Freguj (briciole) – Ruit Horas (L’ora incalza) e bisogna das da fa

E’ un motto latino, che spesso capita di vedere effigiato sulle meridiane e che altro non è che il nostro dialettale g’hemm sempar prèesa abbiamo sempre premura, motto che da sempre ha caratterizzato le nostre laboriose genti. Naturalmente con genti si identificano tutte le persone che da sempre hanno vissuto nei nostri luoghi e li hanno amati, perchè se volessimo limitarci a chi ha ascendenze antiche locali, veramente saremmo proprio in pochi e poi chi sarebbero i nostri antenati. Gli Etruschi, i Celti iberici, i Galli, i latini, i barbari Longobardi o Franchi, tutte queste genti sono, passate per i nostri luoghi, ne sono rimaste affascinate e in essi hanno posto la loro residenza, basta frequentare i nostri musei di Gallarate, Arsago, Sesto, Angera o le loro dotte conferenze per rendercene conto.   Ma  è sufficiente osservare il nostro Monte Rosa con la sua cerchia di alpi ammantate di neve, se solo riuscissimo a sollevare lo sguardo sottraendoci ai nostri quotidiani affanni, in una giornata di vento invernale per capacitarci del fascino che questo spettacolo suscita nell’estasiato spettatore unitamente al desiderio di fermarsi in queste terre. Ma la contemplazione è il premio per chi riesce a vivere in questi luoghi cercando di piegare a sé una natura che sicuramente non è particolarmente generosa e ripaga con il minimo indispensabile la laboriosità di chi vuole garantire il sostentamento alla propria famiglia. Quindi se proprio desideriamo capire la laboriosità del nostro popolo,  essa nasce, da questa necessità di vivere in un ambiente, che per l’avvicendarsi delle stagioni: dal caldo estivo quasi soffocante al gelo invernale, sarebbe altrimenti ostile.  Che tu sia celto o latino o meridionale e oggi possiamo dire anche cittadino del mondo, qui non puoi vivere se non impari a darti da fare; devi  risparmiare per l’inverno che sarà freddo e pensare ad un  rifugio accogliente per la stagione gelida, preparare il cosiddetto fen in casina- fieno in cascina. Perchè ul frec l’ha mia mangiò ul luf, e ghe pu i inverni d’una oelta –il freddo non l’ha mica mangiato il lupo, non ci sono più gli inverni di una volta, sono affermazioni in vernacolo apparentemente contraddittorie, tratte del bagaglio della nostra memoria, quindi non  recenti, che ci fanno capire come il tempo l’abbia fatta sempre di testa sua, in barba a tutta la saccenza dei nostri catastrofisti buoni a riempire pagine di giornale, delle quali si dice il giorno dopo servano per incartar ortaggi al mercato. Ma un altro tipo di fieno in cascina ed abbondante è stato messo in cascina dai nostri avi e da tutti coloro che ci hanno preceduti: la fede nel Signore.

 

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