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Il Battistero di S. Giovanni in Arsago Seprio

foto di Francesco Carabelli

Il battistero di S.Giovanni di Arsago Seprio risale indicativamente al XII secolo ed è di costruzione contemporanea alla contigua Basilica di S.Vittore.

Esso appare all’esterno come un prisma a base ottagonale coperto da un tiburio a sedici lati e caratterizzato da archeggiature irregolari entro le quali sono presenti finestre a occhio, a croce o monofore con arco a tutto sesto. Nel profondo spessore del muro sono ricavate otto nicchie a pianta trapezoidale o rettangolare tranne quella rivolta ad est, semicircolare e sede dell’altare.

Per mezzo di due scale, nello spessore del muro, si sale alla galleria superiore, coperta da volte a crociera e affacciata sullo spazio centrale tramite una serie di grandi arcate.

La cupola è retta dal tamburo, interrotto da sedici aperture che hanno la duplice funzione di distribuire regolarmente la luce e di alleggerire la struttura.

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Il complesso  monumentale romanico  composto dalla Basilica di San Vittore, dal suo Campanile e dal Battistero di San Giovanni  fanno di Arsago un autentico e non casuale gioiello di storia, di arte e di cristianità. La presenza contemporanea prima del VII secolo nelle nostre popolazioni  di culti pagani di ritorno, di vari sincretismi religiosi, e di eresie ariane rese necessaria  una profonda opera di missione tesa alla conversione e al recupero della autentica fede di osservanza romana. Nei luoghi più frequentati per commerci, per traffici, per motivi militari, dove le comunità erano più numerose, nacquero le prime chiese battesimali. Probabilmente sullo stesso luogo del primitivo battistero verrà ricostruito nel XII secolo quell’opera architettonica che noi oggi possiamo vedere e che si presta molto bene a una lettura simbolica tipica degli edifici medievali. Si evidenziano una porta a nord e una porta a sud e due piccole porte che portano al matroneo. L’aula veniva infatti usata nel periodo tra l’Epifania e il Sabato Santo per l’insegnamento ai Catecumeni.

 Essi vi accedevano sempre dalla porta di nord. Col rito della benedizione dell’acqua del Sabato Santo veniva impartito loro il battesimo per immersione nella vasca centrale. Diventati Cristiani si apriva finalmente la porta di sud da cui potevano uscire a simbolo dell’acquisita verità.

La tipicità del monumento romanico la si nota anche nel recupero di due are da preesistenti costruzioni romane e di fusti di colonna. Le aperture di illuminazione erano in origine coperte da tela cerata, detta “stamegna” in assenza di vetro. Nei fregi esterni non sono usati recuperi di mattoni.

La festa di S.Agata e i Pellegrinaggi della nostra Parrocchia

(di Anselmo CARABELLI)

Il giorno 5 febbraio fu tradizione della nostra parrocchia, almeno fin verso la fine degli anni 50, distingure con una speciale partecipazione di fedeli, la ricorrenza di Santa Agata. Il Parroco faceva esporre il quadro della Santa e la reliquia durante la S.Messa. Infatti ci si ricordava ancora di quando, le donne in dolce attesa, si recavano a Monte (fraz, di Solbiate Arno) per implorare la intercessione della santa, cui appunto era dedicata la chiesa di Monte, per un buon parto e per tanto latte per le puerpere. I mariti accompagnavano le mogli ed era anche tradizione dopo aver assistito alla S. Messa di rifocillarsi presso la vicina accogliente osteria. Si dice dato i rigori del periodo e la fatica del cammino fosse d’obbligo consumare una fumante e squisita “Cazzeula”. Di questa tradizione rimase la raccolta di una offerta che l’Ambrosina dul Fra, faceva di casa in casa e poi dava alla Parrocchia per le candele votive. Anche se la scienza medica e il latte in polvere avevano rimossa la paura propria degli anni precedenti, e’ sempre rimasto nella popolazione il desiderio del ringraziamento e della gratitudine.

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Lo studio delle mete dei pellegrinaggi permette di capire come la vita della comunità e delle singole famiglie fosse sempre legata ad un luogo sacro. E questo fu il frutto dell’insegnamento dei Vescovi. Infatti il cristiano da sempre considerato in viaggio verso il raggiungimento della meta eterna, si é misurato in antico col raggiungimento delle mete di Gerusalemme e di Roma. Ecco allora lo studio delle vie antiche. I famosi Valichi alpini del San Gottardo, del San Bernardino, di San Giacomo, per limitarci a quelli piu’ vicini a noi,  praticati, naturalmente con nomi diversi, dall’antichità sono stati i valichi percorsi dai nostri evangelizzatori. Sembra strano, ma essi furono monaci irlandesi, che seguendo le vie romane ormai impraticabili per la frantumazione dell’impero romano, mandati da San Gregorio Magno al seguito di San Colombano, riconquistarono le popolazioni locali alla fede apostolica romana. In effetti la prima predicazione cristina dei nostri villaggi fu opera dei missionari di Sant’Ambrogio che si diffuse soprattutto nelle ville di residenza di campagna dei dignitari imperiali che risiedevano a Milano. Ma fu piuttosto difficile convertire popolazioni come le nostre che da sempre praticavano riti propri legati ai cicli della natura; non dimentichiamo che i romani, pur avendo imposto le loro divinita’, conservavano nella parte sacra del tempio anche un tempio per la divinità locale. La persistenza delle popolazioni rurali, cioè degli abitanti del “Pagus” (nome latino del piccolo villaggio rurale) nelle pratiche religiose ancestrali almeno fino al IV sec. fa si che il termine di ”Pagano” sia antitetico al termine “cristiano”.  Col rito Pagano della cremazione si comincia a ritrovare il rito della inumazione e la tomba tardo antica di Oggiona, che evidenzia la copertura con tegole di un inumato (alla cappuccina) €e  può farci ritenere che nella gente, almeno in chi puo’ permettersi una tomba di quel tipo, cominci a diffondersi una nuova considerazione del cadavere. Infatti per il cristiano il cadavere fu tempio di Dio e si riunirà all’Anima nel giorno della Resurrezione dei morti. Con l’editto di Milano del 313 Costantino e Licinio autorizzano i Cristiani ed i seguaci di ogni fede a manifestare il loro credo, mentre gia’ nel 392 l’imperatore Teodosio con l’editto di Costantinopoli vieta qualsiasi culto pagano anche privato.  Se leggiamo questi fatti nel nostro territorio dobbiamo rilevare che il cristianesimo, dapprima come fenomeno raro legato alle presenze missionarie provenienti da Milano, abbia avuto successivamente una diffusione vasta, come vasta era la romanizzazione del territorio. Si noti come sia interessante a tal fine lo studio sulla origine della dedicazione delle varie chiese del nostro territorio:

ALBIZZATE S.Alessandro (martire della Legione Tebea a Milano- Diocleziano Imperatore)

PREMEZZO S.Antonino (martire della Legione Tebea -Diocleziano Imperatore)

ARSAGO S.Vittore (Martire della Legione Tebea a Octodurum- Diocleziano imperatore)

Besnate S.Martino (Funzionario imperiale Romano)

SOLBIATE ARNO San Maurizio (Martire della legione Tebea a Octodurum- Martigny -Diocleziano imperatore)

MONTE  S.Agata (Martire di Diocleziano)

JERAGO S.Giorgio (Militare della guardia del corpo di Diocleziano, martirizzato nel 303)

Gli studi del Bertolone e del Gramatica sulla presenza militare romana, nonché le intuizioni sulla presenza di zone di confine in epoca tardo romana (Limes), nonché gli studi di Mastorgio e piu’ recentemente le osservazioni di Carabelli fanno pensare a un substrato Celtico con presenza militare romana che a mio parere doveva essere molto rilevante. Quindi niente di piu’ probabile che, dovendo dedicare chiese a chi aveva origine militare, questa le si dedicasse a un santo che comunque avesse attinenza con quanto il nuovo fedele cristiano aveva sempre fatto, il militare appunto. Se poi come si ritiene a Solbiate la famosa legione Tebea avesse li avuto un castrum, questo é di secondaria importanza. Ma persisteva sul territorio nel periodo della cristianizzazione anche un substrato pagano celtico ed é verosimile che alcune tradizioni pagane, pensiamo ai riti propiziatori della fecondità o della maternità, siano sopravvissute alla recente fede cristiana.  Ecco allora che il cristianesimo insegnò che queste oneste richieste agli antichi idoli, dovessero ora essere indirizzate all’unico vero Dio per il tramite di un santo martire.  Ecco allora che la Santa Agata può veramente essersi sovrapposta a una ritualità pagana preesistente.  Non e’ fuori luogo ritenere, che ovunque vi siano resti di costruzioni romaniche, e questo é una dei tanti casi, sotto si celi un substrato romano preesistente.