Breve storia delle campane del campanile di San Giorgio

La necessaria descrizione delle campane evidenzia che furono fuse negli anni dal 1820 al 1865, mentre si era sempre ritenuto, anche dagli storici, che esse datassero 1820.

Perche´dunque questo errore? Tentero´di spiegare, oltre a questo, anche perche´ si sono resi necessari gli odierni lavori attorno al nostro campanile.

Il primo documento certo sul concerto delle campane, redatto in una grafia impeccabile, propria dei tempi dell´imperial-regio governo austriaco, e´del 1820. Rappresenta un impegno notarile assunto dal parroco Giovanni Castagnola, solidarmente con i signori Franco e Pasquale Molla, Giorgio Caruggi, Giacomo, Giovanni senior e Giovanni junior Bardellini, Francesco Cardani, Francesco ed Antonio Puricelli a pagare in quattro anni le suddette cinque campane al fonditore Giuseppe Bizzozzero di Varese, sollevandolo pure dal rischio del trasporto da Varese a Jerago. Una assicurazione, insomma, sia sul trasporto che sulla solvibilita´del debitore nei confronti del creditore (cosa plausibile perche´un concerto di tale entita´corrispondeva ad un valore attuale di circa 250.000.000 di lire, ma la popolazione era meno numerosa).

In acconto di tale debito erano state versate le due vecchie campane del peso di 66 rubbi, gia´in dotazione del campanile romanico  e, successivamente, del campanile barocco.

Il campanile non era adatto alle dimensioni delle nuove campane e non lo sara´ fino alla ristrutturazione del 1991 (quella odierna per intenderci). Cio´era dovuto al fatto che le campane  erano  troppo grosse e non potevano ruotare all´interno  senza ostacolarsi. Nel 1820 fu quindi costruito un castello in legno che sostenesse le campane fuori dalla loggia stessa e tale castello, allora come adesso, fece si che le campane fossero quasi per tre quarti sporgente dalla verticale dei muri della torre. Ecco perche´ tutte le campane, ad eccezione della prima (la piccola che e´incernierata appena sotto la cuspide centrale) sono quasi completamente sporgenti ed il castello e´esposto in maniera violenta alla continua azione degli agenti atmosferici.

La campana piccola e´, pertanto, rimasta la stessa perche´ protetta dalla cuspide,mentre le altre, che in contrasto con l´anno di datazione del primo concerto (1820) portano date successive, vennero rifuse in quanto la rottura del castello in legno faceva si che le stesse, pur senza crollare, andassero a sbattere malamente contro le strutture danneggiandosi irreparabilmente.

Il concerto delle campane era stato inaugurato nel 1820 ma gia´nel 1832 il parroco, don Battista Maroni, fu costretto a sospendere il suono delle stesse perche´il castello era cosi´sconnesso e cosi´ logoro che le campane erano nell´imminente pericolo di cadere. La riparazione del castello in questione avvenne nel 1834 a cura del carpentiere Antonio Maria Bianchi di Sacro Monte e di Gaetano Cattaneo di Oggiona. Si giustificano cosi´le date di rifacimento delle campane: il 1834 per la quarta, il 1837 per la seconda (entrambe rovinatesi probabilmente nel 1832) e il 1844 per la terza.

Tutto filo´ liscio fino al 1865, quando la storia si ripeteva: Il castello di nuovo logoro, fu rifatto dal capomastro Bianchi Giovanni di Gorla e si provvide, nel contempo, al rifacimento della quinta campana, che era anche la piu´grossa. Il fatto di aver commissionato alla stessa fonderia la rifusione delle campane permise di mantenere la medesima intonazione.

Fattisi poi accorti della eccessiva delicatezza del  castello in legno, nel 1888 si provvide a sostituirlo con uno interamente in ferro, opera del meccanico Angelo Bianchi di Varese, “capomastro macchinista patentato”.

Da allora, fortunatamente, il campanile non sembra avere piu´storia; ci sono le solite riparazioni periodiche, ma nessun fatto degno di nota. Ma eccoci al 1943, esattamente il 10 luglio. Leggiamo nel “Liber cronicus”

10 luglio – la rimozione delle due campane maggiori

In seguito ad avviso precedentemente avuto dalla ditta Bianchi di Varese, oggi arriva una squadra di operai per rimuovere le due campane maggiori, del peso complessivo di circa 20 quintali. Il Parroco protesta che la richiesta fatta dall´Ente Rottami per ordine del Ministero e´di 6 quintali e che si rifiuta di darne di piu´, e non consegna le chiavi. In seguito arriva l´ingegnere Bianchi, della ditta omonima di Varese, accompagnato dal maresciallo dei carabinieri di Albizzate. Il Parroco chiarisce il suo punto di vista, l´Ing. Bianchi insiste per la consegna del 60% del peso complessivo delle campane, dichiarando che si assume ogni responsabilita´. Il Parroco consegna le chiavi rinnovando la sua protesta. E purtroppo il crimine viene compiuto. La popolazione tutta nel suo contegno dimostra tutta la sua avversione per l´inconsulto provvedimento.

12 luglio – Le campane rimangono

Oggi vengono calate le due campane e posate sul ripiano alto dell´oratorio, gia´cimitero vecchio. Incaricato del trasporto delle campane a Varese e´Tondini Paolo il quale ha la buona idea di chiedere consiglio al Parroco. Quindi il Tondini rifiuta l´incarico, tanto piu´ quando sa che le campane, per essere condotte via, dovevano ridursi in pezzi: e cio´per la difficolta´di calarle dal pianerottolo. E cosi´le campane rimangono a Jerago. Fino a quando? Speriamo per sempre.

20 settembre – Sepoltura provvisoria delle campane

Per evitare che una eventuale visita da parte dei tedeschi al nostro Oratorio possa dar occasione ad una eventuale requisizione delle due campane maggiori, troppo in vista, si pensa di dare loro una sepoltura. Alla sepoltura aiutano Delpini Antonio, Rabuffetti Gianluigi, i soldati fratelli Carlo e Vittorino….e Cardani Francesco. Per adesso sono salve…

27 aprile 1945

(…) dissotterrate le campane che da 20 mesi giacevano nascoste: una squadra di operai diretti dal capomastro Magistrali, da Scaltritti e da Paoletti preparano il ponteggio per innalzare le campane sul campanile.

30 Aprile

Oggi la campana piu´grossa sale al suo posto. Si puo´quindi immaginare la grande gioia degli jeraghesi nel vedere le campane di nuovo al loro posto. Ma quella gioia e quel tripudio paesano erano  destinati  a durare poco: don Massimo, che aveva scritto le parole sopracitate tre giorni prima, veniva a morire. E la persona che scrisse il diario di quei giorni annoto´testualmente: “ le campane che dopo la nuova sistemazione dovevano suonare a festa per la prima volta nella prima domenica di maggio, suonano l ´agonia del sig. Parroco.

 


 

Il Castello rifatto da Angelo Bianchi, in sostanza, resisti´fino all´anno 1967 quando, per gravi motivi di degrado sia dei vani di accesso al locale delle corde, che di pericolosita´ incombente, si decise di sospendere il suono delle campane che furono poi portate a terra nel giugno 1984 e collocate nel prato della canonica.

Il problema della precaria solidita´e´stato risolto nel corso dei recenti lavori di restauro in quanto l´ing. Emilio Aliverti ha progettato un´ incastellatura che, sita nell´interno del campaanile, oltre a svolgere la funzione di rampa di accesso alla loggia, scarica direttamente a terra la maggior parte delle sollecitazioni dinamiche e del carico statico proprie delle campane nel loro esercizio, eliminando radicalmente il grosso problema della manutenzione.

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IL GIORNO 16 LUGLIO 1991; RICORRENZA DELLA MADONNA DEL CARMINE; TRA LA ESULTANZA DEI PARROCCHIANI DI SAN GIORGIO E LA GIUSTA FELICITA´ DI  DON  ANGELO CASSANI LE CAMPANE TORNANO IN CIMA AL LORO CAMPANILE.

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