, abbandonato gli studi prima del tempo, si giustificavano ridendo col dire che “ i libar ga éva mangio’ a vaca” . Ma i consigli dati erano rigorosamente “ a gratis “, il tempo dei consulenti di la’ da venire, le parcelle: un sorriso piu’ largo del solito, un mezzo toscano, un bicchiere di vino. Penso che fosse cosi’ anche per il Sig. Carlo Cardani dei Macagn detto l’Aucat dul GérluAvvocato della Gerla, jeraghese vissuto tra il 1830 e il 1920. Costui, cosi’ come mi narra la nipote Edvige Alzati era conosciuto e apprezzato in paese per la sua capacita’ di offrire sapienti e utili suggerimenti a quanti gliene avessero richiesti. Mi fa piacere immaginare quella bambina affascinata dall’anziano e saggio nonno, che oggi a sua volta anziana, mi chiede di ricordarlo nelle mie storielle. Cosa che faccio di buon grado, presagio di gentile e naturale ringraziamento per tutti quei gesti di affetto che ancora oggi si possono intuire osservando un nonno o una nonna che amorevolmente accompagnano i loro nipotini. Improvvisamente la luce torna, la televisione riprende a farla da padrona, finalmente le cose sono tornate al loro giusto posto.  Sara’, ma in cuor mio faccio tifo per un altro Black out.

 

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