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Le campane della antica chiesa di San Giorgio In Jerago – Uno dei primi concerti di campane del famoso fonditore varesino Bizzozzero

(Testo e ricerche di Anselmo Carabelli)

I Campana- 

Senza decorazioni floreali, reca circolarmente la scritta: PAX DOMINI SIT SEMPER VOBISCUM ANNO 1820 (La pace del Signore sia sempre con voi) – BIZZOZZERI VARESIENSIS FECERUNT (fatta dai Bizzozero di Varese nell’anno 1820)

II Campana- 

Senza fregi, reca circolarmente la scritta: GLORIA IN EXCELSIS DEO ANNO 1837 (Gloria a Dio nell’alto dei cieli anno 1837)- FELIX BIZZOZZERO VARESIENSIS FECIT (fatta da Felice Bizzozzero varesino)

Reca il bassorilievo di un Evangelista, di un Vescovo, di Cristo risorto e della Madonna in Trono. In basso due cinesini (riconoscibili dal copricapo a pagoda) che portano  sulle spalle un bastone cui é appeso un enorme grappolo d’uva, una donna che insegna ad uno scolaro, un San Giorgio a cavallo, Il Crocifisso

III Campana– Senza decorazioni. Reca circolarmente la scritta: SALVA NOS DOMINE   VIGILANTES  ANNO 1844 (Salvaci o Signore mentre siamo nella tua attesa) FELIX BIZZOZZERO VARISIENSIS FECIT. Reca il bassorilievo di un apostolo, di San Pietro, di Maria con Il Bambino, di San Giovanni.

IV Campana– Decorata con fregi e grappoli d’uva. Reca circolarmente la scritta – A FULGORE ET TEMPESTA LIBERA NOS DOMINE ANNO 1834 (dal fulmine e dalla tempesta preservaci o Signore) FELIX BIZZOZZERO VARISIENSIS FECIT

Reca il bassorilievo della Madonna del Carmine, di Sant’Agostino, di un vescovo che sta inserendo in un sacco alcuni frutti, di Sant’Antonio da Padova. In basso una Crocifissione (Cristo in Croce tra la Madonna e San Giovanni).

V Campana– Decorata con fregi e festoni floreali. Reca circolarmente la seguente scritta: CONVOCO-SIGNO-NOTO-DEBELLO ARMA-DIES HORAS NUBILIA LAETA ROGO ANNO 1866 (convoco, segnalo, do notizia-respingo il nemico e le sue armi-Invito a pregare per i giorni e le ore serene, la pioggia e le nubi). BIZZOZZERO FELICE FECE

Reca il bassorilievo della Madonna che sciaccia la testa del serpente, di un angelo che protegge alcuni bambini, di San Giacomo. In basso la Crocifissione, un San Giorgio, la Trinità. Si nota una abrasione come se si fosse cancellato un motto od una parola.

La descrizione delle campane corrisponde a quanto visibile ancora sugli attuali bronzi e da me rilevato durante il lungo periodo che le vide inattive e posate a terra per  instabilità del campanile,  dal 1 marzo 1970 al 6 ottobre 1991. Solo  la ristrutturazione del campanile della antica Chiesa di San Giorgio consentì di apprezzarne nuovamente il  suono. Oggi le campane sono mosse a motore, ma fino al 1970 per suonare bene le campane e fare una bella campanata necessitavano 5 persone disposte alle corde delle campane. Le corde, dalla sommità del campanile scendevano nella cella alla base, cui si accedeva dalla sacrestia vecchia con una scala di sei gradini. Il locale era angusto e quattro persone vi stavano appena. La 1^ campana, campanella aveva la sua corda subito a sinistra della scaletta, la 2^ subito a destra, la 3^ di fronte alla seconda, la 4^ di fronte alla 1^. Cosicché la 5^ o campanone, cadeva al centro della scala fra la 1^ e la 2^ . Chi teneva il Campanone rimaneva sulla scaletta e comandava la partenza delle varie campane, questi fu per molti anni l’espertissimo sig. Giovanni Riganti. Iniziando il concerto, le campane venivano messe in piedi, a bicchiere, leggermente inclinate, perché fossero pronte a partire muntà i campann si diceva. Si iniziava con una drizza cioè si rilasciavano a scalare al comando di: prima, segunda, terza, quarta e campanon. Poi i quatar: segunda, terza, quarta e campanon.  I tri: terza, quarta e campanon. Così si variava il suono e si ricominciava con na riversa che partiva dal campanon, quarta, terza, segunda, prima. Tra le varie possibilità di suono, il campanat dava alcuni preavvisi: Sulbià, Albizà, Cavaria, ci si preparasse dunque ai virtuosismi propri dei paesi indicati. Con Albizà si richiedeva che nella sequenza, terza e campanone suonassero all’unisono a buciada. Elenco dei Sacrestani: Alabardi Alessandro – Molla – Balzarini Valentino – Riganti Celeste – Cardani Carlo – Alabardi Angelo – Pigni Romano ed Attilio.

Comunque da questa ricerca mi rimaneva ancora un interrogativo generato dalla discordanza fra i dati di archivio che datano la consegna del completo concerto delle campane  al  26 luglio del 1820 in Varese e la data impressa ancor oggi sulle singole campane. Quel giorno, sono ormai due secoli , otto jeraghesi , rappresentanti del Parroco Giovanni Castagnola, i sigg: Franco e Pasquale Molla, Giorgio Caruggi, Giacomo e Giovanni senior  e Giovanni  junior Bardellini, Francesco Cardani e Francesco Antonio Puricelli,  si erano recati nella fonderia Varesina di Giuseppe Bizzozzero  per ritirare il concerto di cinque campane. Firmarono una liberatoria accollandosi il rischio e il pericolo del trasporto fino a Jerago, garantendo inoltre ed in solido col parroco  Castagnola il pagamento del debito residuo, previa autorizzazione per iscritto al Bizzozzero della confisca  delle due campane più grosse, se il debito non fosse stato estinto nei 4 anni a seguire. Ora se le carte erano state redatte così bene, perché in archivio si ha notizia della sola rifusione della campana N 5, rottasi nel 1865 per ammaloramento del castello e rifusa con esborso di denaro della parrocchia, anzi del parroco Maroni, ad opera dello stessa  officina Bizzozzero.  Le altre, ad eccezione della 1 campana ancora originale del 1820, portano altri anni, e quindi sono evidentemente state rifuse: 1837 rifusione della 2^, 1844 rifusione della 3^, 1834 rifusione della 4^;  rifusioni  senza  documento alcuno.

Siamo in presenza della amministrazione imperiale austriaca e tutti gli interventi sulle  fabbriche ecclesiastiche, presentati dalle fabbricerie sono soggetti a vigilanza del governo imperiale austriaco. Pertanto si obbliga al soggetto richiedente il controllo allo stesso iter usato per le opere pubbliche. La precisione, la leggibilità e la chiarezza di quegli atti, consultabili nel nostro archivio  sono una ulteriore testimonianza del  rigore di quelle amministrazioni.   In tale periodo, vigono per le fabbricerie  le stesse norme di garanzia previste per le forniture pubbliche, strade, appalti. Si  garantisce il fornitore sulla copertura e sulla certezza del suo credito, ma lo si obbliga ad un prezzo che preveda il ripristino a nuovo delle cose fornite per un tempo illimitato, qualora gli ammaloramenti fossero da addebitare a difetto di fornitura.  Chiaramente le campane sono garantite da rotture, ed è prevista la rifusione non onerosa a tutela del committente. Non dimentichiamo poi che il concerto di Jerago rappresenta forse uno dei primi concerti del fonditore Bizzozero, il quale stava introducendo proprio in quegli anni una nuova forma della campana, che consentiva, a parità di peso, un suono più potente e brillante. Quindi poichè il nostro concerto addirittura precede quello del  campanile del Bernascone a Varese S. Vittore è pensabile che proprio qui il fonditore abbia fatto i suoi esperimenti  per nuove forme e sonorità e di buon grado e a sue spese il Bizzozzero abbia rifuso le tre campane che si erano deteriorate.

Diverso il discorso per il campanone. I fatti risalgono al 1866, siamo ormai nel regno sabaudo. E’ sparito il latino dall’iscrizione e appare l’italiano del BIZZOZZERO FELICE FECE e forse sono venute meno anche le famose garanzie illimitate, anche se da un documento si rileva che fu il castello ad ammalorarsi  facendo battere la campana contro la cella. La campana fu rifusa a spese del parroco don Maroni e nella lega di bronzo per impreziosirne il suono i vecchi narrano che le nostre bisnonne regalarono, perchè vi fossero fusi i cuazz d’argent, cioè quegli spilloni che ingentilivano le capigliature delle donne lombarde, si pensi alla Lucia del Manzoni. La voce  di questo campanone poi,  i vecchi narravano che con vento favorevole si potesse sentire fino ai cinc strä da Busti oggi cinque ponti di Busto.