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Inaugurazione dell’affresco mariano dedicato a Maria Regina

L’ associazione “ figli di Don Angelo”, consegna alla comunità un affresco raffigurante Maria Regina in trono col  Bambino Gesù, che viene intitolato “Salve Regina”. E’ stato benedetto da Don Remo Ciapparella il giorno 5-12-2010, nel quadro delle manifestazioni previste per il quarto anniversario del Dies Natalis di Don Angelo Cassani

L’affresco, che si può ammirare in via Dante al civico n. 8, è  opera insigne del pittore jeraghese Gianfranco Battistella, riproduce l’immagine sacra,  osservabile ancora nel Molino Isimbardi, al confine tra Jerago-Orago e Solbiate, più noto come Molinello. L’affresco, probabilmente cinquecentesco, fu individuato e segnalato da Carlo Mastorgio come l’immagine  mariana alla quale  gli jeraghesi si affidavano quando portavano il grano o il melgone per la molitura. Infatti si trova in un edificio sito presso l’incrocio della antica via helvetica (provinciale) con  la antica via novaria (via Dante ), in una zona di viabilità rilevabile già sull’antico catasto Teresiano.

Viene dedicato al ricordo di Don Angelo unito a quello di Carlo Mastorgio per  un significativo accostamento. Don Angelo animato dal suo grande amore a Cristo ed alla Chiesa  fu sempre attento a difendere i luoghi e i simboli che richiamano a noi cristiani le radici antiche della nostra fede. Queste attenzioni  furono occasione di incontro con Carlo Mastorgio, jeraghese di nascita, ma arsaghese per origini paterne e per residenza. Carlo fu   il ricercatore più attento e documentato della nostra storia antica, assai quotato come studioso, nonchè Sovraintendente archeologico onorario e Conservatore del Museo di Arsago. A lui si deve l’indicazione della romanicità del nostro campanile X sec. e della prima   chiesa della nostra comunità del VII-VIII sec.  Gli avvenimenti vollero che proprio nel momento in cui gli scavi accidentali, nella chiesa antica di San Giorgio, in restauro, si  imbatterono in quelli che saranno poi riconosciuti le vestigia della primitiva chiesa, Carlo non potesse presenziare allo scavo archeologico, perchè da pochi giorni, si era all’inizio di settembre del 1997,  gli era stata diagnosticata quella malattia che in soli tre mesi lo avrebbe portato allo morte avvenuta il 19-12-1997. Da quel giorno, avuto notizia di ciò, don Angelo fu molto vicino a Carlo, con estrema delicatezza ed assiduità, così come faceva con tutti i sofferenti. E dall’omelia che don Angelo pronunciò in Basilica san Vittore nel giorno del  funerale di Carlo, sappiamo che in un una di quelle visite Carlo confidò al don  di sentirsi : “.. nell’Orto degli Ulivi”. Ecco anche questo  ricordo ci pare importante e doveroso affidare a questa sacra immagine.   

Inaugurazione dell’affresco delle B.V. de La Salette- il perché di un’opera

(testo e ricerche storiche Anselmo Carabelli, preparazione del pannello e collocazione in opera Antonio Lo Fiego, opere in ferro Gigi Turri, studi preparatori ed esecuzione pittorica Gianfranco Battistella, committente ”Associazione figli di Don Angelo”, autorizzazione alla posa in opera N 30/2009 del Comune di Jerago con Orago rilasciata al dr. Clemente Tondini )

vergine salette

L’affresco raffigurante la Beata Vergine de La Salette, sito in via G. Bianchi n. 22, opera insigne del Pittore jeraghese Gianfranco Battistella è stato benedetto dal nostro Parroco Don Remo Ciapparella, il giorno 22-11-2009,  nel quadro delle manifestazioni previste nel terzo anniversario del Dies Natalis di Don Angelo.

Patrocinata dalla Associazione ”Figli di Don Angelo”, l’opera consegna alla devozione degli jeraghesi la sacra immagine mariana. Essa é stata ricostruita con rispetto alla iconografia ufficiale  e posizionata nel luogo più vicino all’ affresco originario che scomparve dopo la ristrutturazione della antica abitazione di Emilio Caruggi in Via G. Bianchi. Oggi, come nel secolo scorso, si affaccia sul portone di accesso al cortile dove esisteva l’officina del Sig. Felice Riganti, che dal 1917 fu sede del primo oratorio maschile voluto da don Massimo Cervini[1] . La dedica originale era a N.D. De La Salette riconciliatrice dei Peccatori[2].

Alla Salette il 19 sett. 1846 una Bella Signora appariva a due fanciulli nativi di Corps , borgata posta tra le città di Gap e di Grenoble: Massimo di 11 anni e Melania di 14 , che stavano pascolando il loro armento su un alpeggio del comune di La Salette. La bella Signora appare prima seduta col volto piangente, quindi si alza e rivolge ai fanciulli un lungo discorso, sempre continuando a piangere. Compie poi un breve tragitto in salita e scompare in un alone di luce abbagliante. Tutta la Luce che La circondava sembrava sprigionarsi dal crocifisso ch’Ella recava sul petto , ornato dagli strumenti della passione….” [3]

Indagando sulla origine dell’affresco e constatando che il culto alla Vergine de La Salette non è molto diffuso nelle nostre zone, abbiamo  scoperto come quella devozione sia stata portata dai lavoratori che verso gli anni ’70 del 1800 a causa delle carestie e dell’impoverimento generale [4]emigrarono, massimamente in Francia con mansioni di maçons e forgerons[5] , nelle zone del Delfinato, del Lionese, di Grenoble. Lì sicuramente da buoni cristiani avranno avuto contatti coi missionari della Madonna de La Salette, costituiti “Servitori devoti del Cristo e della Chiesa, in vista della realizzazione del mistero della riconciliazione[6].

Se da un lato in Francia i nostri emigrati conobbero il marxismo nella sua forma massimalista, dall’altro conobbero e portarono in paese, come voto per il loro rientro, segnatamente rilevabile da quell’affresco, il Messaggio Mariano di quell’apparizione e l’invito:  al rispetto del giorno del Signore con la frequenza alla messa partecipata e non con una presenza per burla, al rispetto del nome di Dio da non bestemmiare, alla preghiera quotidiana, al rispetto dei giorni penitenziali .

I fatti recenti hanno voluto che, nel raccogliere l’indirizzo di Don Angelo Cassani volto a recuperare anche i segni tangibili della devozione della nostra gente, ci si interessasse a questo affresco e si scoprisse  come quella materna protezione della B V della Salette si fosse particolarmente estesa ai ragazzi che frequentarono l’ oratorio posto oltre il portone della via Bianchi al N. 22.

Nel corso del presente anno 2009 i resti mortali di  Don Massimo Cervini, che proprio in quel luogo realizzò il primo oratorio, sono stati ricomposti nella cappella  destinata dal Comune ai sacerdoti  e riposano  accanto a Don Angelo Cassani, cui si deve la realizzazione ed il dono del più recente e moderno Oratorio.

Ai Promotori é parso dunque bello e significativo che il rinato affresco della Madonna de La Salette con la sua dedicazione a Don Massimo  e a Don Angelo ricordasse queste peculiarità e nella descrizione “ B.V. DE LA SALETTE PROTETTRICE DEL PRIMO ORATORIO MASCHILE ( 1917 )” rammentasse quella vicenda.

[1] Mons. Francesco Delpini- Jerago la sua storia.  Aggiornamenti  pag. 15

[2]  il 19 settembre 1851, dopo una rigorosa inchiesta sui fatti le circostanze, le parole, i testimoni, Mons de Bruillard, Vescovo di Grenoble, emetterà il suo giudizio canonico sulla veridicità soprannaturale dell’Apparizione ed approverà il culto alla Vergine de La Salette col titolo Riconciliatrice dei Peccatori

[3] Testo diffuso dal Segretariato Opere Missionarie della Salette- Via Madonna della Salette 20- Torino- Imprimé par imprimerie Notre Dame- Montbonnot

[4] Riferimento alla malattia delle viti  ed alla grave crisi produttiva figlia della politica liberista sabauda con l’abolizione dello Zollverein  voluto dall’ I.R.G. austriaco (unità doganale vigente tra i territori dell’impero austro-ungarico).

[5] Muratori, carpentieri, forgiatori, meccanici.

[6] Le 1èr mai 1852 nacque l’istituto dei Missionari della Salette

Il ricordo di Don Angelo Cassani parroco di Jerago dal 1987 al 2006 in occasione del suo Dies natalis

Il consiglio Pastorale il giorno 22-9-2006, durante la S. Messa di ringraziamento per i  44 di sacerdozio di don Angelo Cassani, ha voluto ricordare con  la lettera, di seguito riportata,  il significato dei suoi anni trascorsi alla guida della nostra parrocchia di San Giorgio, concludendo che ad uno sterile elenco di prime pietre e di opere in muratura, preferiva rammentare il suo insegnamento:

“Presentandoti all’inizio della tua missione presso di noi, mentre ricordavi dal pulpito la tua passata esperienza, tra le altre cose, ci colpì il messaggio che ogni uomo vale per ciò che è, e non per quello che fa. E l’essere dell’uomo è tale perché riflette nel suo volto il volto di Cristo. L’espressione poteva sembrare difficile ed incomprensibile, forse di circostanza, se alle parole non fosse seguita una lezione di vita vissuta e solo faticosamente condivisa, che ci avrebbe portati ad apprezzare il grande peso di quel messaggio nel tentativo di viverlo.  Tutto ciò che avrebbe accompagnato il tuo agire ed il tuo insegnare sarebbe stato coerente con quella premessa. Sicuramente, come ci saremmo resi conto, quel modo di vivere, che nasce dal riconoscere la nobiltà del figlio di Dio in tutti gli uomini, con ciò che da esso consegue, non era cosa atta ad aprire vasti consensi, come tu stesso ti saresti accorto e molti ti avrebbero fatto rilevare, forse con rimprovero, anche allontanandosi. Ma come comportarsi altrimenti, quando si è fortemente animati da una immensa fede in Cristo come tu lo sei. Quando  sorretti dall’affetto della Mamma Celeste si vive in una società di profonde radici cristiane che apparentemente essa relega  ad una delle tante opzioni, quasi che l’insegnamento dei padri si fosse stemperato nel vasto mare delle necessità impellenti e del politicamente corretto? Ed ecco allora il costante richiamo nella tua predicazione: alla condivisione della vita coi propri figli; alla condivisione delle sofferenze dei malati; alla preparazione dei giovani che chiedono che Dio sia il faro e la costante benedizione alla loro vita matrimoniale, alla preparazione dei fanciulli nel catechismo.

Grande la tua attenzione verso gli educatori, i quali con difficoltà si provano di vivere coi ragazzi ciò che insegnano, oltre naturalmente ad insegnarlo. E’ bello partecipare alla domenicale Messa delle 10 e vedere i giovani, gli educatori e i loro ragazzi unirsi spontaneamente nella preghiera e nella frequenza all’ Eucarestia, in una comunità che mantiene fortemente il legame, tramite la Comunione dei Santi, da Te sempre ricordata, con tutti coloro che ci hanno preceduto nella gloria di Dio. Bello sapere che questi Santi sono le persone che abbiamo conosciute, cui abbiamo voluto bene, con  le quali abbiamo fatto un tratto di vita sulla terra e ci attendono un giorno nella gloria di Dio. E così abbiamo capito la tua insistenza nel voler difendere quelli che sono stati i luoghi santi della Benedizione di Dio sul nostro popolo, quali la chiesa vecchia di San Giorgio, ora restaurata ed il campanile medievale. Caro don Angelo consentici un grande ringraziamento verso un uomo  che, dopo aver seguita la sua vocazione sacerdotale, nata dal suo grande amore per Cristo e per la  Chiesa, è stato poi inviato dal Vescovo nella nostra comunità, per richiamarci costantemente la gioia di essere cristiani e l’impegno che ne consegue.  L’amicizia che nasce spontaneamente e umanamente non può che ricondursi alla premessa del Cristo nato e risorto, nella condivisione di valori autentici. Molte volte ci accorgiamo che tu ti fai triste, quando il nostro modo di affrontare i problemi e la vita, nonostante i tuoi  continui insegnamenti, risponde ancora alla logica dell’uomo vecchio. Ed allora il tuo parlare, ci pare difficile, a tratti incomprensibile, ma a ben vedere, non è la tua incapacità a farsi intendere, bensì la nostra mente, che vorrebbe sentire altre parole, più accattivanti e consone all’andazzo quotidiano. E allora tu saresti un buon politico e forse avresti tanti più amici, ma noi oggi non saremmo qui a festeggiare un Sacerdote, un Parroco, ma un uomo disposto a correre dietro a tutte le mode. La difficoltà di seguire non te, ma il tuo insegnamento in Cristo, ci fa allontanare anche. E’ allora che la tua sofferenza trova conforto nella preghiera e nella meditazione degli scritti dei padri della Chiesa  e genera costante ammirazione per quella dimensione della comunità di preghiera che ci fai intuire quando con trasporto ci parli di Vitorchiano. E’ così che ti rafforzi, ti rassereni e la casa rimane sempre aperta anche per l’amico che si è allontanato e ritorna e si stupisce di sentirsi ancora amato.

Queste sofferenza che tu riscopri in tutti gli ammalati e stai vivendo nella tua persona, ci hai insegnato essere per te costante richiamo di obbedienza alla volontà del Padre. Porti nel cuore anche tutte le altre persone malate e le aiuti a non ribellarsi alla loro condizione, esse si uniscono a te nella preghiera, perché avvertono il calore di una comunità che  prega a gran voce per loro e per te.  Vorresti che i genitori e gli educatori riuscissero a trasmettere questi valori e che ai giovani non mancassero insegnamenti autentici. Vorresti che la loro esuberante ricerca di attività, di suoni ,di libertà, non fosse, per mancanza di esempi, il solo modo di riempire la solitudine ed il vuoto di significato della loro vita. Di proposito non abbiamo voluto parlare delle tante cose fatte o da fare, che sono state molte e nell’oratorio della B.V. del Carmelo vedono la più recente e bella realizzazione.

Ad uno sterile elenco di prime pietre di mattoni, preferiamo pensare ai frammenti di amore e di fede cristiana che tu ampiamente e caparbiamente distribuisci nella nostra comunità di san Giorgio.

Un grande abbraccio.

 

I tuoi Parrocchiani e il Consiglio Parrocchiale

 

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Per infinita riconoscenza, sapendo di infrangere una sua naturale riservatezza, ci incombe  l’obbligo della elencazione delle numerose  opere  volute e realizzate da Don Angelo, che rimarranno a testimonianza del suo grande amore per la nostra parrocchia.

 

In primis, ricordiamo i restauri  della sua amata chiesa parrocchiale, per la quale  impostò immediatamente il recupero della copertura, che si era ammalorata nel corso dei tempi  e necessitava di una radicale sostituzione.

Provvide  già nel novembre del 1987 al rifacimento totale della copertura con la intonacatura di tutte le pareti laterali e della facciata, mentre nel quadro di accordi con il Comune, per una migliore viabilità delle vie centrali, fu sistemato tutto il piazzale antistante la chiesa,  compreso l’accesso alla grotta della Madonna di Lourdes , aggiungendo un comodo accesso pedonale dalla via Varese. Risistemò la copertura della Cappellina  invernale, e mise a norma l’impianto di riscaldamento ad aria della Chiesa.

Affrontò la situazione di degrado della chiesa vecchia e del campanile, edifici che si trovavano in totale stato di abbandono. Ricordiamo che le campane erano state messe a terra, in attesa di decisioni e  tutti i richiami, della vita religiosa erano affidati al mesto gracidare di un disco e diffusi da un altoparlante.

Il Campanile e la chiesa vecchia erano stati sottoposti a vincolo della sopraintendenza ai beni artistici e culturali della Lombardia, in sostanza congelati nel loro degrado.

Don Angelo, che  aveva intuito come questi monumenti fossero tanto antichi da avvicinarci alle radici stesse della nostra cristianità, sognava e desiderava un restauro che li recuperasse all’uso per la comunità, dovette però confrontarsi con una opinione comune di diverso avviso, la quale era supportata anche da autorevoli pareri che si rilevarono poi del tutto infondati.

Portò a compimento il Campanile, con la messa in opera delle campane. Era il giorno della  Madonna del Carmelo 1991 e finalmente le nostre campane tornarono a far udire la loro voce.

Il restauro del campanile,  che fruì parzialmente  di un finanziamento della Provincia Di Varese, ne rilevò, in corso d’opera,  l’antichità  da ascrivere al X-XI sec.

Riportò la sala Auditorium nelle norme di agibilità  all’ uso teatrale, con tutte le migliorie richieste dalle leggi vigenti con  messa a norma dell’impianto di riscaldamento a gasolio, vie di uscita, allestimenti ignifughi ecc. (usufruendo di un parziale finanziamento dell’ente dello spettacolo ).

Ripristinò ai fini funzionali e abitativi, le salette del vecchio oratorio di Via Colombo. 

Per la chiesa vecchia che rimaneva ancora in stato  di abbandono, Don Angelo pensò di far partire un progetto di recupero totale (1100 mio), da presentarsi alla Regione Lombardia, perché rientrasse nelle opere finanziate  tramite Frisl (fondo regionale che istituzionalmente anticipava tutto il costo dell’opera e ne prevedeva il rimborso in 8 anni senza interesse).

Il progetto fu  ammesso al finanziamento e l’opera e stata ultimata nel 1999. Da allora possiamo vantare non più la vecchia e cadente chiesa di San Giorgio, ma la chiesa di san Giorgio restaurata, come don Angelo amava definire.

Rimaneva l’annoso problema di un oratorio che fosse funzionale ed all’altezza dei tempi. Nel 2000, proprio nei giorni dell’annunciarsi della sua malattia, mise in cantiere l’opera dedicandolo alla Beata Vergine del Carmelo. Il nuovo edificio fu reso disponibile  all’uso  nel 2004/2005 (Lit. 1100 mio).

Desiderò che nei luoghi dei nuovi insediamenti abitativo non mancassero simboli religiosi e cappelle votive, nel segno di una continuità con san Carlo Borromeo.

Pensò e fece realizzare la cappellina ubicata presso le case di Via Grandi, sul Viale della Rejna dedicandola alla Sacra Famiglia.   

(fonte immagine: fondazionedonangelocassani.it)

 

 

1991- restauro del Campanile romanico di San Giorgio

La  storia conservata negli archivi, da San Carlo in poi, e quella intuita leggendo la struttura muraria del nostro campanile, ricorda che un suono di campana,  fin dal X secolo, ha  sempre  scandito il dì, per chi si è trovato a vivere in questi luoghi. Persone ignote, tanto lontane nel tempo, con le quali condividiamo la comune fede cristiana, nell’anno mille di nostro Signore, avevano voluto edificare un campanile veramente imponente da impreziosire la chiesa più antica, sorta già nel VII sec., dedicata a quel  san Giorgio, tanto, caro ai  longobardi. Si pensi ai sacrifici che quegli abitanti si erano imposti nella realizzazione di  questa torre. Vivevano in casupole di legno innalzate  su un fondo  perimetrale di sassi , e riservavano   per il campanile tutte  le pietre rese dalla roncatura  e  dalla coltivazione dei terreni. I trovanti di granito, (dono dei ghiacciai che si erano ritirati creando le nostre colline moreniche), venivano sapientemente tagliati e dimensionati  per farne sassi squadrati da imposta e da angolo. Il tutto sarebbe stato elevato e consolidato con malta di calce, sabbia e inerti ricavati da frammenti di antichi mattoni, che sminuzzati a dovere, sostituivano il ghiaietto di difficile reperibilità. Questa osservazione legata alla quantità dei resti di tegole e mattoni di fattura latina (tegulae piatte, imbrices o coppi,  suspensurae cilindri di cotto usati nelle termae latine)  reimpiegati come ornamento a decoro nella facciata ovest del campanile ci hanno permesso di rilevare come su questo nostro territorio i latini o i celti romanizzati fossero  presenti e numerosi.  Dal  greto del fiume provenivano solo i sassi bianchi, da cuocere in fornace per produrre la calce. Chi aveva costruito quel campanile era un maestro muratore-magister cum macinis, proveniente dalla Val d’Intelvi che dava i suoi servigi alla comunità, offrendo esperienza e una piccola squadra di uomini. Questi portavano nella loro dotazione: compassi, squadre, filo a piombo,  funi lunghissime e pulegge per carrucole a più rinvii, capaci di sollevare i pesi e la malta fino alla cima del  campanile medioevale (la parte tinta in giallo è una sovrapposizione barocca, dopo l’eliminazione della cuspide e dell’ultimo ordine romanico con finestra bifora a stampella). Tutta la manovalanza, era rappresentata dai locali che contribuivano in lavoro, mentre i notabili contribuivano in denaro. Solo una grande perizia costruttiva poteva garantire,  la   stabilità  nel tempo di una costruzione che si eleva per 26 metri e alla base presenta mura di circa 120 cm di sezione ed una canna centrale che si rastrema fino alla cella campanaria. Solo un legante a presa lenta quale la calce idraulica  può permettere  l’assestamento progressivo del grande carico di materiali, evitando le crepe e consentendo al manufatto una presa tenacissima tale da sfidare anche l’incuria  dei  secoli  ed il terremoto del 1117, l’unico della Lombardia.   Costruito verso il X secolo, secondo le leggi dell’epoca (il riferimento è ai capitolari italici) solo una comunità che poteva garantire una vita decorosa ai suoi sacerdoti poteva edificare un luogo sacro. Dalle ricerche di archivio di Carlo Mastorgio nel 970  Allierago aveva almeno due uomini liberi (Ato e Taudalaberto, di evidente stirpe longobarda), come tali possessori di terreni e ricchezze, garanti  di una vita civile che si svolgeva anche tra due chiese: la chiesa di San Giorgio e la chiesa di san Giacomo. E’ il periodo nel quale le nostre parrocchie territorialmente passano della pieve di Arsago alla pieve di Gallarate.  Rimane l’incognita del perché la chiesa di San Giorgio non appaia nel liber notitiae Sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero 1370.  Questo fa dedurre al Cazzani come la chiesa di san Giorgio in quanto non indicata, non solo fosse posteriore alla chiesa di San Giacomo, ma il suo campanile seppur citato  nelle visite cinquecentesche fosse  un  campanilino. Sfugge al Cazzani un documento nel quale  il visitatore di San Carlo, Leonetto Clivone lo definisce Turris Campanaria e non turricola  e una torre è pur sempre una torre. Ma il Cazzani, che ha scritto la fondamentale storia di Jerago, abbraccia l’ ipotesi  della  ricostruzione totale del campanile nel 1820, all’epoca della costituzione del primo concerto delle campane. Tale osservazione  peraltro definita ipotetica dal suo autorevolissimo estensore creò non pochi problemi a Don Angelo Cassani  che riconoscendo come  il campanile fosse di origini romaniche, mai demolito e solo rialzato, riteneva dovesse essere recuperato, ristrutturato riportato alla sua funzione originaria ed insieme ad esso dovesse essere recuperata l’antica chiesa, questa si più volte rimaneggiata. Per la precisione tra le osservazioni di Mons. Cazzani e le osservazioni di Don Angelo intercorre un lasso di tempo di circa 15 anni, anni nei quali l’antico complesso stava franando, ma il degrado degli intonaci di certe zone difficilmente raggiungibili, aveva messo a nudo parametri potenzialmente medioevali.   Il campo delle opinioni si divise tra coloro che,  sulla base della storia scritta non riconoscevano grande valore al campanile ed alla antica chiesa e coloro che ritenevano che il tutto andasse restaurato, tutelando la nostra memoria storica e il desiderio di sentire finalmente risuonare le campane per troppo tempo inattive.

La storia recente ci ha dimostrato come questi ultimi prevalsero, offrendo alla attenzione di chi visita il nostro borgo spunti per un logico e positivo apprezzamento verso un popolo che sa difendere e valorizzare  le proprie radici.

Storia dell’Asilo infantile- Scuola materna – oggi Scuola dell’infanzia, intitolata ad Ippolita Bianchi Gori

Elencare i momenti salienti del nostro Asilo è come leggere di riflesso la vicenda di una comunità cattolica che in unità con i suoi vescovi e con i parroci si è costantemente preoccupata dell’educazione dei  piccoli.

Da Jerago  tra il 1865 ed il 1894 con la ferrovia, per quanto riservata a pochi, si poteva raggiungere tutta la penisola. Nel 1897 con la costruzione della centrale elettrica di Vizzola Ticino si rendeva imminente la distribuzione dell’elettricità per il cui scopo nasce in loco  nel 1906 la società elettrica di Jerago. Le prime attività sorte alla fine del 1800 con l’energia meccanica dei soli motori a vapore ora, grazie a  potenti e pratici motori elettrici trifase, si trasformeranno in poderose realtà industriali. Le officine Sessa, la S.A Achille Rejna, la tessitura Milius a Besnate ed altre minori in loco ed a Cavaria richiederanno molta manodopera, anche femminile. La comunità cattolica guidata dal parroco don Angelo Nebuloni non resta indifferente a questi stravolgimenti grazie anche alle sollecitazione espresse del Beato Cardinal Ferrari nelle sue tre visite pastorali. Si ricerca una soluzione adeguata alle nuove esigenze di educazione e cura dei bambini, le cui mamme sono al lavoro,  ed alla  formazione cristiana  delle ragazze che si trovano a vivere nel nuovo mondo della fabbrica. Un Asilo ed un Oratorio Femminile potranno ben essere l’adeguata risposta agli indirizzi del Cardinale. La stampa cattolica, che arriva con la diffusione del Resegone[1], tra tutti gli argomenti trattati rivolge particolare attenzione alle mirabili iniziative di Don Bosco, morto nel 1888, e dei suoi successori: i Salesiani e le figlie di Maria Ausiliatrice.

Nel 1888 la famiglia dei proprietari del castello è colpita dal lutto per la morte in Milano del giovane Giulio Cesare Gori, che lascia allo zio Senatore G. Bianchi il legato di 10.000 lire per opere di bene in memoria della madre, sorella del senatore: Ippolita Bianchi Gori. Il senatore, figura di spicco dell’assistenzialismo milanese rivolto in particolare verso i sordomuti e gli orfani, esprime il desiderio che il lascito serva alla costituzione di un asilo in Jerago, dedicato alla sorella. Avviene che il senatore muoia prematuramente senza disposizioni, ma  il suo desiderio verrà rispettato in toto dagli eredi con la costituzione notarile della fondazione Scuola Materna Ippolita Bianchi Gori, voluta dai nipoti, eretta in IPAB (istituzione pubblica di assistenza e beneficenza) con Regio Decreto 4. novembre del 1900. Significativo dell’impronta cattolica che ne connota l’istituzione è l’articolo 3 dello statuto che recita “l’asilo ha per scopo di raccogliere e custodire i bambini di ambo i sessi, e dare ad essi educazione religiosa, morale e fisica  conveniente alla loro età”.

E’ evidente l’impegno del parroco Nebuloni nella  stesura dello statuto, ottenendo per la Parrocchia che il parroco pro tempore faccia parte del consiglio di amministrazione unitamente al rappresentate della famiglia Gori Besini, poi Riva – erede dei Bianchi e ad un rappresentante del Comune .

La famiglia Gori ed il rappresentante del Comune cav. Alessando Zeni si attivarono nelle problematiche della costruzione dell’edificio, che sarà completato nel 1903, il parroco si preoccuperà di ottenere che la conduzione e l’educazione vengano affidate alle suore di Maria Ausiliatrice. Esse arriveranno a Jerago il 2 novembre 1903 [2], garantendo per tutta la loro permanenza, che si protrarrà fino ad agosto del 2001, l’educazione cristiana dei bimbi espressamente richiesta dal citato articolo dello statuto. La presenza delle suore, nel tipico adempimento della missione salesiana consentirà la formazione delle giovani nell’Oratorio femminile. Non a caso la Parrocchia di San Giorgio darà diciassette vocazioni femminili alla congregazione di Maria Ausiliatrice ed un sacerdote Salesiano[3]. Si stabilì un grande rapporto di stima e di affetto tra la comunità e le indimenticabili Suore di Maria Ausiliatrice che, con la loro instancabile attività e fede, caratterizzarono un secolo. Ogni allievo dell’asilo ricorda con piacere la sua maestra, il segno di Croce, le prime preghiere, i giochi coi coetanei, le amorevoli attenzioni della  suora quando, all’inizio della frequenza, la mamma si allontanava lasciandolo piagnucoloso e smarrito in un ambiente tutto nuovo. Tra tutte le religiose, ma solo per brevità di esposizione, valga ricordare Suor Marietta – (Maria Savioli 1885-1972) le cui spoglie mortali il paese volle tumulare, con grandissima partecipazione e solenne funerale, in uno dei loculi che il Comune aveva appositamente predisposto, per i religiosi e i caduti in guerra[4]. Di suor Marietta si scriverà nell’occasione “.. sono stati lunghissimi anni di religioso apostolato svolto nel nostro asilo, dove ha educato generazioni di parrocchiani al vero senso della vita cristiana. Il ricordo che lascia è indelebile in coloro  che l’hanno conosciuta, amata apprezzata per le sue virtù religiose ed umane… C’era in lei un fascino di stile soprannaturale, per cui ogni atto era una espressione di quella interiorità religiosa, di cui il suo animo era pieno.[5]. Trascorse così quasi un secolo, quando per carenza di vocazioni, la congregazione salesiana sarà costretta a ritirare le suore dalla casa di Jerago ed il problema della continuità educativa cristiana verrà affrontato da Don Angelo Cassani che, al fine di mantenere l’indirizzo cattolico, si attiverà per la depublicizzazione dell’istituto, richiesta in data 14 marzo 2001 ed  ottenuta con decreto della regione Lombardia n. 45 del 9-1-2003. Con la trasformazione in scuola paritaria privata, si consente di mantenere lo spirito cristiano della fondazione nell’ambito delle linee educative ministeriali[6]. Quindi nel rispetto delle disposizioni previste dal ministero della Pubblica Istruzione e dal M.I.U.R. fu bandito un concorso  presso la F.I.S.M. (Federazione italiana scuole materne di Varese) per la ricerca di personale educativo laico con indirizzo cattolico cristiano, mediante il quale fu selezionato e prese forma l’organico che subentrò alle rev.de Suore.  Col progressivo defilarsi degli eredi Gori- Besini-Riva dalle responsabilità del consiglio di amministrazione dell’ente e per interessamento del Parroco, in funzione di presidente supplente, Don Remo Ciapparella, con atto notarile  in data 19 ottobre 2012 l’ente si trasformerà In “Fondazione Scuola materna Ippolita Banchi Gori”, il cui consiglio amministrativo sarà composto da tre componenti

– il parroco della parrocchia di San Giorgio,

– un membro nominato dal Sindaco del Comune di Jerago con Orago

– un membro nominato dal Parroco della Parrocchia di San Giorgio.

Il nuovo statuto ribadisce gli indirizzi educativi cristiani originari, estendendoli alle necessità odierne.

Attualmente  la fondazione e così organizzata:

– 3 sezioni di scuola dell’infanzia dai 3 ai 6 anni

– una sezione nominata Primavera per i piccoli da 24 a 36 mesi

Prevede una direttrice in persona della sig.ra Susanna Pallaro che può vantare 30 anni di servizio presso l’istituto, 20 dei quali trascorsi, prima della trasformazione, in collaborazione con le suore, 3 insegnanti  ed una educatrice, nelle persone di Franchi Nadia  (20 anni di servizio nell’istituto) –Macchi Barbara- Baratelli Alice- Meda Anna, una cuoca Pepice Lucia e due assistenti- Caruggi Giovanna – Del Bon Maria. L’amministrazione è affidata a personale volontario dopo la rinuncia, per anzianità della preziosissima signorina Armida Caruggi. Alla gestione si affianca un consiglio dei genitori.

La gestione economica ordinaria si regge: sulle rette, sui contributi regionali, sui contributi statali M.I.U.R (Ministero Istruzione Università e Ricerca), sui contributi Comunali, sulle oblazioni volontarie, alcune donazioni sono legate alle rette per gli allevi statutariamente ospitati gratuitamente; preziose ed indispensabili sono le raccolte che vengono eseguite nell’ambito delle feste dedicate. Naturalmente al fine di conseguire il pareggio di gestione le rette debbono essere adeguate alle spese .

E’ evidente che i problemi più impegnativi nascono per il finanziamento delle opere inerenti il mantenimento straordinario e l’ampliamento della  struttura.

Per quanto concerne la gestione straordinaria, dalla lettura degli atti, si evince che, dopo il grande sforzo della costruzione, quegli impegni fecero sempre capo al parroco pro tempore, nella sua funzione statutaria di  presidente supplente, i quali parroci nei vari periodi seppero coinvolgere la popolazione. Così avvenne con don Massimo Cervini, alla cui intuizione si deve il  grande salone ricreativo, che fu anche il polivalente teatro dell’Asilo. Era da poco terminata la prima guerra mondiale col suo triste corredo di giovani caduti al fronte ed ogni paese vide nascere un comitato per il monumento ai caduti. A Jerago, unico paese dei dintorni, i fondi raccolti, accogliendo l’indirizzo di don Massimo, finanziarono l’edificazione del salone  dell’Asilo, ove fu apposta  una grande lapide con foto dei caduti. Oggi, dopo la realizzazione negli anni 70 del giardino dei caduti presso san Rocco, quella  lapide, unitamente a quella dei caduti della seconda guerra mondiale, è stata trasferita all’interno della cappella del Cimitero. Negli anni del dopoguerra, don Luigi Mauri  affrontò l’onere della restaurazione e dell’adeguamento in due fasi: nel 1953 col riscaldamento centralizzato, in sostituzione della famosa stufa in ceramica e costruzione dell’avancorpo tra il salone e la via  Indipendenza, nel 1974 con trasformazione dello stesso avancorpo in aule e servizi. Interessante e significativa la lettera con la quale don Luigi il 20 ottobre 1953 si rivolge al presidente della Cariplo chiedendo un contributo per i lavori in programma rilevando che “l’amministrazione dell’Asilo è praticamente sulle spalle del Parroco, il quale funge momentaneamente anche da presidente, essendo in corso il cambiamento di statuto con rinuncia del presidente ereditario.  Nell’attesa funziona un commissione  interinale della quale il sottoscritto è presidente”.

Tale auspicata modifica statutaria avverrà  solo con don Remo nel 2012,  questo conferma che tutte le notevoli migliorie sono sempre state finanziate dal generoso contributo della Parrocchia, dai vari benefattori a diverso titolo, dall’attività dei comitati  nati ad hoc,  da contributi comunali. Con don Angelo Cassani si inaugurò la quarta aula e si proseguì nel risanamento, così come con don Remo, cui si deve la costruzione della sezione primavera, il restauro del salone, dei cortili e delle facciate. Per tale necessità  ha parzialmente contribuito l’Associazione figli di don Angelo con  25.000 euro e si confida nella generosità consueta di tanti sostenitori, come è sempre avvenuto.

Da ultimo il nostro Asilo verrà impreziosito dall’affresco dedicato all’Angelo Custode, opera mirabile del pittore Gianfranco Battistella, realizzata con la consueta maestria e precisione, che si aggiunge ai tanti suoi affreschi che  già abbelliscono il nostro borgo, la preparazione del fondo e la messa in opera sono di Antonio Lo Fiego

Nel cartiglio si legge “Angelo di Dio che sei il mio custode”, ma per i piccoli che ancora non sanno leggere,  è immediato intuire la funzione protettiva dell’Angelo nell’atteggiamento verso i due bambini improvvidamente avventuratisi su un ponte malmesso gettato su di un rile in piena.

[1]Fondato a Lecco nel  1881

[2]La prima direttrice fu Suor Luigia Bardina coadiuvata dalle consorelle Rosina Cappo e Desolina Orlandi

[3]Cardani suor Claudina, Sessa suor Assunta, Alberio suor Santina, Cardani suor Angela, Cardani suor Mirella, Cardani suor Santuzza, Caruggi suor Natalina, De Bortoli suor Caterina, De Bortoli suor Mariangela, De Bortoli suor Rina, Morosi suor Pia, Reghenzani suor Maria, Riotti suor Giuseppina, Rustighini suor Amelia, Rustighini suor Maria, Sessa suor Clara , Tonelli suor Enrichetta. Il sacerdote Salesiano è Don Gianfranco Rustighini

[4]Ivi riposa tuttora sul lato di sinistra, per chi guarda la cappella cimiteriale nei vecchi colombari.

[5]E. Cazzani “Jerago e la sua storia”

[6]Legge 10-3-2002 n.62