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La cappellina della Madonna del riposo

fonte immagini: foto di Francesco Carabelli

Il giorno 29 maggio 2012,  don Remo ha benedetto nel bosco, in località monte della Premorneramonte di Quinzano, la bella cappellina della Madonna del riposo, presente il sig. Sindaco dott. Giorgio Ginelli e un folto gruppo di jeraghesi. L’opera è stata tenacemente desiderata da Luigi Turri con anni di progetti, ripensamenti fino a giungere alla attuale realizzazione, dove tutto ha un  significato. Il bosco dove sorge è stato da sempre fonte di sussistenza per gli jeraghesi ed il luogo di edificazione si trova presso una valle verde e lussureggiante, bagnata da un rile di acque sempre vive, almeno fino a quando i prati furono coltivati. 

Oggi, poichè i fossi sono trascurati, questi prati  tendono ad impaludarsi e diventano il rifugio di anatre e selvatici di passo, bellissimi da osservare. Nei tempi trascorsi gli uomini al lavoro nei campi, togliendosi per rispetto il copricapo, sempre rivolgevano alla Madonna una preghiera al suono dell’angelus di mezzogiorno. Per chi passerà da  lì l’invito della Madonnina con  Bambin Gesù dormiente  sarà ad una preghiera e don Remo ha paragonato quell’Ave Maria ad un “Sms in Cielo”.

In una accogliente radura, la cappellina costruita da Luigi Turri in collaborazione con Antonio Lo Fiego,  con robusti blocchi di  sarizzo dei nostri trovanti (i sassi morenici trasportati dai ghiacciai),  impreziosisce  l’affresco della Madonna del riposo dipinta da Gianfranco Battistella che offre magistralmente  un d’après  di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato – che si trova in san Rocco.

Possiamo pensare che l’edicola sorga in prossimità dell’antico percorso che i viandanti facevano per recarsi a San Pietro di Quinzano. La denominazione di san Pietro indica una chiesa paleocristiana.  Sulla stessa via provenendo da Jerago, dopo il monte della premornera (toponimo per cava di pietre molitorie), volgendo a sinistra verso Besnate, dopo i pozzi artesiani, si può raggiungere sulla destra Buzzano  e la chiesa di Santa Maria, della quale ora si può ammirare il solo campanilino romanico, perchè l’edificio antico fu, in epoca recente, maldestramente distrutto per allargare la strada. Secondo alcuni studiosi la chiesa di Santa Maria di Buzzano, si chiama anche Santa Maria del Gallo; ricordo questo della rievangelizzazione delle nostre terre avvenuta per merito dei monaci irlandesi provenienti da San Gallo. A prova di ciò l’antica dedicazione di una  chiesa romanica a San Gallo in Vergiate. Quindi questa nuova cappellina comunque sorge in prossimità di vie di antica frequentazione religiosa.

 

                                                                                                           Anselmo Carabelli

Inaugurazione dell’affresco delle B.V. de La Salette- il perché di un’opera

(testo e ricerche storiche Anselmo Carabelli, preparazione del pannello e collocazione in opera Antonio Lo Fiego, opere in ferro Gigi Turri, studi preparatori ed esecuzione pittorica Gianfranco Battistella, committente ”Associazione figli di Don Angelo”, autorizzazione alla posa in opera N 30/2009 del Comune di Jerago con Orago rilasciata al dr. Clemente Tondini )

vergine salette

L’affresco raffigurante la Beata Vergine de La Salette, sito in via G. Bianchi n. 22, opera insigne del Pittore jeraghese Gianfranco Battistella è stato benedetto dal nostro Parroco Don Remo Ciapparella, il giorno 22-11-2009,  nel quadro delle manifestazioni previste nel terzo anniversario del Dies Natalis di Don Angelo.

Patrocinata dalla Associazione ”Figli di Don Angelo”, l’opera consegna alla devozione degli jeraghesi la sacra immagine mariana. Essa é stata ricostruita con rispetto alla iconografia ufficiale  e posizionata nel luogo più vicino all’ affresco originario che scomparve dopo la ristrutturazione della antica abitazione di Emilio Caruggi in Via G. Bianchi. Oggi, come nel secolo scorso, si affaccia sul portone di accesso al cortile dove esisteva l’officina del Sig. Felice Riganti, che dal 1917 fu sede del primo oratorio maschile voluto da don Massimo Cervini[1] . La dedica originale era a N.D. De La Salette riconciliatrice dei Peccatori[2].

Alla Salette il 19 sett. 1846 una Bella Signora appariva a due fanciulli nativi di Corps , borgata posta tra le città di Gap e di Grenoble: Massimo di 11 anni e Melania di 14 , che stavano pascolando il loro armento su un alpeggio del comune di La Salette. La bella Signora appare prima seduta col volto piangente, quindi si alza e rivolge ai fanciulli un lungo discorso, sempre continuando a piangere. Compie poi un breve tragitto in salita e scompare in un alone di luce abbagliante. Tutta la Luce che La circondava sembrava sprigionarsi dal crocifisso ch’Ella recava sul petto , ornato dagli strumenti della passione….” [3]

Indagando sulla origine dell’affresco e constatando che il culto alla Vergine de La Salette non è molto diffuso nelle nostre zone, abbiamo  scoperto come quella devozione sia stata portata dai lavoratori che verso gli anni ’70 del 1800 a causa delle carestie e dell’impoverimento generale [4]emigrarono, massimamente in Francia con mansioni di maçons e forgerons[5] , nelle zone del Delfinato, del Lionese, di Grenoble. Lì sicuramente da buoni cristiani avranno avuto contatti coi missionari della Madonna de La Salette, costituiti “Servitori devoti del Cristo e della Chiesa, in vista della realizzazione del mistero della riconciliazione[6].

Se da un lato in Francia i nostri emigrati conobbero il marxismo nella sua forma massimalista, dall’altro conobbero e portarono in paese, come voto per il loro rientro, segnatamente rilevabile da quell’affresco, il Messaggio Mariano di quell’apparizione e l’invito:  al rispetto del giorno del Signore con la frequenza alla messa partecipata e non con una presenza per burla, al rispetto del nome di Dio da non bestemmiare, alla preghiera quotidiana, al rispetto dei giorni penitenziali .

I fatti recenti hanno voluto che, nel raccogliere l’indirizzo di Don Angelo Cassani volto a recuperare anche i segni tangibili della devozione della nostra gente, ci si interessasse a questo affresco e si scoprisse  come quella materna protezione della B V della Salette si fosse particolarmente estesa ai ragazzi che frequentarono l’ oratorio posto oltre il portone della via Bianchi al N. 22.

Nel corso del presente anno 2009 i resti mortali di  Don Massimo Cervini, che proprio in quel luogo realizzò il primo oratorio, sono stati ricomposti nella cappella  destinata dal Comune ai sacerdoti  e riposano  accanto a Don Angelo Cassani, cui si deve la realizzazione ed il dono del più recente e moderno Oratorio.

Ai Promotori é parso dunque bello e significativo che il rinato affresco della Madonna de La Salette con la sua dedicazione a Don Massimo  e a Don Angelo ricordasse queste peculiarità e nella descrizione “ B.V. DE LA SALETTE PROTETTRICE DEL PRIMO ORATORIO MASCHILE ( 1917 )” rammentasse quella vicenda.

[1] Mons. Francesco Delpini- Jerago la sua storia.  Aggiornamenti  pag. 15

[2]  il 19 settembre 1851, dopo una rigorosa inchiesta sui fatti le circostanze, le parole, i testimoni, Mons de Bruillard, Vescovo di Grenoble, emetterà il suo giudizio canonico sulla veridicità soprannaturale dell’Apparizione ed approverà il culto alla Vergine de La Salette col titolo Riconciliatrice dei Peccatori

[3] Testo diffuso dal Segretariato Opere Missionarie della Salette- Via Madonna della Salette 20- Torino- Imprimé par imprimerie Notre Dame- Montbonnot

[4] Riferimento alla malattia delle viti  ed alla grave crisi produttiva figlia della politica liberista sabauda con l’abolizione dello Zollverein  voluto dall’ I.R.G. austriaco (unità doganale vigente tra i territori dell’impero austro-ungarico).

[5] Muratori, carpentieri, forgiatori, meccanici.

[6] Le 1èr mai 1852 nacque l’istituto dei Missionari della Salette

Statua del Buon Pastore

Nel mese di Dicembre  u.s.  è stata benedetta da don Remo la statua del Buon Pastore, posizionata sul fusto di una colonna dal capitello dorico, ubicata nel giardino della Canonica presso l’angolo di sinistra della piazza della Chiesa. Autore lo scultore jeraghese Fabrizio Milani, committente l’associazione Figli di Don Angelo.

L’opera nasce dal desiderio di Don Remo di onorare la memoria dei parroci di San Giorgio, già elencati nella loro sequenza cronologica dagli studi del Cazzani. L’Auspicio è stato espresso nel corso dell’ omelia di una domenica in Albis (prima domenica dopo Pasqua). Il buon Pastore, che rappresenta la figura di Gesù, è sempre stato il riferimento amato da ogni sacerdote,  quando, inviato nella Parrocchia per mandato dal Vescovo vive ed offre la sua vita per i parrocchiani che gli sono affidati. Quindi sarà significativo completare questo monumento con la lapide dove verranno incisi i nomi dei nostri parroci..

La statua originale del  Buon Pastore è una delle prime raffigurazioni di Gesù e si trova attualmente nel Museo Pio Cristiano presso i Musei Vaticani.  Così in sintesi è descritta dal Cardinale Gianfranco Ravasi in ”le meraviglie dei musei vaticani “da pag. 122 e seg. :

 “ questa statua è uscita dal frontale di un sarcofago del III-IV sec., proveniente dalle catacombe di San Callisto e, con un ritocco, è stata avviata verso vita autonoma”.   Dall’esperienza del popolo ebraico “fiorisce il simbolismo pastorale con la relativa applicazione teologica al Signore che è chiamato nel nuovo testamento il Pastore grande delle pecore. In questa immagine due sono le componenti fondamentali. Da un lato, il pastore è la guida del gregge, come dice il Salmo 23: il suo bastone e il il suo vincastro danno sicurezza e guidano attraverso la valle oscura. O come dice Gesù (Giovanni 10,3-4) il pastore deve condurre il  gregge all’ovile e le pecore ascoltano la sua voce e lo seguono. Il pastore è comunque il compagno di vita e di viaggio del suo gregge. Egli non mette in salvo prima se stesso, non si sfama e si disseta indipendentemente dal suo gregge, bensì ne condivide l’esistenza. Il buon pastore è colui che conosce e ama il suo gregge . E’ su questo modello  che devono esemplarsi anche i pastori della Chiesa, a partire da San Pietro che riceve la missione di pascere le pecore del gregge  di Cristo  (Giovanni 21,15-1-4.)”

 Il concilio Vaticano II  l’8 dicembre del 1968 si rivolgeva agli artisti  con questa nota:

 “il Mondo in cui viviamo ha bisogno di bellezza per non oscurarsi nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che mette gioia nel cuore degli uomini, è il frutto prezioso che resiste all’usura del tempo, che unisce le generazioni e le congiunge nell’ammirazione”.

Da questa statua  che è conosciuta anche come il Bel Pastore speriamo provenga questo messaggio di unione fra le generazioni di cristiani e i loro parroci che hanno avuto la ventura di vivere in questa nostra parrocchia.

Note tecniche sulla statua.

Autore Fabrizio Milani– giovane scultore con studi quadriennali e tesi svolti presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ci piace anche sottolineare come per parte paterna sia di origini besnatesi e per parte materna jeraghese.

L’opera è stata realizzata in argilla con la classica tecnica di modellazione su armatura. Dopo essere stata modellata e svuotata al suo interno raggiungendo uno spessore di circa due centimetri, così da evitare rotture durante la  cottura, è stata ricomposta e colorata con smalto ceramico. La scultura è realizzata con una ceramica chiamata Galestro,  terra utilizzata in toscana per la realizzazione di grossi vasi ed orci da lasciare all’esterno, terra molto resistente ad urti e ad agenti atmosferici assicurando così una maggiore durata all’opera.

La collocazione sul capitello ed il consolidamento della struttura sono di Antonio Lo Fiego.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Storia dell’Asilo infantile- Scuola materna – oggi Scuola dell’infanzia, intitolata ad Ippolita Bianchi Gori

Elencare i momenti salienti del nostro Asilo è come leggere di riflesso la vicenda di una comunità cattolica che in unità con i suoi vescovi e con i parroci si è costantemente preoccupata dell’educazione dei  piccoli.

Da Jerago  tra il 1865 ed il 1894 con la ferrovia, per quanto riservata a pochi, si poteva raggiungere tutta la penisola. Nel 1897 con la costruzione della centrale elettrica di Vizzola Ticino si rendeva imminente la distribuzione dell’elettricità per il cui scopo nasce in loco  nel 1906 la società elettrica di Jerago. Le prime attività sorte alla fine del 1800 con l’energia meccanica dei soli motori a vapore ora, grazie a  potenti e pratici motori elettrici trifase, si trasformeranno in poderose realtà industriali. Le officine Sessa, la S.A Achille Rejna, la tessitura Milius a Besnate ed altre minori in loco ed a Cavaria richiederanno molta manodopera, anche femminile. La comunità cattolica guidata dal parroco don Angelo Nebuloni non resta indifferente a questi stravolgimenti grazie anche alle sollecitazione espresse del Beato Cardinal Ferrari nelle sue tre visite pastorali. Si ricerca una soluzione adeguata alle nuove esigenze di educazione e cura dei bambini, le cui mamme sono al lavoro,  ed alla  formazione cristiana  delle ragazze che si trovano a vivere nel nuovo mondo della fabbrica. Un Asilo ed un Oratorio Femminile potranno ben essere l’adeguata risposta agli indirizzi del Cardinale. La stampa cattolica, che arriva con la diffusione del Resegone[1], tra tutti gli argomenti trattati rivolge particolare attenzione alle mirabili iniziative di Don Bosco, morto nel 1888, e dei suoi successori: i Salesiani e le figlie di Maria Ausiliatrice.

Nel 1888 la famiglia dei proprietari del castello è colpita dal lutto per la morte in Milano del giovane Giulio Cesare Gori, che lascia allo zio Senatore G. Bianchi il legato di 10.000 lire per opere di bene in memoria della madre, sorella del senatore: Ippolita Bianchi Gori. Il senatore, figura di spicco dell’assistenzialismo milanese rivolto in particolare verso i sordomuti e gli orfani, esprime il desiderio che il lascito serva alla costituzione di un asilo in Jerago, dedicato alla sorella. Avviene che il senatore muoia prematuramente senza disposizioni, ma  il suo desiderio verrà rispettato in toto dagli eredi con la costituzione notarile della fondazione Scuola Materna Ippolita Bianchi Gori, voluta dai nipoti, eretta in IPAB (istituzione pubblica di assistenza e beneficenza) con Regio Decreto 4. novembre del 1900. Significativo dell’impronta cattolica che ne connota l’istituzione è l’articolo 3 dello statuto che recita “l’asilo ha per scopo di raccogliere e custodire i bambini di ambo i sessi, e dare ad essi educazione religiosa, morale e fisica  conveniente alla loro età”.

E’ evidente l’impegno del parroco Nebuloni nella  stesura dello statuto, ottenendo per la Parrocchia che il parroco pro tempore faccia parte del consiglio di amministrazione unitamente al rappresentate della famiglia Gori Besini, poi Riva – erede dei Bianchi e ad un rappresentante del Comune .

La famiglia Gori ed il rappresentante del Comune cav. Alessando Zeni si attivarono nelle problematiche della costruzione dell’edificio, che sarà completato nel 1903, il parroco si preoccuperà di ottenere che la conduzione e l’educazione vengano affidate alle suore di Maria Ausiliatrice. Esse arriveranno a Jerago il 2 novembre 1903 [2], garantendo per tutta la loro permanenza, che si protrarrà fino ad agosto del 2001, l’educazione cristiana dei bimbi espressamente richiesta dal citato articolo dello statuto. La presenza delle suore, nel tipico adempimento della missione salesiana consentirà la formazione delle giovani nell’Oratorio femminile. Non a caso la Parrocchia di San Giorgio darà diciassette vocazioni femminili alla congregazione di Maria Ausiliatrice ed un sacerdote Salesiano[3]. Si stabilì un grande rapporto di stima e di affetto tra la comunità e le indimenticabili Suore di Maria Ausiliatrice che, con la loro instancabile attività e fede, caratterizzarono un secolo. Ogni allievo dell’asilo ricorda con piacere la sua maestra, il segno di Croce, le prime preghiere, i giochi coi coetanei, le amorevoli attenzioni della  suora quando, all’inizio della frequenza, la mamma si allontanava lasciandolo piagnucoloso e smarrito in un ambiente tutto nuovo. Tra tutte le religiose, ma solo per brevità di esposizione, valga ricordare Suor Marietta – (Maria Savioli 1885-1972) le cui spoglie mortali il paese volle tumulare, con grandissima partecipazione e solenne funerale, in uno dei loculi che il Comune aveva appositamente predisposto, per i religiosi e i caduti in guerra[4]. Di suor Marietta si scriverà nell’occasione “.. sono stati lunghissimi anni di religioso apostolato svolto nel nostro asilo, dove ha educato generazioni di parrocchiani al vero senso della vita cristiana. Il ricordo che lascia è indelebile in coloro  che l’hanno conosciuta, amata apprezzata per le sue virtù religiose ed umane… C’era in lei un fascino di stile soprannaturale, per cui ogni atto era una espressione di quella interiorità religiosa, di cui il suo animo era pieno.[5]. Trascorse così quasi un secolo, quando per carenza di vocazioni, la congregazione salesiana sarà costretta a ritirare le suore dalla casa di Jerago ed il problema della continuità educativa cristiana verrà affrontato da Don Angelo Cassani che, al fine di mantenere l’indirizzo cattolico, si attiverà per la depublicizzazione dell’istituto, richiesta in data 14 marzo 2001 ed  ottenuta con decreto della regione Lombardia n. 45 del 9-1-2003. Con la trasformazione in scuola paritaria privata, si consente di mantenere lo spirito cristiano della fondazione nell’ambito delle linee educative ministeriali[6]. Quindi nel rispetto delle disposizioni previste dal ministero della Pubblica Istruzione e dal M.I.U.R. fu bandito un concorso  presso la F.I.S.M. (Federazione italiana scuole materne di Varese) per la ricerca di personale educativo laico con indirizzo cattolico cristiano, mediante il quale fu selezionato e prese forma l’organico che subentrò alle rev.de Suore.  Col progressivo defilarsi degli eredi Gori- Besini-Riva dalle responsabilità del consiglio di amministrazione dell’ente e per interessamento del Parroco, in funzione di presidente supplente, Don Remo Ciapparella, con atto notarile  in data 19 ottobre 2012 l’ente si trasformerà In “Fondazione Scuola materna Ippolita Banchi Gori”, il cui consiglio amministrativo sarà composto da tre componenti

– il parroco della parrocchia di San Giorgio,

– un membro nominato dal Sindaco del Comune di Jerago con Orago

– un membro nominato dal Parroco della Parrocchia di San Giorgio.

Il nuovo statuto ribadisce gli indirizzi educativi cristiani originari, estendendoli alle necessità odierne.

Attualmente  la fondazione e così organizzata:

– 3 sezioni di scuola dell’infanzia dai 3 ai 6 anni

– una sezione nominata Primavera per i piccoli da 24 a 36 mesi

Prevede una direttrice in persona della sig.ra Susanna Pallaro che può vantare 30 anni di servizio presso l’istituto, 20 dei quali trascorsi, prima della trasformazione, in collaborazione con le suore, 3 insegnanti  ed una educatrice, nelle persone di Franchi Nadia  (20 anni di servizio nell’istituto) –Macchi Barbara- Baratelli Alice- Meda Anna, una cuoca Pepice Lucia e due assistenti- Caruggi Giovanna – Del Bon Maria. L’amministrazione è affidata a personale volontario dopo la rinuncia, per anzianità della preziosissima signorina Armida Caruggi. Alla gestione si affianca un consiglio dei genitori.

La gestione economica ordinaria si regge: sulle rette, sui contributi regionali, sui contributi statali M.I.U.R (Ministero Istruzione Università e Ricerca), sui contributi Comunali, sulle oblazioni volontarie, alcune donazioni sono legate alle rette per gli allevi statutariamente ospitati gratuitamente; preziose ed indispensabili sono le raccolte che vengono eseguite nell’ambito delle feste dedicate. Naturalmente al fine di conseguire il pareggio di gestione le rette debbono essere adeguate alle spese .

E’ evidente che i problemi più impegnativi nascono per il finanziamento delle opere inerenti il mantenimento straordinario e l’ampliamento della  struttura.

Per quanto concerne la gestione straordinaria, dalla lettura degli atti, si evince che, dopo il grande sforzo della costruzione, quegli impegni fecero sempre capo al parroco pro tempore, nella sua funzione statutaria di  presidente supplente, i quali parroci nei vari periodi seppero coinvolgere la popolazione. Così avvenne con don Massimo Cervini, alla cui intuizione si deve il  grande salone ricreativo, che fu anche il polivalente teatro dell’Asilo. Era da poco terminata la prima guerra mondiale col suo triste corredo di giovani caduti al fronte ed ogni paese vide nascere un comitato per il monumento ai caduti. A Jerago, unico paese dei dintorni, i fondi raccolti, accogliendo l’indirizzo di don Massimo, finanziarono l’edificazione del salone  dell’Asilo, ove fu apposta  una grande lapide con foto dei caduti. Oggi, dopo la realizzazione negli anni 70 del giardino dei caduti presso san Rocco, quella  lapide, unitamente a quella dei caduti della seconda guerra mondiale, è stata trasferita all’interno della cappella del Cimitero. Negli anni del dopoguerra, don Luigi Mauri  affrontò l’onere della restaurazione e dell’adeguamento in due fasi: nel 1953 col riscaldamento centralizzato, in sostituzione della famosa stufa in ceramica e costruzione dell’avancorpo tra il salone e la via  Indipendenza, nel 1974 con trasformazione dello stesso avancorpo in aule e servizi. Interessante e significativa la lettera con la quale don Luigi il 20 ottobre 1953 si rivolge al presidente della Cariplo chiedendo un contributo per i lavori in programma rilevando che “l’amministrazione dell’Asilo è praticamente sulle spalle del Parroco, il quale funge momentaneamente anche da presidente, essendo in corso il cambiamento di statuto con rinuncia del presidente ereditario.  Nell’attesa funziona un commissione  interinale della quale il sottoscritto è presidente”.

Tale auspicata modifica statutaria avverrà  solo con don Remo nel 2012,  questo conferma che tutte le notevoli migliorie sono sempre state finanziate dal generoso contributo della Parrocchia, dai vari benefattori a diverso titolo, dall’attività dei comitati  nati ad hoc,  da contributi comunali. Con don Angelo Cassani si inaugurò la quarta aula e si proseguì nel risanamento, così come con don Remo, cui si deve la costruzione della sezione primavera, il restauro del salone, dei cortili e delle facciate. Per tale necessità  ha parzialmente contribuito l’Associazione figli di don Angelo con  25.000 euro e si confida nella generosità consueta di tanti sostenitori, come è sempre avvenuto.

Da ultimo il nostro Asilo verrà impreziosito dall’affresco dedicato all’Angelo Custode, opera mirabile del pittore Gianfranco Battistella, realizzata con la consueta maestria e precisione, che si aggiunge ai tanti suoi affreschi che  già abbelliscono il nostro borgo, la preparazione del fondo e la messa in opera sono di Antonio Lo Fiego

Nel cartiglio si legge “Angelo di Dio che sei il mio custode”, ma per i piccoli che ancora non sanno leggere,  è immediato intuire la funzione protettiva dell’Angelo nell’atteggiamento verso i due bambini improvvidamente avventuratisi su un ponte malmesso gettato su di un rile in piena.

[1]Fondato a Lecco nel  1881

[2]La prima direttrice fu Suor Luigia Bardina coadiuvata dalle consorelle Rosina Cappo e Desolina Orlandi

[3]Cardani suor Claudina, Sessa suor Assunta, Alberio suor Santina, Cardani suor Angela, Cardani suor Mirella, Cardani suor Santuzza, Caruggi suor Natalina, De Bortoli suor Caterina, De Bortoli suor Mariangela, De Bortoli suor Rina, Morosi suor Pia, Reghenzani suor Maria, Riotti suor Giuseppina, Rustighini suor Amelia, Rustighini suor Maria, Sessa suor Clara , Tonelli suor Enrichetta. Il sacerdote Salesiano è Don Gianfranco Rustighini

[4]Ivi riposa tuttora sul lato di sinistra, per chi guarda la cappella cimiteriale nei vecchi colombari.

[5]E. Cazzani “Jerago e la sua storia”

[6]Legge 10-3-2002 n.62