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Madonna di Fatima

Un dipinto della Madonna di Fatima, in ricordo di un recente pellegrinaggio è stato realizzato dal sig. Gianfranco Battistella nel corso dell’anno 2016, su commissione della famiglia Lo Fiego/Cardani.

Il dipinto è stato posizionato all’esterno della casa della suddetta famiglia in via A. Manzoni a Jerago, nelle vicinanze delle Scuole elementari.

Il dipinto va così ad arricchire il tour delle cappelline sacre ed edicole votive, che all’inizio delle pubblicazioni di questo blog avevamo promosso.

Un ringraziamento al sig. Battistella e alla famiglia Lo Fiego/Cardani per questa iniziativa!

Foto funerale Don Massimo Cervini – Maggio 1945 -corteo funebre

La foto è stata scattata in via Cavour a Jerago – fianco la ex Manifattura di Crosio.
Indicato dalla freccia è riconoscibile all’interno dei componenti del corpo bandistico Santa Cecilia, il signor Attilio Pigni – primo clarinetto.
Il Signor Attilio Pigni è padre di Romano Pigni, già sagrestano presso il Duomo di Milano, che ringraziamo per averci fornito questa fotografia, ricordo personale di suo padre

Terra arte radici – allocuzione di Anselmo Carabelli – 21 aprile 2007

È motivo di intensa commozione per me aggiungere il mio contributo a questo tema di ”memoria e passione sulle tracce della nostra storia” dopo gli interventi della dott. sa Alpago Novello Ferrerio e del sig. Zaffaroni, che sì esemplarmente hanno contribuito nella pratica alla conservazione ed alla ricollocazione  scientifica di molte vestigia delle nostre origini.

Non a caso è in questa aula, che fu chiesa di San Giorgio che si tiene questo incontro di presentazione. Perché essa, così come voi potete osservare, tanto bella ed accogliente è la realizzazione di un sogno, il sogno di Don Angelo Cassani che volle, che dal rudere che ormai era diventata, questa chiesa tornasse a rivivere nel suo splendore, testimonianza evidente ed inequivocabile della fede cristiana delle popolazioni che ci hanno preceduto.  E fu proprio nel portare a compimento questa opera che si misurarono l’esperienza ed il contributo di tanti amici e studiosi tra  quali, alcuni seppur molto giovani non sono più tra noi. Ricordo con riconoscenza lo stesso Don Angelo mancato recentemente, cui va tutta  la nostra gratitudine per questa grande opera. Ricordo Carlo Mastorgio,  primo ad offrire un supporto scientifico al lavoro di recupero immenso che qui si stava svolgendo, autenticando la romanicità del campanile, che lui aveva riconosciuta attraverso gli elementi di reimpiego romani, da lui  rinvenuti e mappati ai diversi piani delle campiture del campanile. Carlo volle certificare in un suo scritto la retrodatazione al X  secolo di questo manufatto. E con  la sua autorevolezza potè tacitare tutti coloro, che rimproveravano severamente chi con il restauro aveva consentito di spendere soldi per recuperare un campanile che era ritenuto dai più integralmente ricostruito nel 1820. Ricordo di essere salito con Carlo Mastorgio e con Zaffaroni sulle impalcature che ci portavano a ridosso della volta. Mentre Carlo complimentandosi si rallegrava per quei lavori e per la lungimiranza di Don Angelo, ci ricordava con orrore di quando, era stata richiesta la sua opera per sollecitare dalla sovrintendenza il placet per l’abbattimento (naturalmente ottenendo un suo rifiuto alla collaborazione per tale ufficio) Mi avrebbero dato una medaglia al valore ci disse se solo ci fossi riuscito. Questa citazione ricordo per rammentare ai più giovani il clima di disprezzo,intorno agli anni sessanta, per tutto ciò che aveva il difetto di ricordaci il passato.

Ma non possiamo dimenticare l’opera della dottoressa Maria Adelaide Binaghi-Leva, Sovrintendente archeologica per la Lombardia cui si deve, la ricognizione archeologica su quelli che, accidentalmente rinvenuti, ma preconizzati sia da chi vi parla che da Mastorgio, verranno scientificamente riconosciuti come l’abside e l’altare della primitiva chiesa datata dal VII sec. Vestigia, che data la posizione, sotto il transetto attuale, dovevano appartenere alla chiesa originaria di San Giorgio, la cui dedicazione al santo guerriero doveva essere ben cara ai Longobardi,  presenti in Arsago, dalla cui pieve dipendeva Allierago prima del X Sec.

Cio´che mi preme evidenziare, è che da un intervento nascono tutta una serie di interessi che riescono a ravvivare la vivacità culturale di un popolo che indaga la propria storia. Domande alle quali possiamo portare debitamente guidati i nostri figli, i quali si accorgono di un passato che riemerge vivissimo per chi sappia leggere.

Materiale romano di reimpiego, persino simboli apotropaici pagani, tracce di una chiesa primitiva sicura testimonianza di una cristianizzazione di VI e VII sec che comunque ci fanno spingere a riconoscere lo stretto legame con Arsago e i suoi Monumenti Cristiani, con le tracce longobarde

La collaborazione tra diverse persone e tra diverse discipline ha aperto per il nostro paese una finestra sul periodo altomedievale, partendo da osservazioni che si focalizzano proprio in questa chiesa  ipotesi, non campate per aria, portano a fatti concreti. E poiché la storia di questi restauri e di queste attenzioni, non è un unicum, ma si potrebbe ripetere in realtà similari limitrofe.

In morte di Luigi Turri, membro del comitato di San Rocco

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(testo letto da Domenico Lo Fiego alla fine della messa esequiale 8/8/2017)

Caro Gigi, nelle occasioni in cui  si parlava dei tempi trascorsi, ricordavi sempre, come i nostri vecchi al lavoro nei campi, quando  suonava l’ Ave Maria di mezzogiorno, si scoprivano il capo e chinandolo si rivolgevano al crocifisso del Campanile recitando una preghiera.

Ecco anche oggi, al passaggio del tuo corteo funebre dall’amata chiesa di San Rocco, uno del gruppo suonerà per te quella campana del piccolo campanile, che sempre saluta chi di noi, al compimento della vita terrena, raggiunge il Campo Santo.  Rintocchi di preghiera al Signore in tuo suffragio e ringraziamento per tutte le preziose energie versate nelle iniziative che, sempre in sintonia coi Parroci di san Giorgio, tengono viva la nostra chiesa di San Rocco.

Ti ricorderemo, sempre presente alla messa del lunedì, come hai fatto con estrema sofferenza anche in questi ultimi tempi, assiduo ai rosari, al triduo per la festa del Santo. Grazie per il tuo prezioso contributo nell’opera di manutenzione ed  alla convivialità che ha sempre fatto seguito alle feste religiose.

La tua testimonianza sarà per noi prezioso insegnamento.

In occasione del primo lustro della scomparsa del nostro caro amico Gigi, vorremmo proporre alla amministrazione comunale del comune di Jerago con Orago di dedicare il parco fronte Piazza Mercato alla memoria di Gigi Turri, parco che deve a lui la piantumazione del grande abete che si trova all’entrata, da lui regalato al Comune di Jerago Con Orago negli anni in cui fu presidente della locale Pro Loco.

ul Campanin Rumanic da San Giörg

foto di Francesco Carabelli

In dul an dul Nost Signur          

milneuvcéntnuvanta e vun  

sin mitù a suna’ anca lur      

i campan da sto Cumun              

I sentivum pù canta’     

i fasévan pù ” din don ”           

vidéi gio’ in mèza al prà       

l’éra na désulazion                

An  duü tirai giò inséma            

parché éan périculus                

Don Lüis gavéa un patéma            

a vidéi li’ sanza vus              

Ma pérò la züca düra                

dul Don Angiul e d’Jéraghés        

una  Tur da gran fatüra            

han ridài a sto paés               

“Bèla roba! và sai fan!”            

a diséa cèrta gént                 

“sa peu viv senza campan!!!        

i duarian fa un bèl niént”         

“Sto marsciön d’un campanin!       

a lé tut da büta’ gio’…          

a lüstral cume un füsil            

in invece dré anca mò”              

Par furtüna che ai bàban                 

quèi balos g’han dài mia trà        

al Cüräd gh’han dài na man            

ghé andài inanzii i laurà            

Però adès che hann vidù’

ca ghèm chi na méraviglia    

i cipisan quasi pù      

ghé cambiäda la quadriglia”

Cunt un mücc da vulunta’             

tanta bona e brava gént

han scuprì na rarita’

a partì quäsi da niént!                                                   

Mo che ul campanin l’é li’

drizz in tüt ul so spléndur

végh un monumént inscì

lé par tüc un grand unur

n’han parlò fin süi giurnäi

tant le’ vec e tant l’è bèl

fa na copia écéziunäl

mitù inséma al nost Castèl

Finalmént quand ghé na fésta

quand g’avèm d’andà in gésa

o a na cérimonia mèsta

quand na copia la sa spusa.

séntirém sunà a distésa

opür trista na campana.

la ga ciamarà a surprésa

fin che Dio al ga mét a nana.

Poesia scritta da Cesare Ferioli in occasione del restauro del campanile di San Giorgio in Jerago nel 1991 (versione tratta da Anselmo Carabelli con Enrico Riganti, Le ricette della nonna. Cucina, usi espressioni, attività, feste religiose nella vita di un borgo dell’alto milanese tra il 1800 e il 1940, Collana Galerate, Tipografia Moderna, Gallarate, 2000)

La Grotta di Lourdes di Jerago – Un´immagine d´epoca

Fermamente voluta e realizzata da Don Luigi Mauri dedicata alla Immacolata Concezione di Maria Vergine nel ricordo delle apparizioni di Lourdes. Anno 1960

Da questo luogo, così come dalla Sacra statua di Maria Immacolata nella Chiesa di Orago irradia la devozione mariana dei nostri paesi culminata con l’Atto di affidamento del Comune alla Beata Vergine Maria emanato dell’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Eliseo Valenti unitamente a tutti i consiglieri il giorno 31 dicembre del 2007 nel centenario di fondazione del Comune.

Così  è descritto questo significativo atto pubblico in ”Jerago con Orago un secolo con i suoi protagonisti” a pag. 98 :

“Con questo atto si riconosce, nel centenario del Comune, come le radici cristiane della nostra popolazione e la sua fede in Dio e nella protezione pubblica e privata della Madonna abbiano sempre guidato la concordia civile, sia nei momenti di dialettica politica più accesa, sia nei momenti di sospensione forzosa di tale dialettica, proteggendoci da esiti sovente irreparabili se non fossero stati mitigati da una profonda fede ….  Una popolazione che ha  trovato conforto, voglia di progredire, coraggio, proprio nella certezza dell’aiuto divino, con l’insegnamento dei parroci e guidata da amministrazioni il cui agire era profondamente ispirato dalla dottrina sociale della Chiesa”.

Maria Regina Pacis

foto di Francesco Carabelli

Da qualche mese è comparso un nuovo affresco mariano sui muri di Jerago con Orago.

Si trova verso la fine di via Cavour a Jerago, nei pressi di Corso Europa, ed  è stato installato sul muro della casa della famiglia Bertoncello/Carrieri, che ha commissionato il dipinto al pittore jeraghese Gianfranco Battistella.

Il tema scelto è quello di Maria Regina della Pace (Regina Pacis), tanto piu´attuale in questo periodo di conflitti bellici in Europa orientale.

I colori delle vesti di Maria richiamano infatti la bandiera Ucraina (giallo e azzurro) e la mela nelle mani del bambino Gesu´ ricorda che egli è il Salvatore (Σωτήρ) mandato dal Padre per redimere il mondo dal peccato originale di Adamo ed Eva.

Il pittore si è ispirato per le figure dipinte all´ambiente familiare, prendendo spunto diretto da sua nipote e da un suo cuginetto.

Ancora un altro bel quadro ad ampliare la devozione mariana del nostro paese!

Ringraziamo la famiglia Bertoncello/Carrieri e il pittore Gianfranco Battistella per questo regalo fatto alla nostra comunità!

foto di Gianfranco Battistella

foto di Gianfranco Battistella

Vecchia Edicola Beata Vergine de La Salette

Leggi nostri articoli precedenti sull´argomento

Foto Vecchia Edicola Beata Vergine de La Salette

Inaugurazione dell’affresco delle B.V. de La Salette- il perché di un’opera

In ricordo di Rina Cardani

foto di Francesco Carabelli

Rina – San Rocco: per anni è stato vissuto un sodalizio indiscusso

Negli anni della buona salute e del tempo disponibile, Rina ha dato le sue energie, la sua attenzione, le sue premure perché la chiesetta di San Rocco fosse custodita con ordine ed ogni oggetto fosse conservato con cura. L’arredo dell’altare e i paramenti del celebrante dovevano dimostrare la sacralità dell’ambiente; gli addobbi e i ricami dovevano esprimere la fede dei presenti e l’amore con cui lei, Rina tutto preparava per la Gloria di Dio.

Grazie per quanto hai fatto per la nostra comunità.

Don Franco Rustighini

Testo pubblicato nel numero di febbraio 2007  di Un popolo in cammino in ricordo del primo anno dalla scomparsa di Rina Cardani avvenuta nel gennaio 2006

Ricordo di don Franco Cardani

fonte immagine: https://www.chiesadimilano.it/news/preti-defunti-articoli-preti/don-franco-cardani-283278.html

Articolo di don Remo Ciapparella apparso sul numero di Ottobre 2019 di Camminiamo Insieme, informatore comunità pastorale “Maria Regina della Famiglia” Jerago-Orago-Besnate

Un tesoro di fratello. Noi Jeraghesi siamo orgogliosi di averlo avuto in dono, averlo incontrato, conosciuto, apprezzato per la sua signorilità e preparazione pastorale. E’ stato un dono straordinario al servizio umile e nascosto della CHIESA tutta, anche in momenti di sofferenza e difficili. E noi lo abbiamo donato volentieri alla CHIESA  tutta.

Quando si incontrava, non si tornava a casa senza aver ricevuto da lui un insegnamento, un consiglio a volte accompagnato dalla sua proverbiale ironia che era segno di una persona intelligente e capace di ridere di se stesso senza complessi. Era naturale e trasmetteva quella passione per la Chiesa e per gli altri che non è comune avvertire in guide spirituali. Tanti l’avevano scelto come confessori, anche sacerdoti, proprio per questa sua ricchezza d’animo e naturalezza nel vivere la fede senza cedimenti e coraggio. Alla fine ha vinto la debolezza del fisico, ma sempre pronto a dare il massimo fino all’ultimo. Una delicatezza umana che aveva come unica preoccupazione di non urtare nessuno e di non essere di peso. Un grazie speciale alla sorella ROSA che si è sobbarcata in ultimo tutto il peso di seguirlo e accompagnarlo all’incontro con GESU’. Un esempio per tutti noi, un frutto di un albero rigoglioso di una comunità semplice come quella di JERAGO che ha saputo nella fede vissuta senza clamori attingere alla radice profonda della testimonianza dei nostri padri, e dare alla CHIESA CAPOLAVORI meravigliosi come questo.

GRAZIE don FRANCO!