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La nuova Chiesa di San Giorgio

fonte immagine: parrocchiasangiorgio.it

Tutto ebbe inizio il 21 settembre 1922 alle ore 20.00 al suono della campana maggiore, quando un centinaio di capi famiglia, in risposta alla convocazione del parroco Don Massimo Cervini, accettarono di sottoscrivere un piano di finanziamento per la costruzione della nuova chiesa Parrocchiale. I lavori procedettero alacremente grazie al sostegno ed alla generosità di tutti gli Jeraghesi tanto che il 23 aprile dell’anno successivo Mons. Claudio Nebuloni benedisse e pose la prima pietra della chiesa di San Giorgio Martire.

Le opere di costruzione proseguirono a ritmo serrato per gli anni successivi tanto che  per la fine di gennaio del  1927 furono terminati tutti i lavori di muratura e venne deciso  che la nuova chiesa avrebbe avuto la sua inaugurazione per la Festa della Madonna del Carmine, la terza domenica dello stesso anno . La  Provvidenza e la  tenacia del parroco unite agli sforzi di tutti i parrocchiani non disattesero all’appuntamento e il 17 luglio del 1927 alle 5,30 tra la commozione generale venne celebrata la prima Messa nella nuova chiesa. Dopo l’inaugurazione nel 1930 delle cappelle dedicate a S. Carlo e alla Madonna del Carmine finalmente la mattina del 14 settembre 1932 il Card. A. I. Schuster, in visita pastorale alla parrocchia, diede inizio alla lunga e suggestiva cerimonia di consacrazione. Gli anni a seguire furono impegnati per le decorazioni e la realizzazione dei grandi affreschi che ebbero termine l’8 giugno 1940; l’opera era completata ma la felicità durò poco poichè due giorni dopo l’Italia sarebbe entrata in guerra. In decenni di storia hanno percorso queste navate illustri rappresentanti della Chiesa ambrosiana  quali il beato Card. Schuster, il Card. Montini, diventato Papa Paolo VI, il Card. Colombo , il Card. Carlo Maria Martini, Mons. Mario Delpini e più modesti pastori; a loro va la nostra riconoscenza per aver permesso la costruzione, la conservazione e l’arricchimento della dimora del nostro Dio, per averla resa nel tempo dignitosa e degna della sua grandezza.  

Storia della Chiesa di San Rocco

La chiesa di San Rocco e’ da considerarsi, in origine, come piccolo oratorio campestre, costruito dalla Parrocchia di San Giorgio negli anni che vanno dal 1570 (visita di S.Carlo) al 1630 anno della benedizione e della prima S. Messa.  La dedicazione a S.Rocco é chiaramente motivata dal desiderio del “popolo jeraghese” di ringraziare il santo patrono degli infermi e degli appestati “per essere egli stato preservato dal contagio del 1630” (il riferimento e’ del Parroco G. Bonomi 1636-1675; la peste e’ quella ricordata dal Manzoni nei Promessi Sposi).

(fonte immagine: beweb.chiesacattolica.it)

Sorta quindi come Cappelletta isolata ”in mezzo ai campi”, diventata nel 1750 “la Chiesetta del Rione di San Rocco” quando viene dotata del nuovo altare “in mattoni” posto sotto l’abside semicircolare.

La “pala” dell’altare, in “legno di fattura settecentesca”, incornicia un quadro di “S.Rocco Pellegrino”, raffigurato nella classica iconografia “con cane ed angelo”, di modesta fattura, proveniente dalla chiesa vecchia di “San Giorgio”, da dove appunto in quegli anni era stato eliminato l’altare del Santo, in corrispondenza con la costruzione della nuova chiesetta a lui dedicata.

Di grande interesse, sempre sulla pala dell’altare, un quadro  con Madonna e Bambino del Sassoferrato (Giovanbattista Salvi, detto il S. 1609- 1685 ) quadro molto simile a “Madonna con Bambino ed Angeli” esposto in Brera. Attualmente la pala dell’altare e’ stata spostata sulla destra entrando e il quadro del Sasso ferrato é solo in copia, poiché l’originale viene custodito  altrove per la sua preziosità. Nel 1816 viene dotata di una bel lissima via Crucis opera dell’incisore Mochetti, dal 1742 viene  usata dalla Confraternita del Carmine per le proprie riunioni, delle quali rimane testimonianza nel bellissimo “Tableu delle presenze”, in legno intarsiato, che racchiude un originale istogramma con segnalini in legno  (lato sinistro dell’altare).  Sulle pareti a sinistra il “Quadro di San Carlo”, di ignoto, raffigurante il santo in atto benedicente. Nella nicchia del lato sinistro si ammira la statua della Madonna del Carmine, tanto cara ai vecchi jeraghesi di fattura seicentesca proveniente dalla chiesa vecchia di San Giorgio (attualmente in restauro) di seguito un seicentesco quadro di San Antonio recentemente restaurato.

Sulla parete di destra, la pala dell’altare settecentesco, qui relegata dopo la ristrutturazione del 1980 (arch. Moglia), sopradescritta e di seguito verso il portone di ingresso il quadro detto della Madonna della Noce, dalla viva espressione materna della Madonna, la cui aureola non marcata sfuma circolarmente sino a sparire, opera di ignoto 1700.  La chiesa é stata recentemente ristrutturata con il rifacimento del pavimento la posa di un altare postconciliare, la revisione del soffitto a cassettoni.

L’aspetto modesto della facciata, semplicemente intonacata a calce, è comunque impreziosito dalla elegante scalinata e dal mosaico del concittadino pittore Ambrogio Riganti, rappresentante un San Rocco pellegrino che va devoto per la sua strada di carità e amore, consapevole del dolore, ma anche della profonda bellezza della vita rappresentata dalla bellezza dei prati intorno. L’amorevolezza dell’angelo richiama nella inclinazione del viso la Madonna della fuga in Egitto  (Varese Sacro Monte la Via delle Cappelle). Un elegante piccolo campanile ad una sola €campana, conferisce un semplice ritmo a tutto il volume archi tettonico.

FESTE DI PAESE

Le feste religiose furono per molti anni l’occasione per frequentare i paesi vicini, nonché l’opportunità per i giovani e le giovani di conoscersi, con tutta la circospezione e la prudenza che le abitudini imponevano. Quando poi queste conoscenze furtive, per interessamento delle famiglie e con l’aiuto di un intermediario, sbocciavano in un matrimonio erano le famiglie intere che si spostavano di paese in occasione della festa patronale invitati dai parenti acquisiti, e se il tempo era propizio si imbandivano grandi tavolate sotto la pergola della vite, che solitamente copriva un fazzoletto di cortile davanti all’uscio della casa di ringhiera. La “Topia”, il pergolato aveva quindi la funzione di proteggere dal sole questi raduni. Il ricordo di queste tavolate imbandite nei cortili, alle quali sedevano ospiti anche i vicini di casa rappresenta sicuramente ancora oggi lo stimolo che  spinge a ritrovarsi convivialmente tante persone in occasioni particolari. Alla Madonna del Carmine, dopo la messa grande ci si riunisce sotto i pini del boschetto dell’Oratorio, così anche per San Rocco, quando la tradizione voleva che ci si trovasse sul sagrato, dove ai passanti veniva offerto anche del buon vino. Vi sono anche occasioni speciali di convivialità quali le ricorrenze per i nostri Sacerdoti le feste dell’Asilo o ricorrenze prettamente locali: la tavolata estiva degli abitanti delle vie Sabotino e Rossini, che nulla hanno da invidiare alle note tavolate delle contrade di Siena anche per l’andamento decisamente sinuoso della via ed alla festosità dei conviviali, o alla tavolata di ferragosto degli abitanti del Tougnon, forse uno dei più raccolti cortili dei nostro borgo che con le loro stornellate riescono a rallegrare anche fino al Caverzasca. Gran bel cortile, non per nulla  il Signor Panfili se ne accorse quando vi ambientò l’Ultima Cena della Passion dul Signur.