Archivi categoria: Biografie e Personaggi

In morte di Luigi Turri, membro del comitato di San Rocco

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(testo letto da Domenico Lo Fiego alla fine della messa esequiale 8/8/2017)

Caro Gigi, nelle occasioni in cui  si parlava dei tempi trascorsi, ricordavi sempre, come i nostri vecchi al lavoro nei campi, quando  suonava l’ Ave Maria di mezzogiorno, si scoprivano il capo e chinandolo si rivolgevano al crocifisso del Campanile recitando una preghiera.

Ecco anche oggi, al passaggio del tuo corteo funebre dall’amata chiesa di San Rocco, uno del gruppo suonerà per te quella campana del piccolo campanile, che sempre saluta chi di noi, al compimento della vita terrena, raggiunge il Campo Santo.  Rintocchi di preghiera al Signore in tuo suffragio e ringraziamento per tutte le preziose energie versate nelle iniziative che, sempre in sintonia coi Parroci di san Giorgio, tengono viva la nostra chiesa di San Rocco.

Ti ricorderemo, sempre presente alla messa del lunedì, come hai fatto con estrema sofferenza anche in questi ultimi tempi, assiduo ai rosari, al triduo per la festa del Santo. Grazie per il tuo prezioso contributo nell’opera di manutenzione ed  alla convivialità che ha sempre fatto seguito alle feste religiose.

La tua testimonianza sarà per noi prezioso insegnamento.

In occasione del primo lustro della scomparsa del nostro caro amico Gigi, vorremmo proporre alla amministrazione comunale del comune di Jerago con Orago di dedicare il parco fronte Piazza Mercato alla memoria di Gigi Turri, parco che deve a lui la piantumazione del grande abete che si trova all’entrata, da lui regalato al Comune di Jerago Con Orago negli anni in cui fu presidente della locale Pro Loco.

In ricordo di Rina Cardani

foto di Francesco Carabelli

Rina – San Rocco: per anni è stato vissuto un sodalizio indiscusso

Negli anni della buona salute e del tempo disponibile, Rina ha dato le sue energie, la sua attenzione, le sue premure perché la chiesetta di San Rocco fosse custodita con ordine ed ogni oggetto fosse conservato con cura. L’arredo dell’altare e i paramenti del celebrante dovevano dimostrare la sacralità dell’ambiente; gli addobbi e i ricami dovevano esprimere la fede dei presenti e l’amore con cui lei, Rina tutto preparava per la Gloria di Dio.

Grazie per quanto hai fatto per la nostra comunità.

Don Franco Rustighini

Testo pubblicato nel numero di febbraio 2007  di Un popolo in cammino in ricordo del primo anno dalla scomparsa di Rina Cardani avvenuta nel gennaio 2006

Ricordo di don Franco Cardani

fonte immagine: https://www.chiesadimilano.it/news/preti-defunti-articoli-preti/don-franco-cardani-283278.html

Articolo di don Remo Ciapparella apparso sul numero di Ottobre 2019 di Camminiamo Insieme, informatore comunità pastorale “Maria Regina della Famiglia” Jerago-Orago-Besnate

Un tesoro di fratello. Noi Jeraghesi siamo orgogliosi di averlo avuto in dono, averlo incontrato, conosciuto, apprezzato per la sua signorilità e preparazione pastorale. E’ stato un dono straordinario al servizio umile e nascosto della CHIESA tutta, anche in momenti di sofferenza e difficili. E noi lo abbiamo donato volentieri alla CHIESA  tutta.

Quando si incontrava, non si tornava a casa senza aver ricevuto da lui un insegnamento, un consiglio a volte accompagnato dalla sua proverbiale ironia che era segno di una persona intelligente e capace di ridere di se stesso senza complessi. Era naturale e trasmetteva quella passione per la Chiesa e per gli altri che non è comune avvertire in guide spirituali. Tanti l’avevano scelto come confessori, anche sacerdoti, proprio per questa sua ricchezza d’animo e naturalezza nel vivere la fede senza cedimenti e coraggio. Alla fine ha vinto la debolezza del fisico, ma sempre pronto a dare il massimo fino all’ultimo. Una delicatezza umana che aveva come unica preoccupazione di non urtare nessuno e di non essere di peso. Un grazie speciale alla sorella ROSA che si è sobbarcata in ultimo tutto il peso di seguirlo e accompagnarlo all’incontro con GESU’. Un esempio per tutti noi, un frutto di un albero rigoglioso di una comunità semplice come quella di JERAGO che ha saputo nella fede vissuta senza clamori attingere alla radice profonda della testimonianza dei nostri padri, e dare alla CHIESA CAPOLAVORI meravigliosi come questo.

GRAZIE don FRANCO!

 

 

Don Massimo Cervini

Testo a cura del prof. Franco Delpini tratto dal n. 4 -anno 1 – Ottobre 1994- de L’Equinozio – Mensile di informazione  su Jerago Con Orago a cura della Pro Loco di Jerago Con Orago

Nella storia di Jerago di Eugenio Cazzani troviamo scritto quanto segue:

“Il nuovo parroco, don Massimo Cervini, era della nostra terra: nato a Castronno il 28 aprile 1879, compì gli studi ginnasiali e il primo anno di liceo nella Piccola Casa della Divina provvidenza in Torino, fondata da S. Giuseppe Benedetto Cottolengo. Suo desiderio però era di essere sacerdote diocesano al servizio dell’arcivescovo di Milano, Card. Andrea Carlo Ferrari. A lui il 14 settembre 1897, indirizzò una letterina nella quale lo supplicava di permettergli di continuare gli studi in quell’asilo di carità, non avendo  mezzi sufficienti per recarmi altrove. La domanda era corredata di poche parole scritte dal parroco di Castronno, don Carlo Giudici, che raccomandava il suo giovane parrocchiano poiché: “é buono, studioso, serio e promette bene”.

L’anno scolastico 1899-1900 il chierico Cervini lo trascorse quale “prefetto” nel Seminario liceale di. Monza e, un paio d’anni dopo, il 24 maggio 1902, il servo di Dio Card Andrea Carlo Ferrari, lo consacrò sacerdote.

Trascorsi quattro anni quale coadiutore a Sesto Calende, il 6 dicembre 1906 don Cervini passò a Somma Lombardo, ove per un decennio si prodigò per il bene spirituale degli abitanti della borgata.

Il 25 luglio 1916 egli si presentò all’esame canonico per la parrocchia di Jerago, della quale fu nominato parroco il 2 agosto successivo. Quattro giorni dopo riceveva nella sua residenza  di Somma la visita del sindaco di Jerago cav. Alessandro Zeni, al quale il neo parroco aveva inviato il suo “reverendo saluto, come a colui che rappresenta l’autorità civile, la cui valida collaborazione con quella religiosa è da me ritenuta uno dei più validi fattori in un paese”.

“Trascorsi i sei mesi di vacanza della parrocchia-scrisse don Cervini- il nuovo parroco si disponeva a fare il suo ingresso per la domenica 29 ottobre 1916, quando con sua sorpresa venne a sapere che il regio placet (l’approvazione dell’autorità civile) non gli veniva rilasciata perché accusato di sentimenti poco patriottici. Fu solo per l’interessamento del Card. A. C. Ferrari, con ricorso diretto al ministro di Grazia e Giustizia, corredato di un lodevole attestato rilasciato dall’Amministrazione comunale di Somma, che il regio placet, in data 6 febbraio1917, venne concesso”.

L’ingresso del nuovo parroco avvenne la domenica 18 febbraio, in forma semplice, data la guerra, che proprio in quei mesi falciava vittime su tutti i fronti.

Così cominciò la vita jeraghese di don Massimo Cervini, la quale doveva durare ventotto anni, trascorso in un apostolato zelante e rinnovatore del clima parrocchiale.
le date più significative di questo cammino pastorale sono segnate da tre tappe: due gioiose, la terza dolorosa. la gioia più grande per il parroco Cervini fu quella procuratagli dalla realizzazione della nuova chiesa. una sosta gioiosa furono pure le giornate dedicate al suo XXV di parrocchialità congiunto con il XL di ordinazione sacerdotale.

La cronaca della giornata, 19 luglio 1942, s’illumina della presenza di autorità ecclesiastiche e civili e di manifestazioni personali e comunitarie piene di affetto verso il festeggiato, espresse anche nei doni, che la popolazione tutta offriva a ricordare le due date: un’artistica pergamena eseguita dal nostro pittore Gino Riganti, un paliotto d’altarini oro, una stola a ricami ed un elegante prezioso Crocifisso, tutti eseguiti dalla “Beato Angelico”, e persino.. un paio di occhiali. inoltre consegnava al parroco una cospicua somma raccolta in paese per il nuovo altare della Madonna.

Questo voleva essere un’altra delle numerose opere realizzate da don Cervini a Jerago, come voto perché la Vergine benedica i nostri soldati. La festa fu coronata da un’imponente processione che si svolse per tutte le vie del paese. Dai militari in licenza venne portato a spalle il venerato simulacro della B. V. del Carmine.

Il giovedì 3 maggio 1945 segna l’ultimo giorno di vita per il nostro parroco che da poco più di un mese ha compiuto i 66 anni di età.

Don Francesco Delpini, primo ed unico sacerdote di Jerago guidato dal defunto parroco dalla prima ginnasio alla consacrazione sacerdotale, con affetto di figlio riconoscente e devoto redasse nel Liber Chronicus parrocchiale la memoria di quella scomparsa, che lasciò in tutti parrocchiani sgomento e rimpianto: “Grande lutto per la Parrocchia di Jerago. Il Rev. mo Sig. Don Massimo Cervini, da 28 anni parroco del paese, di ritorno in bicicletta da Albizzate verso le 13,30, dove si era recato a confessare, mentre sorridente stava discorrendo con la sorella sig.na Pia, muore improvvisamente senza accusare il minimo disturbo e senza dire alcuna parola, emettendo un gemito.. Le campane che, dopo la nuova sistemazione, dovevano suonare a festa per la prima volta nella prima domenica di maggio, suonano l’agonia del sig. parroco…”

Nel testamento in cui don Massimo Cervini si dichiarava indegno ministro della chiesa, si trova scritto: “Desidero essere sepolto nel cimitero di Jerago, in campo comune, in luogo visibile, perché i superstiti, vedendo il luogo della mia sepoltura, abbiano a dire qualche requiem per l’anima mia”.

Il comune regalò il terreno per la sua sepoltura sull’angolo destro di fronte alla cappella del cimitero. Molti sono gli episodi curiosi che si possono raccontare sulla vita di don Cervini oltre a quello della mancanza del “regio placet” , ma rimandiamo ad un successivo articolo il loro racconto.

Franco Delpini

Preghiera per don Angelo (scritta da don Franco Rustighini)

“Alla vigilia del suo funerale, ho telefonato in parrocchia e mi è stato chiesto se dicevo, un pensiero, una preghiera, alla soste della chiesetta di S. Rocco, prima di giungere al cimitero (il giorno del suo funerale -ndr)

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     Alla sera ho scritto questa preghiera:

O Signore,

tu hai dato al nostro Don Angelo

un cuore sapiente, pronto a interpretare in

ogni avvenimento, l’espressione della tua volontà.

Un cuore nuovo, per la viva presenza dello Spirito

e mite, nelle manifestazioni affettuose

coi bambini e anziani.

Un cuore semplice, che non ha mai cercato

I primi posti o avanzato pretese;

Un cuore puro nella limpidezza delle relazioni

cordiali, sincere, ricche di calore umano.

O Signore,

hai donato al nostro Don Angelo  

un cuore forte che ha saputo affrontare

i difficili passaggi della solitudine

e dell’incomprensione;

un cuore vigilante, sempre orientato verso di te,

nelle gioie e consolazioni,

nelle amarezze e nelle sofferenze.

Gli hai dato un cuore generoso,

nel predisporre tanti servizi alla comunità,

senza farsi notare.

Un cuore intraprendente,

perché l’educazione umana e religiosa

avesse le strutture opportune.

Ogni sua opera aveva un unico grande fine:

“ Tutto per la gloria di Dio”.

Il nostro grazie, o Signore, è piccolo

Ma con l’Eucaristia diventa sconfinato.

E il dono che ci hai fatto

nella sua persona esile e grande,

noi lo restituiamo a te, che come Padre attendi il ritorno dei tuoi figli,

nella comunione dei santi. Amen.”

ndr- La preghiera è stata pubblicata sul numero di gennaio 2007 dell’informatore parrocchiale Un popolo in cammino

ATTO DI CONSACRAZIONE DELLA NOSTRA VITA A CRISTO – dagli scritti di Don Angelo Cassani in occasione del suo XV° Dies Natalis – 2 Dicembre 2021

ATTRAVERSO MARIA PERCHE’ LA CHIESA

DIVENTI SORGENTE DI VITA NUOVA

PER TUTTI GLI UOMINI

fonte immagine: parrocchiasangiorgio.it

MARIA.

Tu sei la madre di Cristo

Madre della Comunione che 

Tuo Figlio ci dà,

come dono 

sempre nuovo e potente

che è gusto di vita nuova.

Attraverso di Te perciò noi

Consacriamo tutto noi stessi, 

tutte le sofferenze che Tuo Figlio

sceglie per noi e la nostra

stessa vita, affinché Tu diventi 

la Madre della vita e Cristo

doni a tutti gli uomini

lo stesso gusto di vita nuova

che ha donato a noi.

AMEN

 Ricordi di Don Angelo Cassani

La conoscenza con Don Angelo Cassani avviene a motivo della mia funzione di contabile della parrocchia e quindi ho modo di essergli vicino, nei suoi ritagli di tempo. La mattina dopo la Messa quando riesco a strappargli alcuni dei suoi preziosi momenti per sbrigare quella serie di pratiche burocratiche che è necessario adempiere perché la parrocchia non faccia una cattiva figura da un punto di vista amministrativo. Mi spiego: che le bollette siano pagate, che le tasse siano pagate e via elencando senza che avvengano spiacevoli inghippi. Che i conti siano in ordine. A me che sono un uomo di formazione tecnico economica per necessità di lavoro, ma amo molto gli studi classici per passione, onestamente, l’dea di muovere scartoffie anche in parrocchia, non piace molto, ma i colloqui che si fanno mi fanno apprezzare che il mio è un servizio alla Chiesa, che è estremamente utile, perchè la serietà e la segretezza della amministrazione sono indispensabili ad una corretta testimonianza cristiana, in un campo, quello economico, dove non è facile separare il giudizio di buona amministrazione privata, da quello finalizzato al servizio della missione cristiana.

Quante volte mi sono trovato oggetto delle domande o degli interrogativi di comparrocchiani, che conoscendo la mia posizione, volevano sapere cose o  solo progetti, che fino a quando non fossero stati resi pubblici, dovevano rimanere nella discrezione dei pochi che ne fossero a conoscenza. Essere presente a discussioni o a giudizi anche malevoli nei confronti del mio parroco, senza poter interloquire per quel necessario criterio di segretezza che si chiede ad un buon segretario è doveroso, ma assai difficile Quindi e´ stato in funzione di questa dote che ho potuto godere della stima del don, per i lunghi anni della sua permanenza nella mia parrocchia e quindi osservarlo da un punto di vista  privilegiato.

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Ma debbo dire che la sua vicinanza, ha permesso a me di maturare molto nel mio essere cristiano. Infatti ho potuto apprezzare cosa volesse dire  praticare ciò che in teoria da sempre veniva insegnato. Ho potuto apprezzare l’attualità del Vangelo nella quotidianità: non è necessario essere eroi, la perseveranza nella fedeltà alle proprie scelte è estremamente importante. Ogni scelta cristiana, non è data per sempre, ma   deve essere confermata ogni mattina. La deve confermare il sacerdote, il consacrato, la deve confermare colui o colei che hanno scelto di condividere con una sposa od uno sposo la propria vita.

Nulla di ciò che accadeva veniva sottovalutato, ma tutto doveva avere un riferimento al nostro essere cristiani. Un prima e un dopo Cristo. Cristo è Risorto e questo vuol dire tutto per il cristiano: da li´ nasce la nostra fede.

Ma è bene procedere con ordine.

Quando Don Angelo si presenta lo sento affermare che lui non vuol essere il gestore della parrocchia, ma vuole vivere con noi insegnandoci a vedere il volto di Cristo nei fratelli, e facendo cio´ vuole  riconoscerLo lui stesso. L’uomo vale per quello che è e non per quello che fa o che sa fare.

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Sono concetti questi che è molto facile dire, ma chi non é portato ad ammirare solo chi ha successo nella vita e a fare del lavoro e del successo l’unico scopo della vita?

In una società come la nostra è facile essere affascinati da questi miti del successo e nel contempo essere affascinati dal mito opposto del pauperismo o del comunismo, ma se alla radice della vita non si mette l’insegnamento cristiano vissuto è facile cadere nei due estremi. Gli sconquassi della storia, non sono forse causati da questi estremismi? Attenzione che la storia va intesa nel senso lato. Vi è una grande storia, vi è una piccola storia locale e uno storia familiare e personale.

Quante famiglie raggiungono un benessere giudicato invidiabile, ma sacrificano molto per questo?

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Basta osservare le difficoltà a concordare un orario unico per la dottrina cristiana, perché i pargoli hanno una montagna di corsi extrascolastici da seguire e nella serie di priorità il catechismo non sempre ha un posto di riguardo.

L’uomo è responsabile in quanto libero, e libertà di scelta rende l’uomo attore e responsabile delle stesse sue azioni. Ecco quindi che in una società cosiddetta multietnica, dove vi è una componente che afferma che avviene solo ciò che Dio vuole, Inschalla, l’uomo diviene non responsabile anche di azioni aberranti: l´11 settembre insegna… Ma il cristiano  non deve confondersi o smarrirsi.

Ma se trasportiamo il giudizio sulla persona, quante volte abbiamo giudicato la capacità di un sacerdote dalle costruzioni che ha saputo fare, o da quanta gente sapeva attrarre con attività ludiche?

Naturalmente voleva dire che molte delle manifestazione non sono sentite e la gente deve essere stimolata sotto altri aspetti.

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Se di maieutica vogliamo parlare, cioè della capacità di far nascere alla vita cristiana, o meglio di riavvicinare alla vita cristiana quanti si sono assuefatti all’andazzo comune, si deve riconoscere in don Angelo proprio questa tensione maieutica.

E il suo insegnamento, che attingeva ad una esperienza maturata in altre parrocchie ed in altre situazioni, lo portava a capire come si dovesse incidere dall’interno, senza mai stupirsi della scelta che Dio fa.

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In ciò aiutato da una salute cagionevole, che molte volte lo costringeva a letto a febbri debilitanti,  che lo arricchivano di una sensibilità straordinaria verso gli ammalati; gli ammalati che lui riconosceva, come il suo costante riferimento all’abbandono in Cristo ed alla accettazione della  volontà del Padre. In effetti possiamo leggere qui la bellezza e la forza del suo metodo.

Se l’altro non è per te l’immagine di Cristo, è verosimile che l’altro alla lunga ti dia fastidio, sono solo altri. Ma chi e´ piu altro da te, quando sei nel pieno vigore delle tue forze, se non colui che soffre?  Ma  la sofferenza, non é come qualche sacerdote vuole fare credere, un privilegio. Lo diventa solo dopo un lungo cammino e allora potrai anche accettarti malato. Ma chi ti fa accettare come tale se non colui che ti è al fianco del tutto gratuitamente. E non per parlarti, ma per condividere, per aiutarti. E così don Angelo affidava le sue pecore a chi gli era più vicino, a chi stava facendo un cammino con lui. E lui correva ad essere vicino agli ammalati a coloro che soffrivano. E questi che si riconciliavano, e si vedevano nell’orto degli ulivi, più vicini a Cristo nella sofferenza , perchè qualcuno era vicino a loro e questo qualcuno lo faceva per amore a Cristo. La Carità usata verso gli altri era la carità vera. Perché non era interessata. Questa era la lezione continua che promanava dalla sua persona .

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Ricordo come fosse oggi che negli ultimi tempi il don si era fatto disponibile a lasciare la parrocchia. E ne aveva parlato al Vescovo. E penso che avesse chiesto al vescovo di ascoltare il parere degli anziani del consiglio pastorale. Ecco il vescovo chiese a Maria Rosa e a me il nostro parere. Volle sentirci separatamente. Il mio parere fu che i figli non possono rifiutare il padre solo perché diventa vecchio e invalido, anzi era allora che dovevano essergli più vicino, come  lui ci era stato vicino nelle nostre sofferenze di famiglia. Io chiaramente non parlai con Maria Rosa. Maria Rosa non parlò con me. Don Angelo era in apprensione, perchè la sua disponibilità a ritirarsi forse, confliggeva umanamente col suo desiderio di rimanere tra noi, ma poteva essere confermata dal nostro perorare il vescovo in tal senso, ma nessuno doveva essere forzato in tale decisione, perché essa doveva provenire dal cuore. E quel cuore si era nutrito ad anni di insegnamento e di fratellanza. Tutti avevamo il pudore di parlarci, anche don Angelo.. Io so che il vescovo ce lo lasciò e quelli furono i giorni più esaltanti e più  intensi della mia vita di cristiano.

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Non potrò mai dimenticare quella messa celebrata nel cortile della casa della Anna che era diventata la piccola canonica, che lo accoglieva malato. A un solo piano perché si potesse muovere in carrozzella. Bene quella messa celebrata con don Patrizio Amadi, padre nigeriano, è per me la messa più intensamente partecipata cui  abbia mai assistito. La transustanziazione la percepivi nella solennità del momento. Era come se tutto il popolo cattolico fosse lì. Un missionario che aiutava don Angelo, noi che pregavamo e meditavamo sui tanti insegnamenti avuti e percepivamo il sovrannaturale, la comunione dei santi e sapevamo, anche se allontanavamo quel pensiero, che presto in tale comunione avremmo compreso il Don. Ma tutti quei giorni furono giorni intensi.  Come per tutta la vita di don Angelo non mancarono le polemiche, ma lui pregava, soffriva e ci portava nel cuore.

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Chiesa di San Rocco: nuovo quadro di Maria con Bambino Dormiente

foto dell´ápres per gentile concessione del sig. Gianfranco Battistella

Il nuovo quadro, olio su tela , definito d’après dal Sassoferrato, è stato dipinto con la consueta maestria dal pittore Gianfranco Battistella a titolo gratuito per l’associazione Figli di don Angelo Cassani,  che a sua volta lo ha regalato alla Parrocchia di San Giorgio In Jerago.

Questa operazione, caldeggiata da don Remo Ciapparella, ha consentito di sostituire la vecchia ammalorata stampa a colori che in san Rocco era incastonata nella pala dell’altare e conservata sul lato sinistro della chiesa. Il  prezioso originale attribuito a G.B. Salvi detto il Sassoferrato fu  trasferito in luogo sicuro per volontà del Cardinale Ildefonso Schuster già dal 1938.

foto dell ´ originale per gentile concessione del sig. Gianfranco Battistella

La famiglia Lampugnani ad Orago

La linea della famiglia dei Visconti di Orago si era estinta dopo poche generazioni. L’ultima discendente, Bianca aveva sposato Ferdinando Lampugnani figlio del Capitano ducale Orlando III. Morto costui nel 1533 e senza figli maschi , Bianca era passata in seconde nozze con un altro personaggio della famiglia Lampugnani: Gaspare Antonio, del ramo dei cavalieri di Legnanello, che avevano il loro maniero proprio nel cuore dell’antica Legnano. Bianca, non solo tramandò alla sua progenie il castello e i beni di Orago, ma altresì il nome del proprio casato patreno determinando il ramo cosiddetto Lampugnani Visconti, Feudatari di Orago e Cassano (per Cassano si intende la sola Frazione di Soiano). I Lampugnani una delle più antiche e importanti famiglie nobili lombarde, entravano così con diversi personaggi nella storia della piccola comunità oraghese. Ma questa non è la sede per ricostruire biografie e personalità. Il nostro interesse si punta solo sull’ultimo discendente: Attilio. Costui nacque il 29 novembre 1672 da Tranquillo e da Anna Maria Bossi. Il padre si era distinto quale capitano nelle truppe spagnole. Attilio invece fu vero protagonista sulla scena milanese della prima metà del settecento. Occupò cariche importanti: Giudice  della Legna, Giudice delle  vettovaglie, Giudice delle strade; Capitano e mastro di Campo della Milizia urbana; Governatore del Banco di Sant’Ambrogio, Conservatore del Patrimonio, nonché della città di Milano. Incaricato dal Governo si adoperò infaticabilmente nel dirimere con diplomazia e saggezza discordie private e pubbliche. Riguardevole fu il lavoro da lui compiuto per il nuovo censimento dello Stato milanese. Un curriculum vitae veramente brillante che gli procurò stima onori ed anche benefici economici

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