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Il Battistero di Arsago – I riti della settimana santa- Il catecuminato vissuto ad Allierago nella dipendenza dalla Pieve di Arsago prima del X°sec.

Lettura della funzione e dell’impianto simbolico del Battistero di Arsago.

 (Desidero  ricordare il carissimo Prof. Don Carlo Costamagna cui debbo la conoscenza delle origine storiche del cristianesimo nelle nostre zone, da lui illustrate con passione e competenza, quando  accompagnava gli allievi del Liceo Scientifico A. Crespi di Busto in visita ai tesori di Arsago e di Castelseprio).

La Pieve di Gallarate cui oggi apparteniamo si è sostituta solo dal X sec. alla Pieve di Arsago da cui precedentemente dipendevamo. Questo legame possiamo anche intuire nella affinità di alcuni elementi architettonici quali: le finestrelle monofore in sasso della piccola abside e il timpano della porta di accesso di San Giacomo coi particolari similari del lato nord della Basilica di San Vittore. 

Nell’oratorio campestre di San Giacomo, nella chiesa di san Giorgio di Allierago, nella chiesa di San Giovanni ad Horago saranno i pievani di San Vittore di Arsago a celebrare la S. Messa domenicale,  mentre i fedeli locali si recheranno ad Arsago per ricevere i Sacramenti del Battesimo e della Cresima.

La Basilica di San Vittore, il suo Campanile e il Battistero di San Giovanni che fanno di Arsago un autentico e non casuale gioiello di storia, di arte e di cristianità, rendono testimonianza con il loro impianto monumentale e simbolico delle funzioni di culto che Arsago aveva precedentemente svolte.   La presenza contemporanea prima del VII secolo nelle nostre popolazioni di culti pagani di ritorno, di vari sincretismi religiosi, di eresie ariane, rese necessaria una profonda opera di missione tesa alla conversione e al recupero della autentica fede di osservanza romana. Nei luoghi più frequentati per commerci, per traffici, per motivi militari dove le comunità erano più  numerose, nacquero le prime chiese battesimali. Il rito del Battesimo con la sua simbologia condiziona l’intera architettura  dell’aula preposta alla amministrazione del Sacramento: vasca ad immersione, matronei, porta di nord, porta di sud. Il momento del nascere alla appartenenza cristiana è solenne ed il cristiano  con tutta la comunità deve distinguersi anche visivamente dalle altre comunità pagane ed eretiche che sono  contemporaneamente  presenti  sul territorio.

Il periodo di preparazione alla conoscenza ed alla condivisione della fede cristiana, copriva il lasso di tempo che intercorre  tra il giorno di Epifania ed il Sabato Santo; giorno in cui  veniva amministrato il Santo Battesimo per immersione nella Vasca. Coloro che si preparavano al Battesimo si radunavano, provenendo dalle zone viciniori, nell’edificio battesimale  che  prendeva anche   funzione di aula di insegnamento. Si identificavano come Catecumeni ed entravano per tutto il periodo quaresimale nell‘aula del Battistero dalla porta di nord. I catecumeni si dividevano così: gli uomini nell’aula ottagonale al piano di terra e le donne nel matroneo, cui si accedeva dalla piccola scala sulla sinistra dell’ingresso di nord. Il giorno di sabato santo, nel corso del rito della benedizione dell’acqua, chi era ritenuto pronto ad entrare nella comunità cristiana riceveva il S. Battesimo per immersione . Gli si consegnava la veste bianca, che indossava immediatamente e che avrebbe portato in segno di distinzione, fino alla domenica successiva alla Pasqua. Domenica che ancora oggi viene chiamata in Albis ignorando l’attributo di dimissis (la domenica in cui si smette di indossare la bianca veste battesimale). Coloro che erano stati testé battezzati,  divenuti cristiani,  per la prima volta potevano uscire alla luce del giorno dalla porta di sud.  Si voleva così anche simbolicamente rammentare che, col Sacramento del Battesimo, le tenebre della ignoranza pagana  erano state squarciate e, come quella porta di sud si apriva al sole, così la vicenda del Battezzato si apriva finalmente alla luce della verità divina.  I catecumeni ormai Cristiani rientravano alle loro capanne, in prossimità delle prime cappelline. A Jerago raggiungevano la chiesa di san Giacomo e la chiesa di San Giorgio  ad Orago la chiesa di San Giovanni e parimenti in ogni paese della pieve. 

La possibilità della presenza di un’ antica chiesa dedicata a San Giorgio in Jerago, fu negata dagli studiosi, in quanto non indicata nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani. I recenti studi sulla dismessa parrocchiale jeraghese di San Giorgio e la retrodatazione della sua iniziale costruzione al X sec. hanno però liberato il campo dalla erronea convinzione, che non essendo descritta nel liber Notitiae Sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero fosse relativamente recente e costruita non prima del 1300.  Carlo Mastorgio  nel corso di una sua conferenza sulle origini della nostra chiesa di San Giorgio, ha rivelato  come Goffredo da Bussero, per motivi ignoti, nelle sue descrizioni non abbia mai indicato chiese che fossero dedicate al nostro patrono. 

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