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Storia della Chiesa di San Rocco

La chiesa di San Rocco e’ da considerarsi, in origine, come piccolo oratorio campestre, costruito dalla Parrocchia di San Giorgio negli anni che vanno dal 1570 (visita di S.Carlo) al 1630 anno della benedizione e della prima S. Messa.  La dedicazione a S.Rocco é chiaramente motivata dal desiderio del “popolo jeraghese” di ringraziare il santo patrono degli infermi e degli appestati “per essere egli stato preservato dal contagio del 1630” (il riferimento e’ del Parroco G. Bonomi 1636-1675; la peste e’ quella ricordata dal Manzoni nei Promessi Sposi).

(fonte immagine: beweb.chiesacattolica.it)

Sorta quindi come Cappelletta isolata ”in mezzo ai campi”, diventata nel 1750 “la Chiesetta del Rione di San Rocco” quando viene dotata del nuovo altare “in mattoni” posto sotto l’abside semicircolare.

La “pala” dell’altare, in “legno di fattura settecentesca”, incornicia un quadro di “S.Rocco Pellegrino”, raffigurato nella classica iconografia “con cane ed angelo”, di modesta fattura, proveniente dalla chiesa vecchia di “San Giorgio”, da dove appunto in quegli anni era stato eliminato l’altare del Santo, in corrispondenza con la costruzione della nuova chiesetta a lui dedicata.

Di grande interesse, sempre sulla pala dell’altare, un quadro  con Madonna e Bambino del Sassoferrato (Giovanbattista Salvi, detto il S. 1609- 1685 ) quadro molto simile a “Madonna con Bambino ed Angeli” esposto in Brera. Attualmente la pala dell’altare e’ stata spostata sulla destra entrando e il quadro del Sasso ferrato é solo in copia, poiché l’originale viene custodito  altrove per la sua preziosità. Nel 1816 viene dotata di una bel lissima via Crucis opera dell’incisore Mochetti, dal 1742 viene  usata dalla Confraternita del Carmine per le proprie riunioni, delle quali rimane testimonianza nel bellissimo “Tableu delle presenze”, in legno intarsiato, che racchiude un originale istogramma con segnalini in legno  (lato sinistro dell’altare).  Sulle pareti a sinistra il “Quadro di San Carlo”, di ignoto, raffigurante il santo in atto benedicente. Nella nicchia del lato sinistro si ammira la statua della Madonna del Carmine, tanto cara ai vecchi jeraghesi di fattura seicentesca proveniente dalla chiesa vecchia di San Giorgio (attualmente in restauro) di seguito un seicentesco quadro di San Antonio recentemente restaurato.

Sulla parete di destra, la pala dell’altare settecentesco, qui relegata dopo la ristrutturazione del 1980 (arch. Moglia), sopradescritta e di seguito verso il portone di ingresso il quadro detto della Madonna della Noce, dalla viva espressione materna della Madonna, la cui aureola non marcata sfuma circolarmente sino a sparire, opera di ignoto 1700.  La chiesa é stata recentemente ristrutturata con il rifacimento del pavimento la posa di un altare postconciliare, la revisione del soffitto a cassettoni.

L’aspetto modesto della facciata, semplicemente intonacata a calce, è comunque impreziosito dalla elegante scalinata e dal mosaico del concittadino pittore Ambrogio Riganti, rappresentante un San Rocco pellegrino che va devoto per la sua strada di carità e amore, consapevole del dolore, ma anche della profonda bellezza della vita rappresentata dalla bellezza dei prati intorno. L’amorevolezza dell’angelo richiama nella inclinazione del viso la Madonna della fuga in Egitto  (Varese Sacro Monte la Via delle Cappelle). Un elegante piccolo campanile ad una sola €campana, conferisce un semplice ritmo a tutto il volume archi tettonico.

Scorci Paesani

Ricordando il compianto Sig. Osvaldo Tonelli, ne pubblichiamo una poesia apparsa negli anni ’60/’70 su Jerago: Rassegna di vita cittadina, pubblicazione del Centro culturale Ul Galet.

In una piazza piccina piccina      

c’e una Chiesetta tanto carina     

il campanile, una sola campana     

ed al suo fianco una cara fontana  

proprio di questa vi voglio parlare 

con pochi versi la storia narrare   

non e’ recente eppur é nostrana:    

povera e cara, vecchia fontana       

Quando bambino la mamma cercavo     

e in nessun posto ahimè la trovavo 

venivo da te che non eri lontana    

povera e cara vecchia fontana       

Lì la vedevo intenta a lavare      

con altre donne ciarliere a parlare 

Eri un salotto di vita mondana      

povera e cara, vecchia fontana.     

Vicino al cancello mi soffermavo    

e delle comari il discorso ascoltavo

sedevo e giocavo sull’erba ortolana 

povera e cara vecchia fontana       

                    

Poi venne la guerra, tutto sconvolse

e la bontà nei cuori travolse

più non ti giunse l’acqua paesana:

povera e cara vecchia fontana

Finita la guerra rinnovatrice

ti preferiron la lavatrice

Così sei rimasta inutile..arcana:

povera e cara vecchia fontana

Ora un museo di cose un po’ strane

spazzaneve, bisce, topi e rane

e lì marcisci tra l’erba malsana:

povera e cara vecchia fontana

Zitta riposi tra lezzo e marciume

sempre in attesa che questo Comune

suoni per te, un dì la campana:

Povera e cara vecchia fontana

Presenta anche tu un bel ricorso,

(che’ qualcuno ti venga in soccorso)

Via Indipendenza, Giunta Nostrana.

povera e cara vecchia fontana

Ricorda però a carta bollata

che’ la domanda non sia cestinata.

Chissà che un giorno passando di lì 

io ti ritrovi come ai bei dì,

Allora insieme andremo in Chiesetta

zitti e devoti a suonar la campana

ringrazieremo la Giunta Paesana;

povera e cara, vecchia fontana. 

                                         Osvaldo Tonelli

La chiesa indicata e’ la chiesa di San Rocco e forse, anche in seguito a questa poesia, la fontana fu ristrutturata in un deposito di attrezzi del comune

A vèla – La bandierina segnatempo del campanile

bandierina

 

Gli anziani che parlavano il dialetto spétasciò, per intendersi quello bello grosso e autentico diverso dall’odierna forzata traduzione dall’italiano, chiamavano Vèla la bandierina segnatempo del campanile. Alla base della croce col suo roteare ci avvisa ancora del clima, più precisa della meteo della Svizzera italiana o di un altimetro in montagna.  In estate la bandierina che guarda a sud-est spinta dal vento di Santa Caterina del lago maggiore, è foriera di grandine e tempesta. Quando il cielo si faceva nero e cupo, era allora che il sacrestano, normalmente un Riganti della Piazza, correva aiutato dai famigliari a suonare il rum, cioè le campane a distesa, che innalzassero col loro suono il motto fuso nella IV campana a fulgore et tempesta libera nos Domine –dalla folgore e dalla tempesta liberaci o Signore. L’esperienza insegnava che il forte suono delle campane riusciva a neutralizzare le nubi gravide di grandine.  Il parroco si affrettava sota ul portig portico esterno della chiesa antica per la benedizione e per domandare al Signore la calma degli elementi. Nei tempi passati, si viveva di agricoltura e la grandine sarebbe stata un autentico disastro. Non ci si meravigli, ma prima dell’ultimo ampliamento della chiesa vecchia, circa 1880, essa era dotata di portico o Pronao come si dice oggi e doveva essere molto bello a memoria dei vecchi, col suo sagrato nobilitato da beole, che tolte sono servite per lo zoccolo della facciata ottocentesca. Dismessa la Chiesa al culto, i gradini di accesso al portone sono stati asportati per facilitare la viabilità della via Colombo e riutilizzati nella scalinata in pietra di San Rocco. Prima di quell’ultimo allungamento, la nostra antica chiesa nella sua parte anteriore assomigliava un poco a quella di Sant‘Alessandro di Albizzate, e da quella loggetta la prima domenica di maggio il nostro parroco, già in veste liturgica per la prima messa del giorno, accoglieva benedicente i pellegrini di San Maurizio di Solbiate  che in processione  si recavano al Santuario di Santa Maria in Buzzano per sciogliere il loro antico voto alla Madonna che li aveva salvati da una funesta moria di bimbi. Vedere solbiatesi incedere lentamente, pellegrini per le vie del paese tra San Giorgio, la cappellina della Madonnina di Via Bianchi, la chiesa di San Giacomo presso il Castello, ci autorizzò a soprannominarli benevolmente Lumaguni da Sulbià – lumaconi.  Tornando alla Véla, un osservatore attento, può apprezzare come essa sia traforata col simbolo del biscione visconteo, ma sopra vi sia rivettata una lamina in ferro pure traforata da un’aquila absurgica. Questo conferma i dati di Archivio, dove si può rilevare che Il primo ampliamento della chiesa, quella descritta da San Carlo e dal cardinale Federico, avvenne in forma massiccia ad opera del capomastro Piantanida dal 1750, rendendo necessaria la sopraelevazione del Campanile (parte tinta in giallo), che altrimenti sarebbe scomparso, soffocato nei nuovi volumi. Amministrativamente ci riferiamo  all’epoca del severo governo della Lombardia Austriaca di Maria Teresa e possiamo ben dedurre che il pubblico decreto di attuazione, l’attuale licenza edilizia, avesse richiesta la sovrapposizione dell’aquila absburgica all’ormai obsoleto biscione visconteo.   Fortunatamente il restauro della Croce cuspidale fatta ad opera del sig. Giovanni  Franchina, che in originale è ora  custodita nella casa parrocchiale, ha ben rispettato questa peculiarità, rivettando ancora sulla bandierina  la  targhetta con l’aquila. Ma non posso ignorare il caro Gigi Turri, cui si deve la messa in opera del meccanismo che consente alla bandiera di prendere il vento e di muoversi liberamente, pur in presenza dell’ostacolo dell’asta del parafulmine. Lo vedo ancora, quando si stava togliendo il ponte che fasciava il campanile a restauro ormai finito, appoggiare quasi funanbolicamente la scaletta alla cuspide, per assicurarsi, da bravo meccanico quale era, che quel lavoro fosse fatto bene. Mi diceva: Te vedat Anselmo, la vèla la ga da girà anmò par tanti secul – vedi Anselmo, questa bandierina deve muoversi ancora per tanti secoli, come a dire che ciò che si fa per la chiesa deve essere fatto molto bene, perchè sarà giudicato col metro dei secoli. Lo sguardo su quella bandierina e sulla Croce che la sovrasta aveva dilatato la nostra attenzione verso chi ci aveva preceduto e verso coloro che sarebbero venuti dopo di noi, in armonia con gli insegnamenti della comune fede cristiana.

 

 

                                                    

30 settembre 1934: il quadro di San Giovanni Bosco opera del pittore Ambrogio Riganti viene offerto alla chiesa di san Giorgio

note e ricerche di archivio di A. Carabelli

san rocco pellegrino a. riganti

I festeggiamenti per la canonizzazione di Giovanni Bosco, furono  caratterizzati dalla  grande partecipazione dei parrocchiani alla processione che si snodò dall’Asilo alla Chiesa il giorno 30 settembre 1934 per le vie del paese. Gli jeraghesi che dal 1903 ebbero la fortuna di avere in parrocchia le suore di Don Bosco, vollero così manifestare la loro gioia e il ringraziamento al novello grande santo ed alle nostre salesiane.  La processione aperta dal mossiere sig. Emilio Riganti FRA, messo comunale, viene così descritta nel libro delle cronache: “Il sacro corteo presentava un aspetto fantasmagorico assai suggestivo. Alle varie confraternite e associazioni erano inframmezzate una quarantina di ragazze biancovestite recanti gli stemmi di tutte  le nazioni in cui sono ramificate le opere salesiane… Ma l’attenzione di tutti era fissata sul carro trionfale con la reliquia del Santo che recava l’artistico quadro su cui l’abile pennello del nostro bravo pittore Ambrogio Riganti  ha espresso la cara e paterna immagine dell’apostolo della gioventù.”

Il quadro del Santo è visibile sopra la porta di ingresso alla sacrestia, nella navata destra.  In posizione simmetrica, nella navata sinistra, si apprezza  il quadro di Santa Maria Domenica Mazzarello fondatrice delle Suore di Maria Ausiliatrice, opera realizzata ed offerta dallo stesso pittore nel 1951 in occasione della canonizzazione.  Facciamo così conoscenza di questo pittore jeraghese cui si devono anche i disegni  per i candelabri e le lampade in ferro battuti della Chiesa, realizzate dai fabbri Aliverti, nonchè il disegno per il  mosaico del  San Rocco Pellegrino sulla facciata della omonima chiesa  e il disegno  per il  mosaico  del  mane nobiscum Domine della tomba di famiglia al cimitero di Jerago, realizzati dalla mosaici d’arte S. Sgorlon di Milano.

In molte famiglie di jeraghesi è facile trovare, Madonne, figure femminili, ritratti, xilografie, acqueforti, nature morte del nostro autore. Passando per piazzetta San Rocco un attento ed esperto osservatore  così descriveva  la sua emozione:  “il bel San Rocco, con amorevole angelo al fianco, come vuole la tradizione, appoggiato al suo bordone di pellegrino, traduce tanto del suo autore. Consapevole del dolore, ma anche della profonda bellezza della vita, va per il suo lungo cammino e la forza divina racchiusa nella potente ala dell’angelo, visibile a lui solo, s’è vestita del verde dei prati, della natura intorno, tutt’ uno con lui, lo conforta e lo sorregge per una strada senza deviazioni, teso ad una meta, augurio e benedizione per i vivi e per i morti che gli passano accanto”. Scorrendo la sua biografia si apprezza come avesse frequentato, diplomandosi l’Accademia di Brera , dove si era distinto fra i primi del suo corso, meritando borse di studio e premi, che gli aprirono la  partecipazione  a varie collettive con riconoscimenti e medaglie d’oro e poi a personali di successo. Il carattere schivo ed il  temperamento solitario gli  resero piacevole e naturale il buen retiro di Jerago nel suo studio e nella casa che vi  costruì  a ridosso,  condivisa con l’amata moglie e ispiratrice Teresella Zolfi.  Era un eccellente ritrattista, sue opere si trovano nei ritratti dei benefattori dell’ospedale di Busto. Si ricorda  come per ogni  volto delle sue figure, le molte Madonne , o soggetti femminili di fantasia si ispirasse ai tratti della moglie che ne diventava modella. Quando si trattò di affrescare la chiesa di San Giorgio fu attivo e discreto consulente del pittore affreschista  Emilio Orsenigo di cui era amico e collega.

Il suo mondo pittorico spaziava tra Jerago e Viterbo che raggiungeva volentieri quale omaggio alla terra di origine della moglie. Amore per la Tuscia rimane ancora notevole traccia nei suo quadri.  Gli studiosi di storia locale gli debbono la memoria di antiche attribuzioni epigrafiche latine a Jerago relative ad un tempio o ad un ara romana, reperti che lui riteneva fossero celati nella stessa muratura del castello o dell’adiacente chiesa di San Giacomo.                          

La chiesa di S. Rocco- il Cardinal Schuster – la Madonna con Bambino dormiente attribuita a Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato “pictor Virginum”

(testo e studi Anselmo Carabelli)

La quadreria della chiesa di san Rocco, può vantare tra le sue opere una tela raffigurante Maria con Bambino dormiente, opera di Giovan Battista Salvi; pittore nato a Sassoferrato nel 1609, morto in Roma nel 1685. Attualmente una riproduzione del quadro è presente nella originaria collocazione al centro della Pala dell’unico altare della chiesa. Pala ora traslata ed appesa sul lato destro quale  risultato delle modifiche postconciliari ad opera dell’architetto Moglia di Gallarate, essendo parroco Don Luigi Mauri (un’immagine simile è stata riproposta nella cappellino della Madonna del Riposo, per volontà di Gigi Turri).  La tela originale fu individuata e attribuita al Salvi dal Cardinal Ildefonso Schuster[1], durante una sua visita pastorale e per suo ordine, rimossa e custodita altrove dal Parroco. Si impone ora una  risposta plausibile alla domanda di come faccia un’opera di sicuro valore pittorico e storico  ad  essere arrivata a Jerago  in una chiesa minore. Dai resoconti delle visite pastorali evinciamo che la chiesa di San Rocco, con grandi sacrifici della popolazione ed alterne vicende,  fu costruita ex novo negli anni  che vanno dal 1570 al 1630 anno della inaugurazione. I parriocchiani di San Giorgio avevano così onorata l’esortazione del Cardinale Carlo Borromeo ad ultimarne  l’edificazione in riconoscenza all’intercessione del santo pellegrino per la protezione divina dalle spaventose pestilenze.[2]  Il luogo, che per ubicazione oggi la ascriverebbe più ad oratorio campestre, si trovava sulla via principale  per chi provenisse da Gallarate e questo fino agli anni ’60 del 1800, quando la viabilità fu seriamente modificata dallo scavo della ferrovia mediterranea, oggi FFSS. La chiesa di san Rocco fu dunque edificata con lentezza perchè, nello stesso periodo si affrontava dalla parrocchia la prima grande trasformazione della chiesa di san Giorgio, adempiendo anche in questo caso alle istruzioni generali del cardinale Carlo [3]. A giudizio dello scrivente e con buona probabilità, sia nelle dimensioni che nella planimetria San Rocco ripropone i primitivi volumi di San Giorgio, in particolare la piccola abside tondeggiante con lesene esterne nella quale era inserito l’altare che non avrebbe altrimenti scopo in una chiesa del 1600[4], con la sola differenza dall’originale di una sola finestrella nell’abside, quella dove oggi è invetriata una colomba raffigurante lo Spirito Santo[5], proponendo nell’aula anche lo stesso soffitto a cassettoni laqueato[6]. Queste premesse consentono di  apprezzare l’impegno che gli jeraghesi affrontarono nel 1600 con San Rocco costruito ex novo e nel 1700 con l’ampliamento di San Giorgio: sacrestia, nuova abside, battistero, cappella di Santa Maria e cappella di San Carlo, nuova facciata e campanile sopraelevato. Ecco dunque la necessità per i fedeli benestanti di donare alle fabbriche ecclesistiche  beni mobili od immobili, dotandole di lasciti ereditari. Con atti notarili furono costituite offerte annuali provenienti in toto o in parte dalla rendita di un bene immobile  livellandolo a favore della chiesa, cioè gravandolo di una garanzia reale alla quale fossero vincolati giuridicamente anche gli eredi.  Tra queste donazioni vi è, molto interessante, la cosiddetta donazione romana. Nel periodo di nostro interesse 1600-1700 una piccola comunità di jeraghesi di nascita viveva in Roma e dovevano essere benestanti[7]  a giudicare dai lasciti devoluti alla chiesa di san Giorgio.  Pensiamo alla dotazione di scudi mille[8], eseguita da Carlo Maria Puricelli nel 1695, con l’obbligo di una messa quotidiana perpetua. Questo voleva dire garantire la costituzione di una cappellania cioè permettere il sostentamento perpetuo del sacerdote di San Giorgio. Altro jeraghese-capitolino di nostro interesse è Luigi Cremona che nel testamento rogato nella capitale il 14 febbraio 1722, tra le altre disposizioni a favore della parrocchia della sua Patria dispone  “ordina e comanda che il quadro rappresentante la Madona Santissima, che si trova in Patria[9]si debba porre, e mettere con la cornice, che si manderà da Roma e dal medesimo già fatta fare, nella chiesa di S. Rocco ,,.

Ecco dunque svelata l’origine del nostro quadro Madonna con bambino dormiente del Sassoferrato.  Il Sassoferrato, oggi definito dagli studiosi “Pictor Virginum”, ai tempi del suo soggiorno romano non fu particolarmente apprezzato, ma considerato un  classicista, simile ai tanti pittori che in ottemperanza al nuovo clima creato dalla Riforma cattolica, stavano pruducendo moltissime immagini mariane che abbellivano Roma arricchendola delle famose Madonnelle – edicole mariane. Nei loro laboratori vendevano quadri con soggetti sacri, prevalentemente Madonne con Bambino, di piccole dimensioni : 35×45 cm.  o 50×60 cm., con le quali  pellegrini e residenti avrebbero ornato devozionalmente le loro case. Salvi lavorò per Olimpia Aldobrandini-Pamphili e fu autore in Roma di opere pubbliche: la Madonna con Bambino e San Giovanni nel Battistero di San Giovanni in Laterano e la Madonna in San Clemente. Alla sua morte nel 1685 lasciò agli eredi una sostanza di 1500 scudi, giudicata modesta per un pittore di valore. Era conposta da  monete, nessuna casa di proprietà, qualche campo, oltre naturalmente a 106 quadri, molti dei quali  autografi stimati 1600 scudi e divisi tra i figli. Per quanto ci riguarda il lasso temporale considerato poteva ben  consentire ad uno jeraghese in Roma, quale appunto  Luigi Cremona, di acquistare una di queste tele dagli eredi del Sassoferrato, al fine di abbellire la  sua casa jeraghese e destinarla poi in eredità a San Rocco. Per il pittore Salvi Il tempo ha comunque fatto giustizia dell’oblio cui lo aveva relegato la storia della pittura italiana. Ecco come una studiosa del pittore Simonetta Prosperi Valenti Rodinò ne tratteggia la figura[10]: “.. raffinatissimo nell’esecuzione pittorica, ma scarso nell’invenzione, tanto da doversi rivolgere a prototipi più antichi, con una gamma di citazioni che vanno dal tardo Quattocento con Perugino, Pinturicchio, lo Spagna, Raffaello giovane e maturo, suo punto di riferimento costante, ma anche Andrea del Sarto e successivamente i Carracci, Guido Reni, Albani e Cantarini, forse autodidatta ma perfettamente inserito nel movimento classicista a Roma di metà Seicento. ….. ” fu riscoperto nell’ottocento.

Queste poche note mi auguro possano rinnovare l’interesse per questa nostra opera che altrimenti tanto distrattamente osserviamo, auspicando anche che la riproduzione fotografica in San Rocco sia sostituita da una riedizione pittorica molto più viva e  fedele all’originale.

P.S. A seguito di questo articolo l’originale custodito altrove è stato sostituito da una pregevole riproduzione ad olio su tela eseguita dal pittore Gianfranco Battistella.

[1]Card. Alfredo Ildefonso Schuster, visita pastorale Jerago 1938-in decreto della visita : “Si ritiri il quadro della Madonna attribuito al Sassoferrato”.

[2]Non risulta all’analisi dei documenti che in Jerago vi fossero stati all’epoca morti per peste

[3]In instructiones  fabricae ac suppellectiles ecclesiasticae (regole dettate da san Carlo per l’ edificazione delle chiese e degli arredi) il cardinale invita a trasformare le esistenti chiese in edifici importanti architettonicamente, sopraelevandole dotandole di presbiteri dimensionati per la la preghiera e meditazione del clero e per l’educazione cristiana dei fedeli

[4]La primitiva abside fu individuata negli scavi archeologici di San Giorgio- voluti da Don Angelo Cassani ed eseguiti dalla Sopraintendenza Archelogica della Lombardia – sovraintendente Dott.ssa Maria Adelaide Binaghi-Leva

[5]Nell’abside della primitiva chiesa di san Giorgio erano tre finestrelle monofore, poichè nell’ediliziamedievale-romanica il triplice elemento simboleggiavala S.S.Trinità; a conferma si osservi l’abside della romanica San Giacomo. Il costruttore di San Rocco ignorava  nel 1500 tale finezza simbolica, quindi propose una sola finesta nell’abside.

[6]Si rimanda alla descrizione di San Giorgio durante la visita del Cardinale Federico Borromeo

[7]Una indagine accurata relativa alla presenza di varesini ed al contributo nella edificazione barocca di Roma ci porterebbe anche spiegare perchè nella galleria delle carte geografiche vaticane i nomi di Orago e Crena (Crenna) assumano una importanza  topograficamente rilevante. Trovandosi tali località  all’incrocio della via novaria con la via helvetica non potevano sfuggire agli artigiani ed artisti  varesini esecutori di  quelle carte geografiche.

[8]Si pensi che dodici scudi erano la paga trimestrale di un prestatore d’opera specializzato

[9]Si noti come il termine Patria venga usato, non nel senso odierno di nazione , ma con l’accezione germanica di Heimat– terra natale-terra dei padri.

[10]In:  Sassoferrato Pictor Virginum– Nuovi studi e documenti per Giovan Battista Salvi – A cura di Cecilia Prete – Istituto Italiano di Studi Piceni- giugno 2010 – Arti Grafiche Picene pag. 25

Passeggiata fra le cappelline e le immagini sacre di Jerago con Orago

Il nostro borgo offre al viandante ed al pellegrino numerose immagini sacre prevalentemente mariane e molte cappelline, che testimoniano una devozione popolare che proviene da tempi remoti e si rinnova continuamente.  La tecnica pittorica a fresco delle immagini ed il materiale cementizio di supporto, le rendono facilmente aggredibili dal tempo.  E’ proprio questa peculiarità che suscita nei contradaioli per l’affetto Verso Maria Santissima il desiderio di mantenere viva l’immagine con opportune manutenzioni, o come avvenuto in molti casi, con la riproposizione della stessa ex novo sulla scorta di antiche testimonianze fotografiche. Con una simpatica riflessione, il nostro parroco Don Remo Ciapparella, osservava che chi passa nei pressi di esse recitando una Ave Maria è come se mandasse un SMS al Cielo. Significativo rilevare come nel mese di maggio i contradaioli vi si riuniscano, guidati dal parroco, per la recita del S. Rosario.

Edicola della Madonnina di Loreto ( Via  G. Bianchi)

loreto

Addossata alla Casa Rustighini di struttura settecentesca, raffigura il trasporto della Santa Casa di Nazareth ad opera di Angeli.  Madonna con bambino assisa sulla santa  casa con due  angeli che la incoronano regina, tra i santi Rocco e Antonio e san Carlo ai lati. Vi si trova affrescata pure la conchiglia del pellegrino, memoria del passaggio di pellegrini che percorrevano, passandole nei pressi, la via Novaria per Santiago.

In Particolare  appare il Campanile della antica chiesa di san Giorgio nella sua originale struttura romanica di prima della sopraelevazione barocca, quando ancora aveva due sole  campane. Gli ultimi restauri  dell’edicola risalgono al 1983, per la direzione del Prof . Bernardo Carli  quando era  Parroco Don Luigi Mauri.

N.B La nostra comunità Parrocchiale è dedicata a Maria Regina della Famiglia quindi, ex post appaiono molto significativi questi due angeli  che reggono la corona di Maria

loreto1

Edicola della deposizione (Anticamente nota come l’Addolorata  dei Pagani)

Via Garibaldi

deposizione

 

Edicola settecentesca con dipinto di buona fattura, nasce isolata nei prati. Solo successivamente sarà inglobata nella costruzione di casa Pagani. Il parroco dell’epoca era Carlo Francesco Pozzi di origine bustese, è quindi possibile abbia affidato la realizzazione pittorica ad affreschisti conosciuti in san Giovanni di Busto, operativi anche allaCertosa di Garegnano (viale Certosa Milano). L’opera presenta richiami stilistici alla deposizione di Simone Paterzano in San Fedele a Milano. All’epoca, terminati i cicli dei Sacri Monti, voluti da San Carlo Borromeo i paesi si arricchiscono di Cappelline devozionali e votive, che possono ricordare i pellegrinaggi nei luoghi sacri, ormai difficilmente raggiungibili. Questa osservazione vale anche per l’edicola coeva della santa casa di Loreto

Restaurata nel 1995 con finanziamento dalla Pro loco, presidente Luigi Turri, Restauratore Claudio Veschetti di Azzate, studi Prof. Armando Vanzini, opere cementizie Antonio Lo Fiego.

Madonna con Gesù Bambino, Madonna del viandante (centro anziani Don Alberto Ghiringhelli Orago)

anziani

Affresco antico di pregiata fattura  posto in origine  sulla  facciata di una  probabile osteria  (zona via Marconi – curt di occ- cortile delle oche) prospiciente l’antica via Helvetica. Con la rettifica della viabilità provinciale nella nuova varesina, la casa perse valore e tutto cadde in abbandono. L’affresco fu strappato per interessamento di Don Ireneo Scaltritti (circa 1970) e dimenticato nella canonica di Oggiona.  Ritrovato  per opera di Carlo Mastorgio ed Eliseo Valenti fu riallocato all’interno del cortile del centro Ghiringhelli nel corso degli anni novanta.

Statua di San Giuseppe nei prati di Orago (ubicata nei pressi del Molino Giambello)

san giuseppe

Oggetto di grande devozione da parte degli oraghesi fin dal 1700, che ogni 19 di marzo vi si recavano in processione partendo dalla chiesa di San Giovanni Battista, scendendo dalla strada di Costa Nuova, tratto di carrozzabile Gallarate-Varese, inoltro nei prati. Benedizione solenne, indi ritorno per la costa dell’asilo. La statua, per voleri testamentari e legati specifici, fin dalla sua origine fu esposta al culto su di un piedistallo, da tempi immemorabili ed in perpetuo. Subì tante e  complesse  vicende descritte con precisione da Carlo Mastorgio in “culto e tradizione di San Giuseppe ad Orago”. Il testo fu riproposto  su “Popolo in cammino”  aprile 2013 pag. 5. Ultimo restauro del piedistallo e ricollocazione  1995 per interessamento dei fratelli Consolaro, su studi dell’ufficio tecnico Comunale, essendo sindaco Livio Longhi.

Beata Vergine del Pilatello (al bivio tra via Pilatello e via Varese)

pilatello

La disponibilità di una delle prime foto a colori di un’antica immagine su cascina Pilatello ha consentito al pittore Gianfranco Battistella di riprodurre ed offrire quell’affresco ormai irrimediabilmente perso,  consentendoci di apprezzarne, anche se in una collocazione diversa l’intenso messaggio religioso ad essa legato. La Madonna assisa in trono con corona ed aureola medievale e rosario nella mano destra, regge il  Bambino rappresentato nell’atto del Cristo Pantrocator. A sinistra San Giovanni Battista con mantello rosso dei martiri  indica l’agnello che ha in braccio e prefigura l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo (Gv 1,29) . A destra  Maria Maddalena con una coppa balsamario coperchiata. La Maddalena nel Vangelo di san Marco 16,1 risulta essere la prima annunciatrice della Resurrezione. Il balsamario non fu mai aperto, perché l’essenza con la quale si recava al sepolcro per ungere il cadavere di Cristo rimase inutilizzata nella teca chiusa, Cristo era risorto.  La nuova  Cappellina è stata benedetta da don Remo Ciapparella il 27-5-2012

Autore del dipinto Gianfranco Battistella. Cappellina, costruita da Antonio Lo Fiego in Collaborazione con Luigi Turri. Coordinazione del  progetto e studi Associazione Figli di Don Angelo  (una descrizione più approfondita in Popolo in Cammino – dic.  2012 – pag. 8-9). Simpatico ricordare come il Parroco di Orago Don Giacomino Bonza, osservando questo quadro nella sua complessità simbolica e nella qualità pittorica dell’esecuzione rilevata peraltro su altri affreschi nel paese, abbia affidato al pittore Battistella la realizzazione del suo desiderio  di collocare nella parrocchiale di San Giovanni Battista  a fronte della Natività una Resurrezione di N. S. Gesù, che si ispirasse ad un autore piemontese a lui particolarmente caro, Giuseppe Giovenone.

Resurrezione di N.S. Gesù

Chiesa di San Giovanni Battista Orago

risurrezione

S.Ecc. il Cardinale Francesco Coccopalmerio svela e benedice l’affresco della Resurrezione realizzato da Gianfranco Battistella per don Giacomino Bonza, giugno 2013.

Don Giussani diceva che per l’uomo naturale la vita è come un malinconico stare a guardare sulla riva del mare, una barca con le persone e le cose amate che si allontanano sempre più all’orizzonte fino a sparire. Ma dopo la resurrezione di Cristo e la sua vittoria è tutto rovesciato: è come stare sulla riva e veder avvicinare sempre più le persone amate, che riavremo per sempre nella felicità.

Questo è il significato di questo quadro. una resurrezione di Cristo ambientata sullo sfondo della collina di Orago con vista ad oriente sul Resegone ed ad Aquilone sul Sacro monte. Dove tra personaggi seicenteschi ed il soldato romano, identificato come testimone della storicità ed autenticità dell’evento, si possono riconoscere le figure di don Giacomino Bonza a  destra  e don Angelo Cassani a sinistra , rappresentati in vesti liturgiche. I parroci di Orago e di Jerago , sempre in unità col Vescovo hanno da sempre collaborato nella diffusione del messaggio cristiano alle nòstre popolazioni, sino alla attuale unione pastorale delle tre parrocchie di Jerago, Orago e Besnate.

Salve regina (casa Caruggi su via Varese)

salve regina

Dedicato alla memoria di Don Angelo Cassani  e Carlo Mastorgio. Dipinto da Gianfranco Battistella, su pannello preparato da Antonio Lo Fiego, riproduce la Madonna del Molinello in Solbiate. Benedetto da Don Remo Ciapparella nel dic. 2010.

La dedicazione ricorda la stima reciproca tra l’archeologo e storico Mastorgio e don Angelo nata nel corso dei restauri del campanile e della Chiesa  Antica di San Giorgio. Carlo Mastorgio aveva  pubblicizzato questo antico dipinto che in originale conteneva l’invocazione cara  agli antichi “ liberaci o signore dalla morte improvvisa”. La vicenda personale  di Carlo volle che fosse proprio don Angelo ad accompagnarlo nell’affrontare cristianamente un male allora privo di rimedi. Nell’omelia  tenuta nella antica chiesa di San Vittore in Arsago, durante la Messa esequiale di Carlo Mastorgio, don Angelo fece riferimento alla fede di Carlo, che  nella sua prima visita a lui ammalato, lo accolse con l’espressione: Don Angelo sono nell’orto degli Ulivi. Si avverava, con grande sofferenza personale, e con l’assidua e fraterna presenza del Don quanto in quel cartiglio, da lui tanto amato, si auspicava, “Liberaci o Signore dalla morte improvvisa”.

Edicola della Sacra famiglia di Via Grandi (Jerago – zona viale Reina)

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Voluta e Donata da Don Angelo Cassani per coronare il nuovo quartiere ed il terzo millennio.

Dipinta dalla pittrice Sabrina Cardani e colleghe,  progettata dall’arch. Luigi Battistella

Benedizione  anno 2000

Nel 2007 Don Remo Ciapparella prese ufficialmente ingresso in Parrocchia muovendo da questa immagine.

 

Madonna del Fuoco (antica casa Bardellini in  Via San Rocco)

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Acrilico dipinto dal pittore prof. Armando Vanzini

Benedetta ed inaugurata nel dic. 2011 da Don Remo Cipparella

Intervento ad opera della amministrazione del condominio “Corte Lombarda”

Nel vano dove è allocata, anticamente esisteva una immagine di Madonna con Bambino ed angeli detta Madonna del fuoco. Il tempo ha irrimediabilmente cancellato l’immagine e non disponendo di alcun documento fotografico Armando Vanzini ha riproposto, con maestria ed efficacia una Madonna con Bambino di impostazione classica ispirata al pittore veneto Giovanni Bellini, regalandoci uno scorcio sulla Via sacra della Madonna del Sacro Monte di Varese

Sacra famiglia di Nazareth – facciata della “Casa di Nazareth Don Angelo Cassani” via Volta

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Dipinto da Gianfranco Battistella per la fondazione su soggetto indicato da Suor Maria del monastero delle Suore Trappiste di Vitorchiano. San Giuseppe in un momento di riposo dal lavoro gioca compiaciuto col Bambino Gesù, un cagnolino scodinzola.  Maria lavora all’aspo e osserva attentamente.  La finesta è aperta sulla piazza di Jerago ed il Campanile. La benedizione di tutto il complesso avvenne il 17 sett. 2016 ad opera di S.Ecc il Vescovo  Mons. Luigi Stucchi

Edicola Votiva  della Madonna della Strada  (Corso Europa Jerago)

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(Rif. Iconografico, Madonna della Strada in Roma consevata nella chiesa del Gesù). Dipinta dal pittore  Gianfranco Battistella per  Franco Delpini.  Inaugurata e benedetta  da S.Ecc Mons. Mario Delpini il 18-12-2016.

Il promotore dr. Franco Delpini così ne descrive  le motivazioni ”La gratitudine al Signore ed alla Madonna per la conservazione della vita di Maria Chiara è all’origine della costruzione. Durante i lavori di edificazione molte altre persone hanno voluto esprimere la riconoscenza e l’amore alla vergine Maria e affidarsi alla sua protezione donando la loro opera, materiali, contributo di idee e suggerimenti, i fiori , l’illuminazione, la musica che ha accompagnato la cerimonia. A tutti va il più vivo ringraziamento” (da Camminando insieme – febb. 2017 – pag. 4)

Grotta di Lourdes (retro abside chiesa di San Giorgio Jerago)

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Fermamente voluta e realizzata da Don Luigi Mauri dedicata alla Immacolata Concezione di Maria Vergine nel ricordo delle apparizioni di Lourdes. Anno 1960

Da questo luogo, così come dalla Sacra statua  di Maria Immacolata nella Chiesa di Orago irradia la devozione mariana dei nostri paesi culminata con l’Atto di affidamento del Comune alla Beata Vergine Maria emanato dell’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Eliseo Valenti unitamente a tutti i consiglieri il giorno 31 dicembre  del 2007 nel centenario di fondazione del Comune.

Così  è descritto questo significativo atto pubblico in ”Jerago con Orago un secolo con i suoi protagonisti” a pag. 98 :

“Con questo atto si riconosce, nel centenario del Comune, come le radici cristiane della nostra popolazione e la sua fede in Dio e nella protezione pubblica e privata della Madonna abbiano sempre guidato la concordia civile, sia nei momenti di dialettica politica più accesa, sia nei momenti di sospensione forzosa di tale dialettica, proteggendoci da esiti sovente irreparabili se non fossero stati mitigati da una profonda fede ….  Una popolazione che ha  trovato conforto, voglia di progredire, coraggio, proprio nella certezza dell’aiuto divino, con l’insegnamento dei parroci e guidata da amministrazioni il cui agire era profondamente ispirato dalla dottrina sociale della Chiesa”.

Statua della B. V. di Lourdes posta nella Grotta

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San Rocco Pellegrino (Frontale Chiesa di San Rocco in Jerago)

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Mosaico realizzato su disegno del Pittore jeraghese Ambrogio Riganti, eseguito dalla ditta Sgorlon di Milano.

Anno 1964 Committente Don Luigi Mauri in collaborazione col gruppo amici di San Rocco

(descrizione in “Camminiamo insieme” febbraio 2017 – pag. 12-13)

Statua del Buon Pastore o del Bel Pastore (giardino della Canonica – angolo Piazza della Chiesa)

buonpastore

Nasce dal Desiderio di don Remo di Onorare la memoria dei Parroci di San Giorgio. Il buon Pastore che rappesenta la figura di Gesù, è sempre stato il riferimento amato da ogni sacerdote, quando inviato nella Parrocchia per mandato del Vescovo vive ed offre la sua vita per i parrocchiani che gli sono affidati. Opera dello  scultore  jeraghese Fabrizio Milani con studi presso l’accademia di belle arti di Firenze. Committente associazione figli di don Angelo. (Rif. “Camminiamo insieme” – Marzo 2015 – pag. 11).  Benedizione dicembre 2014 ad opera di Don Remo Ciapparella.

Angelo Custode (cortile Scuola Materna Ippolita Bianchi Gori visibile da Via Indipendenza)

angelo custode

Desiderato da Don Remo Ciapparella perché distinguesse la nostra scuola dell’infanzia e benedetto il 17-11-2013 in occasione della apertura della nuova sezione Primavera intitolata a Don Angelo Cassani.  Affresco offerto ed eseguito dal pittore Gianfranco Battistella. Preparazione del pannello e collocazione di Antonio Lo Fiego

(relazione su Popolo in Cammino – genn. 2014 – pag. 6-7 e VIII-IX)

Beata Vergine della Salette  (via G. Bianchi – Jerago)

vergine salette

 

Apparizione di Maria Santissima  a due Pastorelli nelle alpi francesi il 19-sett 1846

La pittura di Gianfranco Battistella ripropone il tema dell’affresco originale (ormai perso) nel luogo dove fu posto dagli emigranti jeraghesi in Francia (Lione) al fine di sciogliere il loro voto a Maria per l’avvenuto rimpatrio. Poiché in origine si affacciava sul primo Oratorio maschile voluto da Don Massimo Cervini si è ritenuto di associarlo nel ricordo a Don Angelo costruttore dell’attuale oratorio B.V. del Carmelo – Si apprezzi come il monte imbiancato rappresenta la nostra vista sul Rosa

San Giorgio A Cavallo che uccide il drago (facciata della Chiesa antica di San Giorgio a Jerago)

Afrresco di Gianfranco Battistella

san giorgio

La nicchia sopra il portale della antica chiesa perse nel tempo l’immagine di san Giorgio che era stata affrescata dal Pittore Luigi Tagliaferri di Pagnona verso il 1881. Mancarono purtroppo anche le documentazioni fotografiche.

Con Don Remo fu  valutata la possibilità di ridare una  nota pittorica alla facciata che fosse consona al contesto grazie al rifacimento di un affresco su pannello da inserire successivamente nella nicchia. Nasce così questo intervento affidato  all’opera del pittore Gianfranco Battistella.

Il pannello speciale in alluminio alveolare  e policarbonato  fu offerto dalla Associazione Figli di don Angelo. La preparazione del pannello con malte speciali ed il successivo posizionamento in sede fu di Antonio Lo Fiego. La ricerca storica di Anselmo Carabelli permise di individuare un soggetto simile dello stesso Tagliaferri nella parrocchiale di Cassina in Valsassina. Inaugurato e benedetto da don Remo per la festa di San Giorgio 2015. (relazione su Camminiamo insieme – marzo 2015 – pag .4-5).

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Chiaramente il motivo di San Giorgio che uccide il drago è un evidente richiamo al patrono di Jerago ed alla nostra comunità parrocchiale . Un cristiano è sempre attento (lancia in resta) a vincere le deviazioni eretiche e varie (drago)  che serpeggiano nella cristianità e si presentano sempre nel corso della storia, con modalità e forme diverse. Tutti i parroci sono qui rappresentati da Don Remo e dal predecessore don Angelo, effigiati ai lati mentre guardano il Santo. Essi sono i committenti di questa opera.  Come avveniva nei quadri antichi sono stati effigiati nell’atto di osservare il Santo in azione, vogliono dirci come in sintonia col proprio Vescovo, operino gaglìardamente per difendere la comunità dalla continua e possibile deriva di comportamenti che, tollerati allontanerebbero dalla nostra Santa Chiesa.

Madonna con Bambino  (Via Cavour 34 – Jerago)

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Dipinta da Gianfranco Battistella per Anselmo Carabelli, dedicata a don Angelo Cassani nel secondo anniversario del Dies Natalis, collocata in situ da Luigi Turri e Antonio Lo Fiego.

Benedetta da Don Remo Ciapparella nel dicembre 2008

 

Madonna del riposo (località monte della Premornera-nel bosco di Luigi Turri)

madonna del riposo

Vi  si accede dalla strada campestre che fiancheggia Fiat Gallotti e ci si inoltra nel bosco tenendo la destra.

In una accogliente radura sorge   la cappellina votiva che è stata fortemente pensata e desiderata  da Luigi Turri.  Costruita con robusti blocchi di sarizzo in collaborazione con Antonio Lo Fiego. Accoglie l’affresco della Madonna del Riposo dipinto magistralmente da Gianfranco Battistella. Offre un d’après da Giovan Battista Salvi  detto il Sassoferrato, il cui originale era nella chiesa di San Rocco E’ attorniata da fiori piante di alto fusto e panchine in uno spazio invitante al raccoglimento e alla preghiera. Benedetta da Don Remo Ciapparella il 29 maggio 2012 (dettagli in “Popolo in Cammino” – Giugno 2012).

Cappellina della Madonna del Riposo

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Radura della Madonna del Riposo

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Cappellina della sacra famiglia  (incrocio Corso Europa-Via Carducci)

sacra famiglia

Voluta da Luigi Caiola e da lui edificata con porfidi della Valganna, affrescata da Gianfranco Battistella

Benedetta da Don Remo Ciapparella  nel dicembre 2007

 

Madonnina del Carmine (in località Sassone nei boschi di corso Europa)

madonna del carmine

Voluta dalla famiglia Paganini Adriano e Silvina per onorare la patrona di Jerago

Affrescata del pittore Gianfranco Battistella, realizzata da Luigi Caiola con porfidi della Valganna

Anno 2000

 

Maternità  di Maria (portico della casa di Gianfranco Battistella)

maternità di Maria

Dipinta da Gianfranco Battistella nel 2014 per la propria abitazione

Benedetta da Don Remo Ciapparella

 

Madonna in Meditazione

madonna in meditazione

Acrilico  di Gianfranco Battistella per la casa di Oscar Bertoli (Milano)

Immagine di San Francesco da Paola (Via Manzoni su casa Filippelli)

San Francesco di Paola

Vetrata Artistica Raffigurante il grande  Santo  nella classica iconografia.

Desiderata e realizzata da Francesco Filippelli in segno di filiale  ringraziamento  al santo patrono protettore delle genti di Calabria.

Benedetta da don Angelo Cassani 1995

Paolo VI che abbraccia la cristianità  sullo sfondo dei monumenti di Besnate

Paolo VI

Dipinto di Gianfranco Battistella, collocato nell’asilo di Besnate in occasione della dedicazione della della scuola dell’infanzia a S.S. G.B. Montini .

Inaugurato e benedetto da don Remo Ciapparella nell’anno….