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Orago nella Galleria vaticana delle Carte geografiche

(ricerche  A. Carabelli)

La galleria delle Carte geografiche, venne inaugurata nel 1581 dal papa bolognese Gregorio XIII Boncompagni colto e severo Pontefice della Controriforma. Pontefice che amava in ugual modo la Chiesa, le scienze e le arti, cui si deve anche la riforma del vecchio calendario giuliano. Fu insegnante all’università di Bologna e collega del matematico, geografo e cosmografo Ignazio Danti, che chiamò a Roma per progettare le quaranta carte geografiche, realizzate ad affresco da un team di pittori tra i quali il varesino Giovan Antonio Vanosino, specialista in riproduzioni cartografiche, unitamente a Girolamo Muziano, Cesare Nebbia ed ai fiamminghi Mathias e Paul Bril. La galleria fu realizzata per consentire una passeggiata nell’Italia rappresentata su carte dislocate lungo le pareti, restituite in prospettiva aerea ed in scala variabile da regione a regione. In quella identificata dal cartiglio Mediolanensis ducatus si illustra la Lombardia e nella zona dei laghi è ben evidenziato Orago, naturalmente questo ci inorgoglisce. La cartina dove il nome di Orago, risulta sovradimensionato anche rispetto a Galarà e Crena consentiva al Papa di orientarsi anche geograficamente nelle sue scelte temporali. Venti anni dopo il Concilio di Trento, papa Gregorio, poteva ben accompagnarsi a San Carlo in quel corridoio, discutendo dei problemi della riforma protestante e del pericolo di un suo insinuarsi nel Ducato milanese  al seguito di una possibile calata di armigeri svizzeri. Non a caso, un riformatore temibile quale Huldrych Zwingli[1]del canton Glarona, cappellano al seguito degli svizzeri, lo si era visto passare anche nel gallaratese. Bisognava essere vigili, anche se i fatti recenti dal 1517, quali la sconfitta a Marignano (Melegnano) denunciavano come gli elvetici avessero perso molto dello smalto guerriero a motivo delle discordie tra cantoni e della poca familiarità al combattimento in vasta pianura. I confederati avevano anche garantito al re francese la rinuncia alla loro politica espansionistica. In quella passeggiata romana,  il nostro Arcivescovo, che  ben conosceva l’orografia montana dell’alto Ticino, avendo visitato  più volte Biasca e la sua   chiesa romanica di San Pietro, che si affaccia sia sul Lucomagno che sul Passo del San Gottardo, avrà  sicuramente tranquillizzato il Papa facendogli notare come Lugano, e particolarmente  Bellinzona, con i suoi potenti  castelli,  seppur ceduti di recente alla Confederazione, erano col vicino Uri, cantoni di provata fede cattolica, quindi baluardi sicuri.  Esisteva poi tutta una seconda linea, di difesa nel varesotto: la cerchia di Castelli Viscontei e del Seprio tra le radici del lago Maggiore e di Como. E’ bello immaginare come San Carlo indicasse al Papa proprio Orago come centro rappresentativo di quella serravalle e di quel baluardo. Questo riferimento alla riforma protestante, ed alla riforma Cattolica ci fa apprezzare il motivo della grande attenzione che il Cardinale Carlo riservò a tutte le parrocchie della sua diocesi visitandole personalmente, con massima cura per l’educazione dei sacerdoti e la loro fedeltà ai dettami del Concilio di Trento. Non fu un caso che alcune comunità protestanti[2], si erano formate autonomamente attorno a sacerdoti italiani che si erano autoesclusi dall’obbedienza al Papa. Ecco allora che il Cardinale elogia i parroci che leggono ad alta ed intelligibile voce, la bolla in Coena Domini di Gregorio XIII[3], a tutta la popolazione radunata in chiesa, ivi compresi i titolari del castello; bolla con la quale si condannava la protezione accordata agli eretici, la falsificazione di qualsiasi documento pontificio e molto altro. Ecco perché è importante che i sacerdoti siano dotti e capiscano bene ciò che leggono. Solo così possiamo apprezzare le raccomandazioni e gli ordini particolari dati al parroco Giacomo dell’Acqua (infra ordinanze particolari).

23 giugno 1570 (Visita del Cardinale Carlo Borromeo alla parrocchia di San Giovanni Battista)

Compiuta la visita a Cavaria il Cardinale nello stesso giorno salì ad Orago: villaggio che contava circa 120 anime. Era parroco prete Giacomo Dell’Acqua di anni 36, provvisto del beneficio parrocchiale da Papa Pio IV, nel novembre del 1564, per la morte di prete Bernardo da Cassano, immediato ed ultimo rettore di questa parrocchia. Nello stato del clero della Pieve di Gallarate del 1570 si legge di lui che era di buona vita, che leggeva bene, ma capiva poco[4]). Tra le ordinazioni lasciate si legge:

“Si faccia una sacristia a mano sinistra dell’altare et una cappella grande col suo armario et altre cose

Si exorta la sig. ra Bianca finir la cappella cominciata (infra Bianca Visconti Lampugnani)

Erigiamo ex nunc in questa chiesa la scuola del S.mo Sacramento sotto le regole date in stampa

Si faccia un Pallio di ciambellato bianco, con pianeta et fornimenti del medesimo colore, quando si potrà.

Si faccino quattro tovaglie longhe che cuoprino i doi lati dell’altare secondo la forma delle istruttioni g,nali (generali).

Si compri un aspersorio secondo la forma con un sedellino per l’acqua santa ed una baciletta per la messa.

Si provveda di una continenza longa per portare il S.mo Sacramento agli infermi. Si faccia un baldacchino per portare il Sacramento.

Si provveda doi fodrette per custodire il calice.

 Si facciano quattro fazzoletti per asciugare le mani nella messa.

Si compri un cossino et scabellino per il messale.”

Ordini particolari per il parroco Dell’Acqua: “Fra un anno venga da noi a Milo (Milano) all’esamine”[5]

[1]Lutero, Zwingli, Calvino, Melantone, Ecolampadio sono considerati i padri della riforma protestante. Nella Confederazione elvetica si erano formate due fazioni contrarie: Unione cristiana, protetta dagli austriaci che riuniva i cinque cantoni cattolici e l’alleanza evangelica dei quattro cantoni protestanti: Zurigo, Basilea, Berna, Sciaffusa con gli alleati San Gallo, Bienne, Mulhouse e Strasburgo. I cantoni Glarona; Friburgo, Soletta e Appenzello rimasero neutrali. vedi Piero Bianconi, Simona Canevascini, L’esilio dei protestanti Locarnesi, Locarno 2006, Armando Dadò Editore.

[2]Il riferimento è alla nota precedente sull’origine dei protestanti locarnesi

[3]Il papa cui si deve la carta geografica in oggetto

[4]Archivio Arcivescovile . Sez,X, pieve di Gallarate

[5]Archivio Plebano/Gallarate) f.81-89-119 – La lingua usata nel testo delle ordinazioni non è propriamente letteraria; utilizza un gergo volgare tale da renderlo comprensibile ai destinatari