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Il Santuario di Santa Maria della divina grazia in Buzzano

Nell’ambito della nostra comunità pastorale “Maria Regina della Famiglia” vi è la chiesa dedicata alla Beata Vergine Maria in Buzzano di Besnate. Questa chiesa ci era nota perché meta, la prima domenica di maggio, del pellegrinaggio annualmente effettuato dai solbiatesi in ottemperanza ad un antico voto di ringraziamento per la protezione divina ottenuta durante una moria di bambini. Al  passaggio da Jerago, di mattina molto presto, provenienti dal Molinello e dalla strada dello Streccione (via Dante), erano accolti dal parroco di San Giorgio già in veste liturgica, sul portale della chiesa vecchia e da una grande scampanata. Raggiungevano poi la Madonnina di Loreto (edicola della via G. Bianchi) dove il parroco di Solbiate iniziava una preghiera mariana ed il suo sguardo  spaziava su tutto il corteo  che si allungava fino al Rià. Da lì verso san Giacomo e  dopo la cascina Cassanelli (Casanitt) ci si inoltrava sulla via per Besnate, fino all’antico sentiero che, attraverso i boschi, portava direttamente alla cascina del Laghetto ed alla cascina Arianna verso Buzzano S. Maria,  forse un tratto dell’itinerario antico della via Novaria. La cappella, attualmente meta della conclusione del mese mariano della nostra comunità pastorale, in passato fu tappa di un piccolo pellegrinaggio, indetto dal parroco don Luigi Mauri, che portava gli jeraghesi da San Giorgio a San Giacomo, a Santa Maria di Buzzano e come tappa finale la Chiesa di Santa Maria della Ghianda in Mezzana. Questa devozione poteva considerarsi, memoria del ben più impegnativo  pellegrinaggio a piedi, che nei  giorni dell’Assunta si effettuava verso il Sacro monte di Varallo Sesia.

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La chiesa di Santa Maria in Buxano, pieve di Arsago è citata nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero (circa 1300),  ma della antica costruzione di braccia 23 x10 con due altari e un campanile, descritta anche dal Clivone nella sua  qualità di visitatore di San Carlo,  rimane ora solo il campanile romanico e la parte absidale, che conserva l’affresco di Maria assisa col Bambin Gesù, con molta probabilità proveniente dalla parete del vecchia chiesa. Gli edifici residuali sono stati  risparmiati dal maldestro abbattimento, avvenuto negli anni 60 dello scorso secolo, che ha interessato tutta la rimanente costruzione cinquecentesca. Lo studio delle origini della  chiesa apre una vicenda significativa della nostra storia. Il nome antico dell’edificio sacro fu Santa Maria del Gallo, memoria dei frati benedettini fondatori, che provenienti dalla elvetica San Gallo, nei pressi del lago di Costanza, dopo aver ottenuto un appezzamento di terreno a nord di Besnate, vi si insediarono nel 943.

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Qui costruirono il monastero ed una chiesa come testimonia ancora il campanile, che grazie alla comparazione stilistica viene attribuito al X sec.. Si noti che a soli 5 km. di cammino boschivo, oggi inibito da autostrada e ferrovia vi è l’altra chiesa di San Gallo in Vergiate, essa pure benedettina, ma con analogo riferimento agli stessi monaci di San Gallo. Possiamo dunque intuire l’importanza dell’opera di tale comunità monastica, che associa: alla meditazione, alla preghiera ed al culto, la trasformazione del territorio per consentire, condividendola, una vita migliore a chi abbia la ventura di vivere in questi luoghi. Chi osservi l’antropizzazione antica, cioè l’intervento umano sul  territorio a nord di Besnate , ma in particolare intorno alla cascina Arianna, al laghetto, risalendo fino alla Passarina, al monte della Premornera, al monte di Quinzano, (zona oggi onorata dalla cappellina della Madonna del Riposo) può riconoscere ancora le tracce della antica pratica agricola che appaiono sia dalla  disposizione che dalla dimensione dei campi, nella zona della cascina Arianna. La presenza di importanti rogge e fossati che impedivano alle acque di imputridire e che,  sapientemente gestite  con canali adduttori e scolmatori, con bacinetti di piena e di magra, sono fonte di una florida agricoltura irrigua con notevole possibilità di fienagione conferma l’ipotesi. Oggi l’abbandono dell’uso agricolo e la trascuratezza nella pulizia dei fossati, sta riconsegnandoci le paludi, in uno scenario forse simile al periodo iniziale dell’insediamento benedettino del decimo secolo. Ma addirittura i luoghi diventarono tanto fertili da entrare successivamente nelle mire dei Visconti che, nell’agosto del 997,  ottengono da Ottone III il dominio su Besnate, definito nel testo imperiale come giurisdizione sul territorio, unita alle collette e all’albergaria della campagna di Albizzate, assieme al mercato e la scuderia di Besnate- (da “Storia di Somma Lombardo-L. Melzi 1880”) . Tutto questo deve aprire una maggiore attenzione verso il periodo Altomedioevale, verso il fenomeno conosciuto come incastellamento, rappresentato dalla presenza di recinti fortificati, nucleo dei futuri castelli, all’interno dei quali i contadini difendevano le loro derrate,  dal passaggio di bande armate.

Si ringrazia per le prime due fotografie Matteo Alabardi