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BASLOT D’OR   – 1^ edizione 1956

(ricerca di A. Carabelli – Fonti “La Prealpina” e Archivio Parrocchiale)

Il nome AUDITORIUM e BASLOT D’OR sono intimamente legati; non vi e’ jeraghese, sopra i cinquant’anni (il testo ivi pubblicato è stato scritto negli anni ’90 del XX secolo- nota del redattore), che non ricordi questa accoppiata. Il Baslot D’or, fu il premio per il vincitore di una sfida teatrale ingaggiata tra celibi ed ammogliati, che coinvolgeva coralmente tutta la popolazione impegnata nei vari ruoli di attori, organizzatori, orchestrali, pubblico e giuria. Non dimentichiamo, che quelli erano i tempi in cui Felice Musazzi, nasceva dall’oratorio di Legnarello, e portava per la provincia la famosissima “Teresa e Mabilia ” o il “Va la’ Batell” e il ricavato di questi spettacolo finanziava le opere parrocchiali. Vi proponiamo per conoscere meglio questa competizione, la lettura dell’articolo di seguito riportato, apparso sulla Prealpina nel 1957.

fonte: La Prealpina

E’ sorto a Jerago un moderno Teatro

fonte immagine: varesenews.it

Dall’archivio Parrocchiale (ricerca di  A.Carabelli)  

La lettura di questo articolo apparso sul quotidiano cattolico L’Italia il giorno 15-5-1955 soddisferà la domanda di chi si chiede l’origine del teatro Auditorium. Ricordo che negli anni cinquanta il quotidiano L’Italia fu il Giornale nazionale dei cattolici diffuso al nord e si fuse successivamente con L’Avvenire d’Italia diffuso al centro sud, prendendo la denominazione di Avvenire che ancora oggi mantiene. Rammento inoltre che Don Luigi Mauri fu Parroco di San Giorgio in Jerago dal 1952 al 1987.

 

Su due colonne, occupanti metà pagina,L’Italia del 15-5-1955 titolava:

E’ sorto a Jerago un moderno Teatro

Il Prevosto don Luigi Mauri ha sentito questo importante problema. Lo ha affrontato e, con l’aiuto della popolazione, lo ha risolto –Prossima la inaugurazione del nuovissimo locale

L’articolista  Vittorio Boni pubblicava il seguente articolo:

Jerago, 14 maggio

Un piccolo paese del Varesotto, Jerago, duemila anime, ha costruito in perfetta unione col suo prevosto, l’ottimo Don Luigi Mauri, il più bello, moderno , accogliente teatro, fra quelli costruiti dai cattolici nell’Italia settentrionale. Questo Sacerdote ha sentito il problema, e  con la costruzione di questo bel teatro, affidata al prof. Carlo Montecamozzo, ha offerto ai suoi parrocchiani il luogo accogliente e sereno dove convergono le famiglie alla domenica, dove i padri possono sorridere e divertirsi accanto ai figlioli, dove i ragazzi del paese reciteranno con una veste esteriore di decoro che li solleverà dalla mediocrità. A Jerago, piccolo paese, si sono fatte le cose in grande, signorilmente, spendendo quasi una cinquantina di milioni, costruendo un Teatro con la T maiuscola. Don Mauri pensa che il teatro sia una scuola ed una cattedra e pur offrendo ai suoi giovani anche gli sport più in voga crede nella bontà educatrice del teatro, poiché se vogliamo sollevare e migliorare questa nostra gioventù dinamica ed intraprendente, dobbiamo parlare anche al cuore, non solo ai piedi ed ai muscoli. Bisogna far pensare questa gente, abituarla alle cose belle, anche alle consolazioni dell’arte, dell’arte pura e buona, inspirata al pensiero cristiano. In un uomo che è tutto in superficie e non vuole pensare, il teatro, usato intelligentemente, può fare questo miracolo. Il giorno 26 maggio il teatro sarà presentato ad un pubblico eccezionale. Si spera che S.E. Montini, nostro Arcivescovo desideratissimo accetti di benedire la sala, che ospiterà il clero diocesano, alcuni Vescovi, i critici dei giornali, per uno spettacolo dimostrativo. (n.d.r  l’articolista descrive in cinquanta righe di colonna, tutti gli apparati  meccanici, acustici ed elettrotecnici che arredano il boccascena di 14 x 6 metri con semivolta panoramica studiata anche per l’allora futuristico Cinemascope. Il Prof. Montecamozzo, in piccolo aveva riprodotto L’Auditorium di Via della Conciliazione in Roma  di cui era stato progettista. Non a caso la sala Teatro prenderà il Nome di Auditorium. Per la cronaca l’auspicata presenza del Cardinale non ci fu).

L’autore dell’articolo conclude:

“.. tutti coloro fra i nostri lettori che amano il teatro e ne seguono gli sviluppi, dovranno venire a Jerago, per confermare la loro speranza di un rapido consolante sviluppo del teatro cattolico.”

Una domenica all’oratorio (parte seconda)

(testo di a Carabelli su ricordi di Enrico Riganti e dello scrivente)

Io avevo sette anni nel 1954 quando cominciai a frequentare l’oratorio ed ebbi modo di vedere le stesse cose, ricordo in particolare il cinema nella Vecchia Chiesa, ormai chiusa al culto. La platea era formata da una discreta teoria di panchette di legno, coi sedili ribaltabili, per la gioia di noi ragazzi quando, con i piedi, li tambureggiavamo in un baccano assordante. La macchina da proiezione era in una cabina posticcia, lì ove in precedenza era il portone di ingresso, le porte di accesso dai gradini laterali che danno sulla piazza, lo schermo ed il palco, dove una volta erano la balaustra e l’abside. Quando non c’era il cinema, la stessa sala, tolte le panchette diventava sala per l’oratorio. 

Ben presto però, per iniziativa di don Luigi Mauri, il nostro paese si dotò della più bella sala da teatro della provincia, dal nome altisonante, dato ad imitazione del grande Auditorium di Via della Conciliazione, che don Luigi ci portò a visitare durante un pellegrinaggio a Roma nel ’61, mentre era Papa Giovanni XXIII. Altisonante era anche il nome dell’architetto che lo aveva realizzato: il prof. Montecamozzo, certo a me bambino doveva apparire come un genio, ma oggi non più, quando guardo con orrore a quei volumi così tozzi e sgraziati da capannone, messi lì in sfregio al Campanile ed alla Chiesa vecchia. Certo però che quel nome si riabilitava totalmente grazie al brevetto dello schermo panoramico e del palcoscenico, dove si poteva ricreare qualsiasi evento atmosferico: tramonti, aurore, uno spettacolo da rimanere esterrefatti, tanto verosimile era la finzione scenica. Il mondo, fuori da scuola e via da casa, per noi ragazzi era tutto lì, all’Oratorio a giocare a ping-pong sotto il portico, al pallone nel campo sportivo, ad arrampicarci sul pendio che lo divideva dalla grande costruzione, pendio che stava franando per conto suo ed anche col nostro fattivo aiuto. La campanella, che doveva essere quella della vecchia Canonica, era stata messa in posizione centrale, appena fuori dall’atrio, serviva a don Ausonio per radunarci solitamente nell’aula don Massimo, dove assistevamo alle filmine con le storie di Gargantuà o di Max e Moris. Don Ausonio, sempre molto attento alla formazione di ciascuno di noi, era maestro nel catturare la nostra attenzione adattando mirabilmente la voce ai vari personaggi ed alle varie situazioni dei racconti. Prima di concludere le nostre giornate ci portava in gruppo nella Cappellina per le preghiere  e poi tutti a casa di corsa.

La domenica sera e il mercoledì invece si andava al cinema. Rammento quanto fosse bello, accompagnato talvolta dalla mia mamma, assistere ai films di Stanlio & Ollio, ai vari corsari, ai films di indiani. Ognuno nella grande sala occupava il suo posto, sotto le famiglie e i ragazzi, in galleria i giovanotti e le timide coppie di fidanzatini, che prendevano il coraggio di mostrarsi al paese e, sopra tutti, l’occhio vigile e discreto del signor Parroco e del Coadiutore. Erano tempi quelli in cui era grande il senso del rispetto e del pudore dei sentimenti. Il buon Eligio Tondini che dalla vendita dei bon bon era stato promosso a responsabile della biglietteria e della sala, armato dei primi pennarelli ad acqua si preoccupava pure, con opportuni ritocchi, che la pubblicità delle locandine fosse sufficientemente castigata. Ritengo che i films fossero previsionati, ma quello che a prima vista poteva ritenersi censura, altro non era che una giusta preoccupazione che il genitore o l’educatore non dovessero arrossire per lo spettacolo al quale stavano assistendo al fianco dei loro  figli. Forse fu questa una delle motivazioni che aveva fatto costruire, in ambito oratoriano, un teatro così importante.

I giovani più esperti erano addetti alla cabina di proiezione, il cui accesso era interdetto ai piccoli, ma come tutte le cose vietate, anche il più desiderato. Tra loro ricordo Valentino Colombo, Arturo Bassetti, Antonio Bonalli, Angelo Balzarini, Pierino Clerici, Luciano Caruggi, Eligio Tondini, ai quali seguirono molti altri. L’abilità dell’operatore consisteva nel tenere la giusta distanza tra i carboncini degli elettrodi, tra i quali scoccava l’arco voltaico, perché altrimenti l’immagine sullo schermo si sarebbe sfuocata. Nulla di tragico però, la platea con un forte e disumano boato avrebbe rimesso le cose a posto svegliando l’operatore dal suo torpore. Al cinema si alternavano i teatri, le operette, le accademie per le varie ricorrenze. La presenza di un così bel palcoscenico invogliava tanti gruppi a cimentarsi su quelle scene. Dal primo “Baslot d’or”, alle operette, alle indimenticabili rappresentazioni curate da don Luigino, ai più recenti intrattenimenti musicali dei giovani, ai carnevali, l’Auditorium è sempre stato il centro delle attività ricreative del paese. 

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