Lavatoi pubblici e surrogati

Articolo tratto dal numero 4 del giornale “L’equinozio”- Ottobre 1994 a cura della Pro Loco di Jerago con Orago

L’articolo è stato redatto dal Rag. Antonio Delpini

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Prima della Seconda Guerra Mondiale. ovvero sessant’anni fa, le lavatrici non esistevano ancora, non erano ancora state inventate. E allora? Come facevamo a lavare la biancheria e fare il bucato?

La nostra gente, ed in particolare le nostre buone mamme che non mancavano certo di intelligenza spicciola, con la collaborazione dei mariti e della pubblica amministrazione di allora, da tempo memorabile avevano risolto egregiamente i problemi costruendo lavatoi pubblici e numerose fontanelle a portata di mano delle famiglie.

A Jerago esistevano tre lavatoi pubblici: uno vicino al S. Rocco “Ul Funtanun”, coperto e costituito da tre grandi vasche: una per lavare i panni molto sporchi, la seconda per il lavaggio normale e la terza per sciacquare (“risentà“) il bucato.

Alimentato dall’acquedotto comunale, era il più frequentato e funzionava anche da salotto dando modo alle donne di fare quattro chiacchiere in assoluta libertà. La loro presenza al lavatoio, particolarmente quando erano numerose, si percepiva anche da molto lontano e se ne sentivano di tutti i colori, comprese le discussioni che nascevano per accaparrarsi il posto migliore.

Un altro lavatoio era stato predisposto sulla strada che scende sulla Varesina (attuale via Dante), vicino al ponte della ferrovia. Ovviamente più piccolo e di due sole vasche, alimentato da acqua sorgiva in un primo tempo, e poi dall’acquedotto comunale. Doveva servire in particolare per gli abitanti della Caserma e dintorni. inutile dire che il cicaleccio, quando le presenze erano numerose, si poteva udire fino alla portineria dello stabilimento Rejna.

Infine avevamo, in via G. Bianchi, un terzo lavatoio: “Ul Rià”, che è resistito più degli altri. Anche questo disponeva di due vasche: una per lavare, un’altra per “risentà“. Alimentato prima dall’acqua che scendeva nei fossi, allora sempre puliti, dei prati situati a nord sulla via Indipendenza, poi dall’acquedotto, anzi: dalla conduttura principale dell’acquedotto che scendeva dal bacino sistemato sulla collina di “Runchit”. Pertanto al Rià l’acqua non mancava mai e, oltre ad essere sempre molto fresca, serviva anche egregiamente per dissetare i viandanti che capitavano da quelle parti.

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In un primo tempo il lavatoio era scoperto e non ci si poteva stare se pioveva, poi, attorno al 1949, è stato sistemato e dotato di copertura adeguata. Al Rià non hanno avuto molta fortuna i rubinetti: l’amministrazione comunale, nell’intento di evitare lo spreco dell’acqua ha provato ad applicare tutti i tipi di rubinetti esistenti in commercio senza successo. Dopo poco tempo si guastavano o venivano rotti, con grande dispersione di acqua. da ultimo si era provveduto a rinchiudere il rubinetto con uno sportello chiuso a chiave. ora il lavatoio non c’è più ed al suo posto è rimasta una “vedovella” con rubinetto automatico.

Le fotografie ivi riportate sono a titolo esemplificativo e si riferiscono ad un lavatoio pubblico sito in Armeno (NO)

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